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Recensione del film In viaggio con Jacqueline

22/03/2017 07:30
Recensione del film In viaggio con Jacqueline

In viaggio con Jacqueline è il film commedia francese di Mohamed Hamidi

In viaggio con Jacqueline (“La vache” e “One Man and His Cow” in inglese) è il film commedia francese di Mohamed Hamidi. Nel cast ci sono Fatsah Bouyahmed, Lambert Wilson, Jamel Debbouze, Christian Ameri.

Fatah è un modesto contadino algerino che non ha mai lasciato la sua campagna. Vive con la mucca Jacqueline, il sogno è portarla alla fiera agricola di Parigi. Quando riceve l’invito di recarsi nella capitale si fa prestare i soldi dagli abitanti del villaggio per realizzare il viaggio, saluta la moglie Naima e le sue due figlie e con la mucca prende la nave per Marsiglia.

Non c’è molto da aggiungere su questa trama, tranne il fatto che dalla Francia arrivano delle commedie spesso esilaranti che poi vengono adattate in remake. “Benvenuti al Sud” (2010) è stato adattato da “Bienvenue chez les Ch’tis" (2008). “Quasi amici” (2011) è divenuto in Argentina “Inseparables” (leggi la recensione). Occorre poi considerare “Alibi.com”, commedia sull’infedeltà amorosa coperta dall’alibi, in queste settimane alle prime posizioni della classifica francese. “Patients”, dove un uomo giunge in un centro di riabilitazione dopo un incidente e socializza con tetraplegici, paraplegici: l’ironia è inserita in contesti drammatici.

E sono sempre gli impedimenti fisici ad essere il motore della trama in “La famiglia Bélier” (2014):  qui l’adolescente Paula cresce in una famiglia con i genitori muti, vuole intraprendere gli studi di canto ma teme di lasciare la fattoria. In “Quasi amici” il ricco Philippe è tetraplegico : il film ha incassato al mondo 426.6 milioni di dollari.

In “In viaggio con Jacqueline” questi impedimenti fisici tendono a protrarsi, come il viaggio prima in nave, poi per terra. E non raggiungono certamente l’ironia de “La famiglia Bélier”, tendendo a diluire una trama molto esile.

Il contadino Fatah finisce in una festa paesana, in cui con un gioco di magia si fa scomparire Jacqueline. Canta “I Will Survive”: l’uscita di Fatah non è solo geografica, dal momento che non si mai sposato dal suo paese, ma anche caratteriale. E quando al suo paese algerino e mussulmano giungono le foto via internet della sue bravate in territorio franco, la reazione di Naima è negativa.

Un ruolo fondamentale lo occupa Philippe (Wilson), incontrato durante il tragitto e che cerca di ricondurre Fatah alla razionalità. È lui che poi lo aiuta a scrivere una lettera per Naima, offesa per le foto “scabrose”. E che lo aiuterà quando finirà in carcere.

Ma in tempi di profluvio di fantascienza, di vicende prossime a Marte, film realizzati con budget da King Kong, sapere che una commedia ha come protagonista una mucca ottenendo un incasso complessivo di 9.2 milioni di dollari fa comprendere che il pubblico cerca anche tematiche ormai desuete, che restano fuori dalla quotidianità cittadina.

Ne “In viaggio con Jacqueline” c’è stata anche attenzione per la scelta della mucca: “non potevo portare la stessa mucca dall’Africa in Francia e viceversa”, ha detto il regista, che si è occupato di problemi inerenti l’interazione razziale. In Marocco si è trovata una vacca di razza Tarentaise, e per le due gemelle francesi si sono provinate 300 mucche, con un periodo di training vicino Fontainebleau.

Di ambientazione simile - e protagoniste - c’è “La vacca e il prigioniero” (1959) di Henri Verneuil; per il road movie recente, “Little Miss Sunshine” e “Una storia vera” di David Lynch. Ma qui emerge sopratutto una semplicità contadina che è raro ritrovare al cinema, e che già da sola - in epoca di esibizionismo social - crea ilarità.

 
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