...e ora parliamo di Kevin? No, ma di Oscar con Spielberg e Clooney

“Kevin ha una madre con dei sentimenti ambivalenti nei suoi confronti, probabilmente si sente sminuita e limitata dal fatto di aver avuto un figlio. Non è crudele, non è un caso di cattivo genitore, ma Kevin è molto intelligente e riesce a vedere oltre. Inizia a provare del risentimento nei confronti della madre, ed assume un atteggiamento che ha l’intento di distruggere la sua farsa” (Ezra Miller)

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E ora parliamo di Kevin

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Tilda Swinton

Tilda Swinton

...e ora parliamo di Kevin? No, ma di Oscar con Spielberg e Clooney - Eva (Tilda Swinton) vive ai margini della comunità con un lavoro impiegatizio di terz'ordine. Regolarmente va a fare visita al figlio adolescente (Ezra Miller) in carcere. Troppo tardi per traslocare dal passato. Eva trascorre ogni momento della sua vita costretta a riavvolgere il nastro: Kevin è stato un figlio ostile nei suoi confronti fin dalla nascita, dove ha sbagliato?

Diretto da Lynne Ramsay, ...e ora parliano di Kevin (We need to talk about Kevin) è tratto dall'omonimo romanzo del 2003 di Lionel Shriver (più di un milione di copie vendute nel mondo, nel 2005 il controverso libro si aggiudica il prestigioso Orange Prize nel Regno Unito). Clamorosamente escluso tout court dagli Academy Awards (ironia della sorte, nelle sale insieme ai pluricandidati War Horse di Steven Spielberg e Paradiso Amaro con George Clooney), nonostante i numerosi riconoscimenti internazionali, è un film profondamente controverso che raschia l'osso in torno al dilemma, sollevando molti interrogativi per giungere alla disarmante risposta di Kevin nella scena finale. Eppure, ripensandoci, non basta e siamo daccapo. Il flashback discontinuo che ricompone i tasselli della vicenda, è funzionale alla natura del dramma: non c'è redenzione, ma la tortura nel ripercorrere compulsivamente lo stesso trip dell'orrore. Man mano che il puzzle rivela un ritratto di famiglia che ruota attorna alla personalità borderline di Kevin, cominciamo a conoscere i protagonisti della storia: alla fine, di loro sappiamo tutto, ma continua a sfuggirci il perchè.

La regia è ipnotica e restituisce l'ossessione nel leitmotiv della colpa di Eva grazie all'occhio espressionista della Ramsay. L'interpretazione di Tilda Swinton (premio Oscar nel 2008 come miglior attrice non protagonista in Michael Clayton) è impressionante nel reggere l'ambivalenza del ruolo lungo tutto il film: implacabile con se stessa, quanto fragile quando si relaziona con il figlio.
La via non è quella del perdono, né quella della comprensione: le resta "quello che rimane", qualunque cosa sia, da condividere con Kevin.

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