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Recensione del film La legge della notte

01/03/2017 07:30
Recensione del film La legge della notte

La legge della notte ("Live by night") è il film di Ben Affleck tratto dal romanzo di Dennis Lehane.

La legge della notte (“Live by night”) è il film noir diretto da Ben Affleck. Nel cast ci sono Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina, Sienna Miller e lo stesso regista.

Nel 1920, Joe Coughlin (Affleck), veterano della prima guerra mondiale e figlio del Vice Sovrintendente della Polizia di Boston Thomas Coughlin (Gleeson), si innamora di Emma Gould (Miller), l'amante di gangster Albert White (Robert Glenister), il boss di una Banda di Boston.

Ben Affleck sa innovare i generi proponendo fuori tempo film che sembrano provenire da altre epoche: un film noir così denso in un periodo di cinecomic è un atto spavaldo. Così come fu preminente portare al cinema nel 2012 “Argo”, tratto da un articolo di giornale.

E i temi ricorrenti del genere ci sono tutti: nei primi sei minuti un uomo passeggia con la compagna ed è sgozzato da lei, un altro è gettato da un attico, uno è assassinato dal barbiere. E per l’aspetto sensuale, Joe Coughlin è a letto con la sua donna. Il binomio donne fatali e mafia viene rispettato.

Anche Joe subisce la vedetta della donna, l’amata Emma Gould: tanto che poi lei lo attira in una trappola tesa dall’avversario è viene quasi ucciso. Ma a questo conflitto ne segue un altro, perché giunge la polizia che lo arresta per gli omicidi di alcuni poliziotti.

Tanti avvenimenti necessari per rendere la trama farcita di colpi di scena però non riescono a trasmettere l’ambivalenza del protagonista, immerso tra ambizioni economiche e delusione di una vita privata felice. Lo vediamo infatti uscire dal carcere, ricominciare con il business del gioco d'azzardo e delle droghe in Tampa grazie alla connivenza con l’impero de Il Pescatore (un tetro Remo Girone); e come collisione nella vita privata conosce Graciela Corrales (Saldana), sorella di un uomo d’affari cubano e si sposa con lei.

Così il protagonista non raggiunge la potenza prodiga dei personaggi dei grandi gangster movie, cui Affleck mira. Troppo affastellata è la trama, con Joe che fa amicizia con uno sceriffo, la cui figlia vorrebbe diventare un’attrice e che invece si tramuta in prostituta eroinomane; emerge poi un personaggio membro della sezione locale dell'ordine massonico  del Ku Klux Klan, che inizia ad attaccare i club di Joe e uccidere i suoi uomini.

Ognuno di questi aneddoti basterebbe per un film isolato, invece qui non trovano una distesa necessaria in cui emergere. La visione che ne esce non è certo positiva, anche dal punto di vista della speranza che può essere infusa. La fiducia nella religione cui la prostituta si avvicina in verità si scopre essere menzognera, e Joe con i propri dubbi morali comincia ad avere timore di agire. Joe si rifiuta di investire negli stupefacenti e ne paga le conseguenze: così neanche per chi guarda il film c’è possibilità di equilibrio, ogni decisione che si compie nella vita sembra destinata ad esiti infausti, che colpiscono sia l’aspetto lavorativo che quello privato. Anche se poi si retrocede dalle proprie scelte è impossibile non pagare le conseguenze. Solo uno spiraglio positivo giace alla fine del proprio percorso, ma impercettibile rispetto a quanto sofferto. Come la fine di Joe, per cui l’ambiente è sempre malevolo, in cui non c’è possibilità di redenzione. Anche la fotografia lo ricorda, con le ombre spezzate di Robert Richardson, la scenografia solenne di Jess Gonchor e gli abiti nostalgici di Jacqueline West, con il perenne borsalino indossato da Joe. 

Occorre però ricordare da dove sia tratto il film. Si tratta del romanzo “Live by Night” del 2012, scritto dall’autore di Boston Dennis Lehane. Dai romanzi di Lehane sono stati tratti film come “Mystic River” (2003) di Clint Eastwood, “Shutter Island” (2010) di Martin Scorsese, “Chi è senza colpa” (2014) di Michaël R. Roskam. Nonché lo stesso “Gone Baby Gone" (2007) di Affleck.

Quindi sono trame dense che per essere trasposte al cinema, tanto che tutti i registi che si sono tifati con questi pessimismo hanno avuto esigenza di eliminare dei passaggi, come nel film di Eastwood o Scorsese. Ma Affleck ha guardato a grandi gangster movie tralasciando la possibilità della fiducia nel prossimo.

 
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