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Venezia 73: La Region Salvaje, recensione del grottesco e sovversivo inno al piacere

06/09/2016 07:30
Venezia 73 La Region Salvaje recensione del grottesco sovversivo inno al piacere

Amat Escalante, Palma d'Oro a Cannes 2013 per la Miglior regia per Heli, torna con il suo quarto lungometraggio, presentato in concorso al Festival di Venezia 2016, proponendo un ritratto sconcertante di una società insoddisfatta che anela al piacere.

Il regista messicano Amat Escalante raduna per la prima volta intorno a sé attori professionisti per comporre un film-dramma esistenziale con elementi che guardano all’horror e al fantasy, per parlare delle difficoltà della società odierna ad accettare la propria condizione di vita, rifugiandosi in un luogo-non luogo in cui i desideri più primordiali di appagamento del piacere sono accolti e soddisfatti.

Alejandra (Ruth Ramos) è una giovane donna, già madre di due bambini, che non prova più alcun sentimento verso il marito Angel (Jesus Meza), persa in un’esistenza che le scivola addosso. La sua vita, così come quella del fratello omosessuale Fabian (Eden Villavicencio), verrà sconvolta dall’arrivo di Veronica (Simone Bucio), una ragazza che permetterà loro di entrare in contatto con una creatura proveniente da un luogo imprecisato di un altro pianeta capace di sopperire alla mancanza di piacere. Ma quando la relazione con il mostruoso essere si farà più intensa, arrivando a coinvolgere più personaggi, Alejandra sarà testimone di avvenimenti che cambieranno per sempre la sua mera esistenza.

Amat Escalante ha girato il suo La Region Salvaje (The Untamed) interamente nei dintorni di Guanajuato, città messicana che gli ha dato i natali nel 1979. Il regista ha deciso di ambientare il suo quarto lungometraggio nella sua terra in quanto ha voluto porre l’attenzione su una delle zone più cattoliche del Messico e sulle sue contraddizioni. Traendo ispirazione da due articoli pubblicati proprio sul giornale locale di Guanajuato, Amat Escalante decide di rispondere in modo sovversivo e assolutamente anticonvenzionale al razzismo dilagante nel suo Paese, razzismo contro donne abusate, additate come prostitute, e contro uomini omosessuali, considerati dei pervertiti.

In La Region Salvaje la creatura, mostruosamente somigliante al celebre alien dell’omonimo film di Ridley Scott, funge da soluzione tangibile ai problemi manifestati dai personaggi. La caratteristica comune a tutti gli attanti dell’azione inseriti nel film da Amat Escalante è la perenne e pressante insoddisfazione, dunque il mostro giunge da un non-luogo ultraterreno proprio per appagare il desiderio sessuale che nasce con l’istinto più primordiale di riprodursi, facendo provare una forma di piacere capace di appagare il vero Io di ogni singolo personaggio.

Volendo narrare attraverso le immagini piuttosto che attraverso dialoghi e narratori, Amat Escalante riduce l’utilizzo della parola al minimo necessario, considerando le immagini come “parole perfette”. In modo diretto, crudo e violento La Region Salvaje si fonda, quindi, su diversi intrecci amoroso-sessuali che denotano un’ossessione per il sesso, letta però come mezzo per alleviare il dolore di una vita insoddisfacente.

 
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