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Manoscritto Voynich, la chiave del mistero tra Milano e Venezia

16/01/2014 14:00
Manoscritto Voynich la chiave del mistero tra Milano Venezia

Il manoscritto Voynich, il libro più misterioso del mondo: scritto da un autore sconosciuto, in un alfabeto unico e illustrato con immagini enigmatiche.

Agli inizi del XX secolo, Wilfrid Voynich, antiquario newyorchese, si reca a Villa Mondragone vicino a Roma alla ricerca di libri preziosi. Qui, sono conservati numerosi testi appartenenti ai gesuiti. Nel baule con i beni di Athanasius Kircher, celebre luminare del XVII secolo, Voynich è attratto da un manoscritto particolare che acquista e tenta di decifrare, invano, per il resto della sua vita. Dopo la sua morte, il manoscritto finisce all'Università di Yale, conservato nella Beinecke Rare Book and Manuscript Library.

Un ricettario medico - Oltre duecento pagine di pergamena, un milione di dettagli grafici e circa centosettantamila caratteri enigmatici. Un libro delle meraviglie.
La natura delle illustrazioni divide il testo in varie sezioni. La maggior parte del manoscritto, contiene disegni di piante, radici e fiori. Probabilmente tratta di botanica con indicazioni riguardo a luoghi e utilizzo di determinate erbe.
Una seconda parte, invece, è dedicata a diagrammi di simboli astronomici, zodiaco e astri, molto dettagliati. Nel medioevo, infatti, le malattie venivano curate con le erbe, a seconda del segno zodiacale di appartenenza.
Una terza parte, biologica, mostra figure femminili immerse in vasche di acqua verde: si tratta di una cura termale? Si allude a un qualche segreto elisir di giovinezza?
Infine, verso la fine del libro, c'è una parte che sembra trattare di ricette: come preparare le erbe incontrate nelle pagine precedenti.

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I preparati miracolosi di Tepenece - Grazie ad alcune reprografie, Voynich scopre una scritta cancellata sulla prima pagina del libro. I raggi ultravioletti rivelano un nome: Jacobus il Tepenece, medico esperto di piante, famoso per i suoi preparati. Nel 1608 giunge a Praga, chiamato per alleviare la depressione di Rodolfo II. In cambio, l'imperatore lo nobilita e lo nomina a capo della distilleria botanica.
Il manoscritto, dunque, è opera del Tepenece?
In realtà, a un esame più attento, molti disegni a carattere botanico non corrispondono ad alcuna pianta naturale. I dettagli non sono proporzionati. Ricordano parti del corpo umano o simboli astratti. Somigliano a immagini allegoriche, riferibili a un tipo di rappresentazione risalente alla tradizione medievale.
All'inizio del XVII secolo, le piante sono raffigurate più realisticamente. Il manoscritto di Voynich non può appartenere al Seicento. Ed è improbabile che Tepenece fosse l'autore. La firma è autentica e, a un certo punto, è stato di sua proprietà, ma il manoscritto è stato redatto molto tempo prima.

Doctor Mirabilis o Leonardo? - Una lettera del 1665, contenuta tra le pagine del manoscritto, rivela qualche informazione: scritta da Johannes Marcus Marci a Kircher con la richiesta di decifrarne il contenuto per conto di Rodolfo II che lo ha acquistato per seicento ducati. Alla morte dell'imperatore, Tepenece è tra i suoi creditori e viene ricompensato con oggetti provenienti dalla biblioteca imperiale, tra cui il libro misterioso.
Inoltre, nella lettera è nominato anche l'autore del libro: Roger Bacon, noto come Doctor Mirabilis. Uomo di chiesa e di scienza, imprigionato più volte a causa dei suoi esperimenti.
Da una parte, molti dettagli del manoscritto di Voynich sembrano elementi visibili solo al microscopio. E Bacon usava lenti di ingrandimento per le sue ricerche. D'altro canto, all'epoca, le lenti non sono così potenti.
Il manoscritto potrebbe essere un taccuino scientifico di osservazioni condotte al microscopio? O è un'opera di mera fantasia?
Alcune immagini sembrano disegnate da una mano infantile. La studiosa Edith Sherwood propone una teoria sorprendente e attribuisce il manoscritto a Leonardo da Vinci, uno dei primi libri realizzati quando era bambino.

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Edward Kelley, l'avventuriero dall'orecchio mozzato - Alcuni parti del libro contengono fenomeni ottici: se messe in movimento, le illustrazioni si trasformano in strisce animate. Attraverso i metodi scientifici si scopre che: la superficie della pergamena non presenta segni di correzione; i materiali usati per scrivere e disegnare il libro escludono che sia un falso realizzato dopo il XVII secolo; la qualità della pergamena e dei pigmenti sono eccezionali, a indicare un'opera di ingegno con costi di realizzazione elevati.
Gli esperti dei codici storici si chiedono se la molteplicità dei caratteri del manoscritto abbia un senso compiuto? L'analisi dei caratteri, secondo le moderne tecniche crittografiche, infatti, attesta che essi non corrispondono ai modelli fonetici di alcuna lingua conosciuta.
Il manoscritto rimane indecifrato. Probabilmente non ha un codice. Forse è un'opera di artificio, di qualcuno che vuole fare credere sia un testo misterioso per venderlo al miglior offerente. Per esempio, qualcuno come l'avventuriero elisabettiano Edward Kelley. Lascia l'Inghilterra alla fine del Seicento. Sotto le parrucche nasconde un orecchio amputato, reo di aver falsificato documenti ufficiali.
Giunge alla corte di Rodolfo II come alchimista di grido. Ha già “inventato” una lingua, in contatto con gli angeli, per il filosofo John Dee. Insomma un personaggio eccentrico, avvezzo a fantasiosi strategemmi per guadagnarsi da vivere.

Archivi di Milano e Venezia - Tuttavia, la svolta arriva quando la pergamena viene sottoposta al test del radiocarbonio e datata tra il 1404 e il 1438. In oltre 200 pagine di illustrazioni fantastiche, troviamo una sola immagine realistica ed è una città. I bastioni sono disegnati con torrette a coda di rodine. Rispetto alla data di origine del manoscritto, queste torrette sono un indizio straordinario: agli inizi del XV secolo, infatti, sono unicamente presenti nella parte settentrionale dell'Italia.
Gli archivi dell'epoca di Milano e Venezia getteranno luce su un mistero lungo seicento anni?

 
© Riproduzione riservata
Scritto da
Carla Paulazzo
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