Giovanni Verga

Giovanni Verga

Data di nascita: 1840-09-22

Nazione: Italia

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Giovanni Verga, lo scrittore paragonato a Lev Tolstoj
26-05-2020 22:15

In un recente saggio pubblicato su Dawn, Zulfikar Ghose paragona Verga. Toltsoj. "La traduzione delle storie di Verga di D. Lawrence, che nella sua prefazione aveva definito schizzi "tratti dalla vita reale", fu pubblicata come libro dal titolo Short Sicilian Novels (ristampato da Dedalus European Classics, Londra, 1984)". Secondo il saggio la storia di Verga "La roba" parla di un personaggio di nome Mazzarò la cui ossessione per tutta la vita è stata una brama inestinguibile di acquisire sempre più proprietà. Ma la  stessa idea si presenta in una storia di Leo Tolstoy, "Di quanta terra ha bisogno un uomo?", in cui a un uomo viene offerto il libero possesso di tutta la terra su cui può camminare tra l'alba e il tramonto a condizione che, prima il sole tramonta, arrivi nel punto esatto in cui ha iniziato, altrimenti perderà  tutto.

Nato a Catania, ha una formazione romantico-risorgimentale che si sviluppa nella città natale, dove abbandona gli studi giuridici per dedicarsi esclusivamente alla letteratura.

A Firenze nel 1865 compone i primi romanzi Una peccatrice e Storia di una Capinera. A Milano frequenta l'ambiente degli Scapigliati: grazie all’incontro con la letteratura realista francese matura la sua svolta decisiva verso il verismo. Da qui prendono vita racconti e romanzi di ambiente siciliano, scritti però durante il ventennio in cui abiterà a Milano (Vita dei campi, 1880; I Malavoglia, 1881; Novelle rusticane, 1883; Mastro don Gesualdo, 1889). La sua teoria è quella del progresso riservato ai deboli, e alla speranza di un riscatto nonostante le avversità della natura (e per estensione, del fato) solo nel caso in cui però ci rimanga ancorati alla religione, alla famiglia e al lavoro. Quando però ci si discosta dalle origini, allora il suo pessimismo si fa più imperante: ne I Malavoglia, Luca, uno dei nipoti, lascia al paese, partecipa alla battaglia di Lissa (1866) e qui muore; il primogenito 'Ntoni decide di andare via dal paese per far ricchezze, torna ancora più impoverito, e si dà all'alcool e all’inerzia. Solo la fatica genuina può essere salvifica: sempre ne I Malavoglia Alessi, il minore dei fratelli, continuando a fare il pescatore ricostruirà la famiglia e potrà ricomprare la "casa del nespolo" persa a causa dei debiti (contratti proprio perché dopo la morte di Luca il fidanzamento opportunistico di Mena con Brasi Cipolla si rompe).

Il linguaggio di verga è innovatore, proponendo sia il dialetto che termini più aulici, misti ad un aerenza alla realtà rara nella letteratura italiana. Verga ha anche composto per il teatro: Cavalleria rusticana, 1884; La lupa, 1884; In portineria, 1885; Dal tuo al mio, 1903.




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