Il razzismo, una definizione che oggi è ancora attuale

Daily / Editoriali - 20 July 2020 15:00

Il razzismo tra storia e fenomeni attuali

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I disordini sociali emersi in seguito alla tragica morte di George Floyd hanno riacceso i riflettori sulla lotta per i diritti civili. Una lotta che è ancora attuale nonostante sia trascorso più di mezzo secolo dagli eventi che l’hanno scaturita, risalenti al 1955 nella cittadina di Montgomery, in Alabama, e che videro protagonista la famosa e coraggiosa Rosa Parks. Una lotta ripresa da Martin Luther King e che è stata anche alla base della visione politica espressa da  J. F. Kennedy nella definizione della Nuova Frontiera. Da allora ad ogni conquista sembrano succedersi eventi che penalizzano il cammino verso una completa e definitiva uguaglianza. Gli ultimi fatti di cronaca hanno portato all’abbattimento dei simboli del passato, che tuttavia rappresentano la memoria di un popolo, e cancellare la storia è sempre pericoloso se non se ne comprende il significato per non commettere gli errori del passato. L’abbattimento della statua di Cristoforo Colombo, avvenuta in America poche settimane fa, non può eliminare il cammino culturale che deve essere compiuto dell’umanità ma certo ha avuto il fine di richiamare l’attenzione dell’intera umanità su problematiche che non possono più essere tollerate e rimandata. Dal colonialismo alla schiavitù fino al riconoscimento del principio che ogni uomo nasce libero ci sono voluti secoli. Fenomeni di intolleranza che spesso sono partiti anche dal vecchio continente.

Il razzismo dopo la scoperta dell'America

A cavallo tra Illuminismo e Romanticismo emerge una contraddizione in merito alla tematica della razza. Da una parte, si assiste al tentativo di affrancarsi da una società, l'Ancien Régime, suddivisa in caste per nascita. Dall'altra, la ricca borghesia necessita di preservare l'egemonia coloniale – la scoperta dell'America rappresenta l'El Dorado nell'immaginario collettivo – basata sul sistema della schiavitù. In realtà, è una pseudo-contraddizione che mira allo stesso obiettivo: la Rivoluzione francese manda alla ghigliottina la famiglia reale, seguiti dall'ala reazionaria di clero e nobiltà. Più che nemici del popolo, la colpa delle teste mozzate sembra essere quella di non aver riconosciuto il cambiamento già in atto da tempo. I borghesi e i latifondisti arricchiti che siedono nel parlamento di Parigi nel 1789, nell'ala riservata al terzo stato, rappresentano oltre il 90% della popolazione e si riconoscono nella rivoluzione di Georges Jacques Danton.

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La prima edizione dell'opera Systema Naturae di Carlo Linneo (Carl von Linné) viene pubblicata nel 1735. In essa, Linneo classifica quattro razze: Homo europaeus, Homo americanus, Homo asiaticus e Homo africanus. Accanto alla descrizione fisica delle razze individuate, c'è quella dei temperamenti, teoria che ripesca concetti della medicina ippocratica. Linneo considera, tra l'altro: l'Homo europaeus è sanguigno, ingegnoso e governato dalle leggi; l'Homo americanus, bilioso, ostinato e retto dalla consuetudine; l'Homo asiaticus è malinconico, avaro e retto dall'opinione; l'Homo africanus è, invece, descritto come pigro, negligente, retto dall'arbitrio.

Il razzismo oggi

Fallon Gregory è una ragazza indigena della tribù aborigena Gija / Bardi e Nyul Nyul a Kimberley, in Australia. Qualche anno fa ha scaricato sul suo smartphone Tinder, l’app di appuntamenti. Mentre stava chattando con un ragazzo, si è sentita a disagio quando lui - dopo aver apprezzato la sua bellezza "esotica" - ha scritto: 'Non intendo essere scortese, ma sei indigena?'. Lei ha risposto di sì. "Mi ha ringraziato, mi ha detto buona fortuna ed è scomparso", ha riferito Fallon al magazine Abc.net.
Bronwyn Carlson, professore di studi indigeni alla Macquarie University ha studiato recentemente come gli indigeni australiani utilizzino i social media, e ha scoperto che dalla scoperta dell'America di Cristoforo Colombo nel 1492, poco è cambiato. Gli indigeni ogni giorno affrontano il razzismo sui social media, tanto che che gli utenti di app di incontri indigeni ritengono di essere considerati dagli utenti meno "attraenti" rispetto ad altre razze. Molti hanno affermato di aver subito abusi razzisti. Poiché non esistono attributi fenotipici universali degli indigeni australiani, ciò significa che il razzismo sessuale non è solo radicato nell'apparenza, ma piuttosto nella percezione dell'identità indigena. "Una donna indigena trans ha avuto un'esperienza in cui una persona ha detto a lei sull'app 'Voglio trattarti come il Capitano Cook ha trattato gli aborigeni'", ha affermato Carlson.


La Francia ad esempio possedeva fino alla metà degli Anni Cinquanta varie nazioni dell’Africa Occidentale: Mauritania, Senegal, Mali, Guinea, Niger, Alto Volta, Dahomey, Costa d'Avorio, Marocco, Algeria, Camerun Francese, Tunisia e Africa Equatoriale Francese. Nel Niger la maggioranza della popolazione è di religione musulmana di professione sunnita, ed è difficile pensare che nel momento in cui tutt’oggi migra in Francia - per ottenere condizioni di vita migliori - le divergenze religiose non sfocino in attriti. Gli attacchi terroristici che la Francia ha subito dal 2015 al 2018 hanno matrice islamica, e lo stesso Niger è stato spesso protagonista di attacchi che hanno causato migrazioni forzate dai paesi confinanti, ma anche forti instabilità per la popolazione di alcune aree del paese. È normale che tutto ciò porti a incentivare il fenomeno del razzismo interno alla Francia: a giugno 2020, la Commissione consultiva nazionale per i diritti umani (CNCDH) ha pubblicato il suo rapporto del 2019 sulla lotta contro il razzismo, l'antisemitismo e la xenofobia. Da esso si evince che il razzismo rimane abbastanza diffuso, meno del 6% dei francesi ritiene che alcune razze siano superiori alle altre, anche se la convinzione è diminuita in modo significativo. Tuttavia, il 18% afferma di essere un po' razzista, l’ostilità verso l'immigrazione è leggermente aumentata (49% degli intervistati). I neri sono tra i più discriminati, svolgono i lavori più umili e sottoposti a controlli di identità più frequenti. Gli stereotipi di cui sono vittime risalgono al periodo di schiavitù e colonizzazione. Sono stati registrati 5.730 crimini e reati di natura razzista (un aumento dell'11% rispetto al 2018), con provocazioni, insulti e diffamazioni. Le vittime (5.350) sono per lo più uomini di origine africana.

Cristoforo Colombo: tra progresso e razzismo

Il 31 marzo del 1492, Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia firmano il decreto dell'Alhambra (passato alla storia anche come editto o decreto di Granada) che mira alla persecuzione dei nemici della fede cattolica, gli ebrei e i musulmani. Il decreto rimanda alla limpieza de sangre (la purezza del sangue), concetto radicato nella penisola iberica da secoli. Anni prima, Ferdinando ha re-introdotto nel suo regno l'Inquisizione: le condanne sono eseguite attraverso gli autodafè, cerimonie pubbliche in cui l'eretico giudicato colpevole veniva arso al rogo.
In questo contesto cresce un clima di sospetto verso ogni conversione cattolica che non possa contare su un albero genealogico di avi di fede cristiana. In sostanza, la limpieza de sangre punta a diffidare di ogni conversione relativamente recente, conversioni considerate opportunistiche e nemiche del cristianesimo.
Da una parte, la purezza razziale diventa il passaporto per emigrare, in cerca di grosse fortune, nel Nuovo Mondo appena scoperto. Dall'altra, si assiste a un lucroso giro di affari determinato dall'offerta, quello della falsificazione dei documenti per raggiungere le Americhe scoperte dal navigatore ed esploratore italiano, nato nella Repubblica di Genova: Cristoforo Colombo.

L’intolleranza, verso ciò che di diverso dovrebbe rendere complementari, è stata in realtà spesso presa come elemento di scontro, anche oltre il buonsenso delle regole che la società cosiddetta civile si è data. Una intolleranza che determina disparità, disuguaglianza ed opportunistiche pratiche affaristiche. Discriminazione verso religioni, razze e povertà, sono stati gli elementi che hanno caratterizzato l’evoluzione storica. Una evoluzione che ha spesso generato un simbolismo che a volte è memoria di un passato coloniale ed appunto discriminatorio, ma della storia fanno parte anche conquiste che in quegli stessi periodi sono nate e si sono sviluppate ed hanno condotto l’umanità sin a questo momento. Un momento in cui le diversità non possono più essere manifesto di scontro politico e culturale, ma necessario elemento di complementarità e rispetto. L’abbattimento della statua di Colombo è forse l’apice di una esasperazione giusta, che condanna l’intolleranza, ma Colombo è anche lo scopritore delle Americhe e non soltanto il simbolo del colonialismo. Interrogarsi sugli esiti della scoperta delle Americhe è sicuramente giusto, ma comprendere l’evoluzione storica successiva all’evento della scoperta dovrebbe esserlo ancor di più.

Corrado Augias ha di recente pubblicato un interessante volumetto di duecento pagine dal titolo Breviario per un confuso presente nel quale espone riflessioni sulle rivoluzioni che si stanno vivendo e nelle quali sembrano scomparire abitudini consolidate e riferimenti culturali oltre che etici, ma contiene anche un invito a non abbattere i simboli del passato, piuttosto comprenderne il significato per evitare di cadere in errori futuri in un momento in cui l’innovazione tecnologica potrebbe sconvolgere la società.






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