Carlo Cracco presentazione libro: A qualcuno piace Cracco, la cucina regionale come piace al giudice di MasterChef
Carlo Cracco presenta "A qualcuno piace Cracco" alla libreria Coop di Bologna: sessanta ricette, personalmente collaudate dallo chef e dal proprio staff, destinate alla preparazione casaling
A qualcuno piace Cracco (Rizzoli) - O meglio, a chi non piace Cracco! Sala gremita e pubblico competente - c'è chi ci spiega le proprie varianti di ricetta rispetto al libro - ieri all'Ambasciatori di Bologna: accolto con entusiasmo, Carlo Cracco racconta il suo giro d'Italia alla (ri)scoperta delle tradizioni culinarie. La passione per la cucina regionale lo ha accompagnato lungo sapori antichi ma anche ritrovati, legati alla confidenza di ricordi e affetti. Da una parte, la ricetta della nonna non cambia e rimane allacciata ai prodotti locali di un territorio. Dall'altra, la cucina regionale ammette infinite varianti e certi piatti locali sono celebri in tutto il mondo: basta pensare agli spaghetti o ai i tortellini - trattandosi di pasta ripiena non sono così semplici da preparare, altrimenti sarebbero al di sopra dello spaghetto per rinomanza: parola di chef!
Libro Walter Bonatti, il fratello che non sapevo di avere
Sessanta ricette, scelte e rivisitate da Cracco, più trentadue approfondimenti - Cracco la cucina regionale la conosce bene, ma naturalmente - puntualizza - c'è sempre da imparare. Come nel caso della ribollita, la tipica zuppa toscana. Un piatto invernale, il cui segreto risiede nell'esperienza e nella qualità delle verdure. Ebbene, la migliore ribollita in assoluta - svela il giudice di MasterChef - non gli è stata servita al ristorante, ma inaspettatamente, a casa di un'amica in Arezzo. Una bontà senza eguali, tanto che la ricetta perfetta di Laura è fedelmente riportata nel libro.
Tra la saggezza dei trifolai piemontesi e i consigli di famosi pasticcieri siciliani, dalle proposte più semplici a quelle più elaborate, “A qualcuno piace Cracco” vi accompagnerà nella preparazione dei piatti all'insegna della tradizione arricchita dal tocco discreto della sperimentazione. Lo ribadisce lo chef nella prefazione: “Parlare di cucina italiana è come entrare in un labirinto: prendi una strada pensando di avere chiara la tua meta e invece in un attimo ti ritrovi trasportato lontanissimo, non solo nello spazio, ma anche nel tempo, nella cultura, nelle tradizioni. Parti da una ricetta che tutti conoscono, che dai per acquisita, che fa parte della quotidianità e magari è stata scritta 400 anni fa. Perciò indaghi e scopri che da allora è cambiata moltissimo, travolta da nuovi ingredienti, contaminata da prodotti importati da altri popoli e altre culture, trasformata da nuove tecniche di cottura o, semplicemente, dai gusti nuovi della gente”.
Libro Guareschi, Gente così: indimenticabili don Camillo e Peppone
Cultura del cibo a km zero - In Italia la cultura del cibo esiste da sempre. Nelle nostre case normalmente si preparano buoni piatti: rispetto alla media degli altri Paesi, possiamo considerarci al vertice. Un patrimonio che purtroppo viene dato per scontato. All'estero avvertono con perplessità questa contraddizione a livello generale: tante risorse e molta sciattezza nel tutelare i prodotti autoctoni dalle contraffazioni.
Cracco affronta anche l'argomento del trend “km zero”: fin dal passato, la varietà dei prodotti è sinonimo di scambio. Tuttavia i prodotti a km zero, a basso impatto ambientale, permettono anche un risparmio notevole - costano, infatti, circa la metà. In questo periodo dell'anno, invece delle melanzane, cerchiamo i broccoli: insomma, viva i prodotti stagionali locali!
Libro Sebastiao Salgado, Dalla mia terra alla terra
E i concorrenti di MasterChef, come se la cavano? Dalla verve fumantina di Rachida all'esemplare Alberto, il pubblico presente palesa diversi preferiti. Chi vincerà la terza edizione? Chef Cracco concorda, ci sono molti concorrenti con una buona preparazione, per certi aspetti persino superiore rispetto alle edizioni passate, ma non si sbilancia: è una gara.
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