"Lasciatemi andare": Caparezza dice addio alla musica? Ecco cosa ha detto sul palco
L'artista parla della sua condizione particolare legata all'acufene che lo tormenta da anni.
Sabato 5 settembre 2026, alla Reggia di Caserta, circa ventimila persone hanno assistito a quello che potrebbe essere l'ultimo concerto di Caparezza per un periodo indefinito. La tappa finale del tour legato all'album "Orbit Orbit" si è conclusa con un discorso a sorpresa che ha spiazzato i fan e fatto il giro dei social in poche ore. Michele Salvemini, questo il vero nome del cantautore pugliese, ha scelto proprio il palco casertano per aprirsi con una sincerità disarmante sul proprio futuro artistico.
Non è stata una dichiarazione improvvisata, ma un momento di riflessione condivisa con il pubblico che lo ha seguito in questi mesi estivi. Il finale dei concerti di Caparezza era diventato un appuntamento atteso quanto lo spettacolo stesso. Ogni sera, dopo l'ultima canzone, il rapper lanciava un messaggio di speranza, un invito a trasformare le difficoltà in arte, ispirato dal brano "Perlificat" che chiude "Orbit Orbit".
Schede
A Caserta, però, il tono è stato diverso. "Non so che fine farò, ve lo dico con molta sincerità", ha esordito l'artista davanti alla folla silenziosa. "È ovvio che ogni fine concerto dico che è l'ultimo e poi puntualmente vengo smentito, però sono in una condizione particolare per cui non abbiate paura, qualsiasi cosa farò starò bene, quindi lasciatemi andare".
Parole che pesano come macigni, soprattutto per chi conosce la storia recente di Caparezza. L'artista non ha specificato esattamente cosa intendesse con "condizione particolare", ma il riferimento sembra inevitabilmente ricondurre all'acufene che da anni lo tormenta e che ha influenzato profondamente il suo percorso musicale. Caparezza ha reso pubblico questo disturbo uditivo già nel 2018, raccontandolo in musica attraverso il brano "Larsen", dove canta: "Fischia l'orecchio, infuria l'acufene / Nella testa vuvuzela mica l'ukulele".
L'acufene non è una questione marginale per un musicista. Significa convivere con un rumore di fondo perpetuo che rende difficile concentrarsi, provare, registrare, esibirsi dal vivo. Significa chiedersi ogni giorno se l'energia necessaria per affrontare un tour valga il prezzo fisico ed emotivo da pagare. Per Caparezza, che ha costruito la sua arte su produzioni complesse, ricche di stratificazioni sonore e riferimenti culturali, questo disturbo rappresenta una sfida esistenziale prima ancora che professionale.
Eppure, nel suo discorso finale a Caserta, l'artista ha voluto rassicurare il pubblico. "Qualsiasi cosa farò starò bene", ha detto, chiedendo di essere lasciato libero di scegliere. Non è stato un addio drammatico, ma una richiesta di fiducia. Un invito a rispettare i suoi tempi, le sue necessità, senza pressioni o aspettative. Prima di chiudere, Caparezza ha lasciato ai fan un ultimo consiglio, quello che ha caratterizzato tutti i finali di questo tour: "Non tenete le vostre idee dentro di voi, date loro corpo perché non ci sarà più tempo. Non c'è già più tempo".
Quello che emerge con chiarezza è il rispetto per un artista che ha sempre privilegiato l'autenticità rispetto alle logiche commerciali. Caparezza non ha mai inseguito le mode, non ha mai semplificato il suo messaggio per raggiungere un pubblico più vasto. Ha costruito la sua carriera su basi solide: talento, coerenza, ricerca continua. La richiesta di essere lasciato andare non è un abbandono, ma un atto di responsabilità verso se stesso e verso chi lo ascolta. Meglio fermarsi quando si sente il bisogno, piuttosto che continuare per inerzia o per obbligo contrattuale. Meglio scegliere il silenzio che compromettere la qualità di ciò che si offre.
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