Recensione del film Il palazzo del Viceré

Cinema / Recensione - 11 October 2017 08:00

"Il palazzo del Viceré" è il film di Gurinder Chadha con Hugh Bonneville e Gillian Anderson

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Il palazzo del Viceré (“Viceroy's House”) è il film di Gurinder Chadha con Hugh Bonneville, Gillian Anderson e Manish Dayal.

Louis Mountbatten ( Hugh Bonneville ) arriva nella sua residenza a Delhi nel 1947. È Governatore generale, ossia capo dell'amministrazione britannica della nazione, che è da poco uscita dal dominio inglese.

L’entrata nella dimora è anche evidenziata da uno sforzo scenografico notevole, tanto che il budget di questa produzione si attesta sugli 8 milioni di dollari. Profusione di comparse, un palazzo evocativo, costumi accurati di Keith Madden: e Louis Mountbatten deve anche interagire con questa ricchezza, perché il suo compito è sovrintendere la dissoluzione del Raj britannico e la creazione di una nazione indiana indipendente. Così anche la sua uniforme bianca diverge da quella grigia di Jawaharlal Nehru (Tanveer Ghani) Primo ministro indiano che opta affinché l'India rimanga intatta come nazione dopo l’indipendenza; e Muhammad Ali Jinnah che intende creare uno stato musulmano separato del Pakistan.

La moglie di Mountbatten, Edwina (Gillian Anderson) rimane in disparte in queste trattative, sommersa dal fasto indiano. A ciò si unisce una trama romantica, quella do Jeet (Manish Dayal) che incontra la Alia (Huma Qureshi) e se ne innamora: anche stavolta il dissidio è religioso, perché uno è di religione indù e l’altra musulmana, e lei teme che con questa unione deluda il padre Ali.

Il film mescola quindi ristrutturazione politica e vicende personalI: quelle di Mountbatten e di sua moglie Edwina restano quasi sullo sfondo, perché sono personaggi sopraffatti da impegni politici. È questo il difetto del film, ovvero mostrare le vite individuali che soggiacciono a quelle collettive. Diverso quindi da un film come “The Lady - L'amore per la libertà” (2011) di Luc Besson in cui si raccontava la vicenda del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, che per strade diverse faceva comprendere come la vita personale fosse annullata dalla propria ambizione, tesa a lottare per la pace e per lo sviluppo della democrazia in Birmania.

Così anche la storia d’amore tra i due giovani si perde in questo complesso sociale: il film di Gurinder Chadha è molto ambizioso, pretende di creare un affresco che rispetti le posizioni di ognuno dei contendenti, e al contempo mostri come il popolo minuto entri in questo contesto più tortuoso. E nel sequenze finali tendono proprio a mettere in evidenza questo inserimento, di come il popolo sappia inserirsi - senza esserne vittima - in un processo politico più grande di lui. La laboriosità di un’opera simile sta proprio nel dialogo continuo, che è difficile da proseguire.

La regista Gurinder Chadha è sempre attenta ai dissidi sociali che intersecano quelli personali: in “Matrimoni e pregiudizi” (2004) raccontava di una madre in cerca di mariti ricchi per le sue quattro figlie, in ”Sognando Beckham” (2002) il tentativo di una ragazza indiana di diventare calciatrice e Londra, nonostante le obiezioni ella famiglia.

Le riprese de “Il palazzo del Viceré” si sono svolte così all'interno del vero edificio di nuova Dehli che è sede governativa dell'Impero anglo-indiano, che diviene qui un personaggio a sé stante, espressione del potere imperiale capace anche di scopo di intimidire.

Una tensione che emerge nel film, ma la cui soggezione affossa la trama e le performance degli attori.

© Riproduzione riservata



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