Intervista a Tara Macken, controfigura di Scarlett Johansson in Avengers Infinity War

Comics / Intervista - 25 April 2019 10:55

Tara Macken è controfigura di Scarlett Johansson in Avengers Infinity War.

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Intervista a Tara Macken, controfigura di Scarlett Johansson e Tessa Thompson in Avengers Infinity War, e stunt in Captain Marvel.

Come controfigura nei cinecomics, qual è l’aspetto più ostico  del lavorare in film che hanno così tante sequenze di azione?

Girare un film con così tanta azione è complesso perché richiede una preparazione perfetta e gioco di squadra. La mia esperienza mi dice che non c’è una persona sul set che può sistemare tutto. Tutti hanno un lavoro da fare, ed è grazie a questa collaborazione che la macchina funziona. Per esempio, possono volerci due costumisti e un trovarobe solo per aiutarti a indossare il costume e andare a fare le scene di stunt. Per fare un altro esempio, quando si gira una scena di lotta c’è bisogno delle controfigure che si scontrano con l’eroe, degli attrezzisti che manovrano i cavi con cui sollevare l’eroe, e infine c’è il reparto degli effetti speciali che crea il mondo del film e “migliora” l’azione. Quindi, una scena che magari dura solo 3 secondi può richiedere un intero team e mesi di lavorazione per essere girata.

Cosa l’ha colpita di più durante le riprese?

Durante il mio primo film di supereroi, anni fa, mi ha colpito quanto sia coinvolto ogni singolo reparto produttivo nel realizzare una scena. Si ricollega alla mia risposta precedente, quando ho detto che ogni membro del team è fondamentale sul set. C’è un lungo processo di prove, riprese e montaggio anche dietro a una scena che magari dura solo pochi secondi nel film.

Come si svolge l’allenamento per questi film?

L’allenamento è un “work in progress”, e ogni film è diverso a seconda delle dimensioni della produzione. Di solito, per i film di supereroi con un grosso budget, ci si comincia ad allenare mesi prima delle riprese. Succede tutto in pre-produzione, il team di controfigure arriva e crea scene d’azione che rispettino lo script, mentre il reparto di “motion graphics” pensa alla previsualizzazione. L’allenamento dipende dal tipo di azione richiesta, quindi se nel film c’è molta lotta la squadra farà intensi allenamenti di arti marziali, e studierà la coreografia dei combattimenti. Sono come le prove di un balletto, ogni mossa è coreografata, solo che si lotta! Quando il team di controfigure è pronto, tocca agli attori imparare le coreografie e studiare i movimenti. Ogni attore viene “addestrato” in modo diverso, a seconda del suo personaggio. Ad esempio, se un’attrice deve usare le spade, il suo allenamento si concentrerà sugli esercizi con la spada. L’allenamento è importantissimo, più ti alleni e più sarà facile girare il film.

Che ricordi ha di questa esperienza, e in generale del lavoro fatto nei cinecomics?

I miei ricordi migliori sono legati a quei momenti in cui tutto va per il verso giusto e finalmente si gira la scena. Quando stai per indossare il costume, le prove sono state fatte, e non ti resta che eseguire la scena. Da piccola ho fatto teatro e danza, e tutto questo mi fa pensare all’ultima performance che fai sul palco. Ma il bello del cinema è che se non riesci a fare subito del tuo meglio, puoi sempre girare un secondo o un terzo ciak! È stato bellissimo fare la controfigura di Cara Delevingne in “Suicide Squad”, nei panni dell’Incantatrice. Avevo il corpo ricoperto di una sostanza tipo fango o catrame, avevo una parrucca con i “rasta”, due spade, ero sotto la pioggia battente, e mi sono scontrata con la Suicide Squad! Tecnicamente è stato un lavoro duro a causa della pioggia, della parrucca e del fango, però mi sono divertita! È stato impegnativo, ma stavo lottando contro amici e attori che ammiro fin da bambina, come Will Smith.

Lei è una fan dei supereroi dei fumetti? 

Da bambina amavo tutto quello che aveva a che fare con i supereroi! Adoravo gli X-Men, Spider-Man, Batman e Superman, le Tartarughe Ninja, Xena - La principessa guerriera, She-Ra di “Masters of the Universe”, per citarne alcuni. Li adoravo perché i supereroi mi offrivano un modo per essere straordinaria. Mi aiutavano a credere che puoi essere quello che vuoi, puoi andare a scuola e subito dopo salvare il mondo, come Spider-Man. Come donna, non sei oppressa dagli stereotipi, non devi fare la brava “mogliettina”. Puoi essere una principessa guerriera, forte, nobile, e di gran cuore. Inutile dire che da bambina ero un po’ “un maschiaccio”; mi serviva un modello a cui ispirarmi, e l’ho trovato nei supereroi. Credo che i miei sentimenti verso i fumetti e i supereroi siano universali tra i giovani. Danno ai ragazzi qualcosa a cui ispirarsi, e in più hanno l’onore di fare cose toste come sconfiggere i cattivi e salvare il mondo. Chi è che non vorrebbe farlo?

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