Intervista con Michael Matovski, attore in Avengers: Age of Ultron

Comics / Intervista - 25 April 2019 10:50

Michael Matovski è attore in Avengers: Age of Ultron.

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Intervista con Michael Matovski, attore in “Avengers: Age of Ultron” (2015).

Come descriverebbe la sua esperienza sul set di “Avengers: Age of Ultron”?

Non avevo mai partecipato a una produzione di queste dimensioni. Ho trascorso il mio soggiorno a Saint-Vincent con la bocca spalancata di fronte alle proporzioni epiche del set, alla bellezza dell’architettura della città, e al panorama naturale circostante. Quasi non riuscivo a smettere di sorridere dalla gioia. 

Quali sono le parti del film che le sono piaciute di più?

Ce ne sono parecchie, ma quella che mi ha suscitato più emozioni è stato il suo messaggio: andare sempre avanti con tutte le forze, anche quando vincere sembra un’impresa impossibile.

Ci parli del suo personaggio.

Il mio personaggio è un cittadino della Sokovia. Un padre e un marito la cui città natale diventa un epico campo di battaglia verso la fine del film. 

Può raccontarci un episodio divertente avvenuto durante le riprese?

Quando ho conosciuto Riccardo Richetta (il ragazzo italiano che ha interpretato mio figlio), una delle prime cose che mi ha detto è stata che somigliavo moltissimo a suo padre. Ogni volta che la madre di Riccardo mi guardava, non potevo fare a meno di chiedermi cosa stesse pensando. Alla fine mi sono sentito in dovere di scusarmi per tutti gli eventuali errori commessi da suo marito.

Perché Joss Whedon la chiamava “il mostro delle coccole”?

Stavamo girando una scena in cui io e la mia famiglia eravamo fuggiti attraversando un fiume, un momento prima che Ultron sradicasse la nostra città dal suolo e la sollevasse in aria. Joss voleva che mostrassimo delle reazioni spaventate e terrorizzate; io, Verity Hewlitt (che interpretava mia moglie) e i nostri figli, Riccardo e Alma Noce, eravamo uniti in un abbraccio così stretto che quando ci siamo mossi l’abbiamo fatto in sincronia. Joss ha riso e ha detto che sembravamo “il mostro delle coccole”.
Quando abbiamo girato una seconda versione della scena della fuga, in cui non ci muovevamo come “un mostro delle coccole”, io ho allungato il braccio verso mia “moglie” mentre guardavo la città che veniva sradicata, e Verity si è mossa verso di me mentre a sua volta guardava cosa succedeva alla città. Si è voltata verso di me troppo tardi, e per sbaglio le ho dato una botta sul mento. In meno di 30 secondi le è spuntato un grosso livido. Nessuno voleva credere che mi aveva urtato per sbaglio la mano col mento. In un attimo il mio personaggio è diventato uno che picchiava la moglie.

Ha avuto delle difficoltà nel lavorare a questo film?

Nella mia esperienza sul set sinceramente non ho incontrato alcuna difficoltà. Il team di produzione della Marvel ha un’organizzazione incredibile. Anche il dettaglio più piccolo è pianificato in anticipo. Alla proiezione per il cast e la troupe mi sono reso conto che il problema più grande, per la produzione, è l’avere troppo materiale bello. Il montaggio iniziale di Joss a quanto pare durava 45 minuti in più rispetto alla versione che è poi uscita nei cinema.

Cosa pensa del capitolo del franchise, “Avengers: Infinity War”?

Mi è piaciuto ogni singolo secondo. È questo che amo della Marvel, i loro film non fanno che migliorare, e questo rende l’andare al cinema una cosa elettrizzante. Non elettrizzante quanto partecipare alla loro produzione, ma quasi.

© Riproduzione riservata



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