How to Make a Killing: Intervista a Stevel Marc
How to Make a Killing will be released in theaters on February 20, 2026.
Diamo il benvenuto a Stevel Marc, uno dei protagonisti di How to Make a Killing, in uscita il 20 febbraio 2026. Puoi parlarci del tuo ruolo nella trama?
In How To Make A Killing interpreto un agente dell'FBI, Brad Matthews, che si trova in una scomoda posizione di confine tra principio e pragmatismo. Non è lo stereotipo dell'agente federale d'azione; è invece metodico, osservatore e silenziosamente implacabile. Il mio personaggio capisce come i sistemi vengano sfruttati, come l'avidità si mascheri da ambizione e come il crimine indossi spesso abiti molto rispettabili. All'interno della trama, agisce meno come un rozzo strumento di giustizia e più come un punto di pressione: applica la forza necessaria a far sì che le persone rivelino chi sono veramente. Mi è piaciuto interpretare questo ruolo perché lui stesso non è immune alla tentazione. Crede nella legge, ma si confronta costantemente con il costo del farla rispettare in un mondo dove la ricchezza spesso corre più veloce della responsabilità.
How to Make a Killing vanta un cast impressionante che affronta il tema del crimine e di ciò che le persone sono disposte a fare per accumulare ricchezza. Quanto pensi sia attuale questa dark comedy oggi e come affronta questo tema?
Penso che il film sia scomodamente attuale, ed è proprio per questo che la lente della dark comedy funziona così bene. Viviamo in un'epoca in cui il perseguimento della ricchezza è spesso slegato dall'etica e dall'integrità, dove il successo viene spesso celebrato senza metterne in discussione i metodi. Il film non fa moralismi pesanti, preferisce invece esporre l'assurdità. Evidenzia quanto velocemente le persone giustifichino le proprie azioni non appena entrano in gioco i soldi, e quanto sia sottile la linea tra "intraprendenza" e crimine. La commedia diventa il bisturi: facendoci ridere, la storia abbassa le nostre difese e poi ci mette di fronte ai riflessi dei nostri stessi compromessi. A mio avviso, è molto più efficace di un approccio puramente drammatico.
Hai qualche aneddoto del cast di How to Make a Killing da condividere con i fan?
Ciò che mi ha colpito sul set è stata la serietà con cui tutti hanno affrontato la commedia. La dark comedy funziona solo quando gli attori si impegnano affinché la posta in gioco sembri reale. Ricordo lunghe discussioni tra un ciak e l'altro sulle motivazioni, sul fatto che un personaggio stesse mentendo a un altro o a se stesso. Un momento particolarmente memorabile è avvenuto in una scena in cui il mio personaggio doveva rimanere composto mentre intorno a lui si scatenava il caos. Tra una ripresa e l'altra, il mio partner di scena e io cercavamo di rompere quella compostezza con battute improvvisate. È diventata una sorta di sfida non ufficiale. Quei momenti hanno creato un forte senso di fiducia e cameratismo, e quella fiducia traspare sullo schermo.
Chi è Stevel Marc nella vita di tutti i giorni? Ha un piatto preferito o un hobby di cui è appassionato? Quale ruolo che hai interpretato ti somiglia di più?
Nella vita quotidiana sono molto più introspettivo di molti dei personaggi che interpreto. Do priorità alla cura di me stesso; apprezzo il silenzio, la riflessione e la disciplina creativa. Anche se mi sono evoluto negli anni, i miei capisaldi rimangono. Mi piace cucinare pasti semplici ma ben eseguiti; c'è qualcosa di rigenerante nel procurarsi il cibo correttamente e condividerlo. Sono anche profondamente appassionato di scrittura e narrazione a lungo termine, il che influenza il mio approccio alla recitazione. Per quanto riguarda i ruoli, di solito sono più vicino ai personaggi che osservano più di quanto parlino, che portano le proprie convinzioni interiormente piuttosto che esibirle esternamente. Questi ruoli si allineano maggiormente al mio modo di stare al mondo.
Tra le produzioni a cui hai partecipato c'è One Piece. Che ricordi hai della serie streaming basata sull'omonima saga animata?
Far parte di One Piece mi ha ricordato quanto possa essere potente la narrazione globale. La scala della produzione era impressionante, ma ciò che mi è rimasto più impresso è stato il rispetto per il materiale originale e per i fan. C'era la sensazione autentica che tutti i soggetti coinvolti comprendessero la responsabilità di tradurre qualcosa di così amato in un nuovo mezzo di comunicazione. L'atmosfera sul set era energica e collaborativa, e mi ha confermato come l'immaginazione, quando presa seriamente, possa connettere culture e generazioni.
Apparirai anche in Good Luck, Have Fun, Don’t Die. Quale sarà il ruolo del Dottor Marc, che interpreterai, in questa commedia che ritrae l'Intelligenza Artificiale come una minaccia?
In Good Luck, Have Fun, Don’t Die, il Dottor Marc rappresenta un contrappeso razionale al caos crescente. È uno scienziato che comprende le potenzialità dell'intelligenza artificiale, ma è sempre più allarmato dalla leggerezza con cui viene impiegata senza tutele etiche. Ciò che trovo avvincente è che il personaggio non è anti-tecnologia, è anti-irresponsabilità. La commedia nasce dal divario tra la gravità delle conseguenze e la superficialità con cui le persone le trattano. Il Dottor Marc è spesso l'unico nella stanza a porre le domande scomode che tutti gli altri preferirebbero evitare.
A quali altri progetti stai lavorando, oltre a quelli menzionati? Puoi dare un'anteprima ai tuoi fan?
Ho appena terminato le riprese della terza stagione di una popolare serie Netflix e sto attualmente sviluppando diversi progetti che puntano maggiormente sul dramma psicologico e sulla narrazione filosofica. Alcuni riguardano il cinema, altri lavori narrativi a lungo termine che fondono finzione e introspezione. Ciò che posso dire è che il mio obiettivo per il futuro è concentrarmi su storie che spingano il pubblico a riflettere su scopo, responsabilità e identità. Mi interessa la risonanza. I fan possono aspettarsi un lavoro deliberato, profondo e che non ha paura di soffermarsi su domande difficili piuttosto che correre verso risposte facili.
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