Recensione L'intervallo, l'adolescenza ai tempi della camorra
Il documentarista Leonardo Di Costanzo presenta in anteprima al Lido il suo primo film, L'intervallo, una storia poetica e spietata sull'adolescenza negata e la camorra, con due bravissimi attori al l
Recensione L'intervallo, l'adolescenza ai tempi della camorra. E' stato presentato ieri in Concorso nella sezione Orizzonti della 69° Mostra del Cinema di Venezia, il primo film di finzione del documentarista Leonardo Di Costanzo, scritto insieme a Mariangela Barbanente e Maurizio Braucci, quest'ultimo autore di successo e sceneggiatore dei film Gomorra e Reality di Matteo Garrone.
La pellicola racconta di Salvatore (interpretato da Alessio Gallo), diciassettenne venditore ambulante di granite, e di Veronica (interpretata da Francesca Riso), quindicenne spigliata e decisa. Per volontà di un capo clan camorrista, Salvatore viene costretto a diventare il carceriere di Veronica, rea di aver avuto una relazione con un ragazzo di un clan nemico.
I due vengono così rinchiusi in un enorme e fatiscente edificio abbandonato della periferia napoletana (l’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, di oltre 200mila metri quadrati, costruito nel diciannovesimo secolo e abbandonato da anni).
Veronica e Salvatore, adolescenti dai caratteri opposti ma accomunati dalla difficoltà della loro condizione sociale e dalla ineluttabile adultizzazione precoce a cui sono andati incontro, dopo una comprensibile ostilità iniziale iniziano a costruire un percorso di conoscenza e intimità reciproca, che li porterà attraverso discorsi, racconti e momenti di fuga dalla realtà a ritrovare i tratti più belli della loro adolescenza perduta.
La prigionia si trasforma così in una sorta di intervallo delle loro esistenze fuori da lì, una pausa dalla violenta periferia napoletana, dove è quasi impossibile coltivare immaginazione e spensieratezza.
L'opera di Di Costanzo è ben riuscita e grazie all'attento studio dei movimenti di macchina e alla efficacissima prossemica tra i due protagonisti, trasmette una forte poeticità, non annoiando lo spettatore e permettendogli di calarsi bene nei sogni e nelle psicologie dei due ragazzi, magistrali sebbene sia la loro prima interpretazione.
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