Venezia 76: recensione film 45 Seconds of Laughter

Cinema / Recensione - 03 September 2019 19:15

Tim Robbins alla regia porta in laguna il tema della rieducazione carceraria

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Un applauso incessante ha contraddistinte la proiezione di 45 secondi di risate, film documentario diretto da Tim Robbins e presentato fuori concorso alla settantaseiesima Mostra internazionale del cinema di Venezia. Lo stesso regista ha dichiarato d’essersi interessato alla condizione dei detenuti mentre girava Le ali della libertà del (1994) e Dead Man Walking (1995), constatando come la detenzione non corrispondesse alla funzione rieducativa della pena ma costituisse esclusivamente una reprimenda sanzionatoria, con contestuale ed ulteriore abbrutimento dei reclusi. Pertanto, dopo aver iniziato a collaborare con la The Actors’ Gang - compagnia teatrale di Los Angeles -, ha realizzato un programma riabilitativo per prigionieri desiderosi di apprendere e migliorarsi, indipendentemente dalla pena che sono tenuti a scontare.
Festival di Venezia 2019 - Film 45 Seconds of Laughter

 L’ambientazione è quella del carcere di massima sicurezza di Calipatria, dove un ristretto gruppo di detenuti, di clan e classi differenti, partecipano ad un laboratorio teatrale che li porterà ad esibirsi davanti ai propri famigliari. Robbins è riuscito nell’intento di dimostrare come le peggiori azioni non esprimono la completezza della personalità umana, utilizzando lo stupore dei famigliari per descrivere il cambiamento operato dai detenuti che impersonando Arlecchino e Colombina, con esito faceto e divertito, hanno rallegrato il pubblico in sala. 
Sebbene rappresenti i connotati di un esperimento sociale, amalgamando etnie e gruppi differenti nella medesima sala dove si svolge il laboratorio teatrale, il documentario raggiunge il fine prefissato dal regista: quello di sensibilizzare l’opinione pubblica relativamente al delicato tema delle condizioni carcerarie. 45 Seconds of Laughter è un film intelligente, con una regia ben condotta che permette l’emersione dei punti nodali predeterminati dalla messa in scena. Tende a mostrare il lato migliore dell’uomo laddove il peggio è stato già espresso.



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