Rage 2, recensione videogame per PS4 e Xbox One

Games / Recensione - 17 May 2019 14:00

Il punk nel Wasteland post-apocalittico

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Rage 2 è lo sparatutto in prima persona open-world sviluppato da Avalanche Studios e pubblicato da Besthesda Sofworks, ambientato in un folle ed eccentrico scenario punk post-apocalittico.  La collaborazione con id Software, papà di Doom e Wolfenstein, ha permesso la creazione di un gameplay appagante e frenetico, riadattato in un contesto aperto, che mescola lande desolate ad elementi sci-fi. Accanto ad un sistema di shooting peculiare, forte, divertente, abbiamo una mappa liberamente esplorabile, nel classico stile dei giochi Avalanche.

Rage 2
AMMIRAMI, IN UN MONDO DI PUNK E SANGUE 

Rage 2 ci mette di fronte a un mondo decaduto, dove violenza, sete di vendetta e caos sono gli unici principi morali da seguire. Lo scenario post-apocalittico, che racchiude un immaginario molto vicino a quello di Mad Max, edulcorato con una spruzzata di fucsia shocking, viene vissuto dagli occhi della Resistenza, un gruppo di sopravvissuti riuniti sotto il comune odio verso il dominio dell’Autorità. Il Generale Cross, redivivo e sostenuto da un esoscheletro, ha l'intenzione di annientare qualsiasi residuo del passato e, insieme al suo manipolo di fanatici, decide di attaccare il cuore della Resistenza. L’assalto al quartier generale causa la fuga del protagonista, che dovrà così cercare di riorganizzare una rivoluzione, assoldando compagni e risorse. L’aspetto narrativo, tuttavia, è appena abbozzato: dopo una parte iniziale sopra le righe, che strizza l’occhio a dialoghi irriverenti e divertenti, la progressione diventa lineare e ripetitiva, con una storia dai tratti scontati e poco caratterizzati.

Molto caratterizzato, invece, il mondo di gioco, con una direzione artistica particolarmente azzeccata, come già si era intuito dai primi trailer di gioco. La mappa è vasta, anche se meno di quella di Just Cause ad esempio, ma dal punto di vista prettamente estetico si avvicina ai bellissimi scorci già apprezzati in Mad Max (altra produzione targata Avalanche Studios). Spiccano, quindi, in particolar modo i paesaggi, invasi dalla polvere e dal sole che brucia la terra, da notturni neon che brillano e illuminano l’oscurità. Più di una volta ci siamo fermati per ammirare quel particolare gioco di luce o taglio fotografico, mentre molto meno soddisfacente il dettaglio grafico generale, con modelli dei nemici sin troppo abusati e una pulizia dell’immagine sotto gli standard delle recenti produzioni tripla A. Rimane comune l’eccellente lavoro in termini di design e caratterizzazione estetica, con un mondo post-apocalittico compenetrato a un cyberpunk dannatamente affascinante.

LEGITTIMA OFFESA

Quanto è bello sparare? Su Rage 2, molto, ed è la cosa meglio riuscita del gioco. L’aspetto grafico, sacrificato in parte per assicurare una fluidità ancorata ai 60 frame per secondo, in tal senso favorisce proprio i combattimenti, belli, veloci, spettacolari, frenetici. La rapidità con la quale possiamo accedere al nostro arsenale, composto da un totale di otto armi, ricorda quella di Doom (il che è un enorme bene), con una precisione nello shooting e peso di ogni kill molto soddisfacente. Insieme alle classiche armi dalla distanza e per lo scontro ravvicinato, gli sviluppatori hanno inserito una serie di interessanti varianti, partendo dal Wingstick, il boomerang già presente nel primo Rage, che può essere utilizzato per segnare i nemici ed eliminarli i maniera silenziosa. La componente sci-fi viene sublimata proprio qui, con cannoni a impulsi, lanciarazzi a ricerca e un lanciadardi gravitazionale, unione di passato e futuro, che permette di sparare dei dardi che lanciano l’avversario contro qualsiasi superficie, in maniera cruenta e sanguinosa. Le abilità del protagonista, tra onde d’urto, dopo salti, bullet time, configurano un sistema di combattimento esaltante, vario, eccitante. La libertà all’interno della mappa non è però sostenuta da un’adeguata varietà di gioco, divisa tra basi e postazioni da liberare, posti di blocco e assalto ai convogli, che ricordano in parte l’esperienza filmica di Fury Road.

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