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Robert Redford visse a Firenze prima della fama e rifiutò Il Padrino: le curiosità sull'attore

Ecco solo alcune delle migliori curiosità su Robert Redford, dal rifiuto a Il Padrino alla vita in Italia.

Robert Redford visse a Firenze prima della fama e rifiutò Il Padrino: le curiosità sull'attore

Robert Redford avrebbe compiuto 90 anni lo scorso 18 agosto 2026. Scomparso nel settembre 2025 a 89 anni, l'attore e regista americano ha lasciato un'impronta indelebile nella storia del cinema mondiale. Ma prima di diventare l'icona di Hollywood che tutti conosciamo, prima dei capelli dorati che brillavano sugli schermi e prima che il suo nome diventasse sinonimo di talento e fascino, il giovane Redford attraversò un momento di crisi profonda che lo portò lontano dall'America. Destinazione: l'Europa. E tra le tappe di quel viaggio formativo, poco raccontato nelle biografie ufficiali, c'è proprio l'Italia.

Nel 1955 la morte della madre Martha segnò una frattura nella vita del giovane Robert. Era un ragazzo inquieto, iscritto all'Università del Colorado con una borsa di studio, dove aveva aderito alla confraternita Kappa Sigma. Ma qualcosa si spezzò. Iniziò a bere, perse la disciplina, finì per essere espulso dall'università dopo aver perso la borsa di studio. Non era ancora chiaro chi sarebbe diventato.

Nel 1956, a soli 19 anni, Redford prese una decisione che avrebbe cambiato il corso della sua esistenza: partire per l'Europa, lasciarsi alle spalle il dolore e le aspettative, vivere come un bohémien tra Francia, Spagna e Italia. Non cercava la fama. Cercava se stesso. E quella ricerca lo portò a Firenze, nel cuore della Toscana, dove trascorse un periodo ospite della famiglia Barbieri.


Cosa faceva il futuro divo nella città del Rinascimento? Dipingeva. Studiava arte. Frequentava ambienti legati alla cultura e alla creatività, con diverse ricostruzioni che hanno indicato la sua presenza all'Accademia di Belle Arti o in altri percorsi formativi artistici. I dettagli precisi sono rimasti sfumati nel tempo, ma il dato essenziale è inequivocabile: Redford non era arrivato in Italia per recitare. Era lì per esplorare la pittura, per immergersi in un'atmosfera lontana anni luce dalle convenzioni americane, per respirare l'arte che aveva reso Firenze immortale.


Al ritorno negli Stati Uniti, Redford smise di bere e intraprese un percorso completamente diverso. Si iscrisse all'American Academy of Dramatic Arts di New York e iniziò a studiare recitazione. La gavetta fu lunga e umile: apparve in numerose produzioni televisive negli anni Sessanta, tra cui Perry Mason, Alfred Hitchcock Presents, Ai confini della realtà e The Untouchables - Gli intoccabili. Una delle curiosità più note racconta che per una delle sue prime apparizioni professionali avrebbe dovuto ricevere 75 dollari come compenso. Al posto del denaro gli venne però consegnata una canna da pesca, un aneddoto quasi surreale per chi poi sarebbe diventato uno degli attori più pagati e riconoscibili del pianeta.


Il 1969 fu l'anno della svolta definitiva. Butch Cassidy, diretto da George Roy Hill e interpretato insieme a Paul Newman, trasformò il nome di Robert Redford in un'icona. Era Sundance Kid, il fuorilegge affascinante e silenzioso che rubò la scena insieme al carismatico Butch Cassidy di Newman. Il film fu un successo colossale e consacrò la coppia Newman-Redford come una delle più amate del cinema americano. La collaborazione sarebbe tornata nel 1973 con La stangata, altra pellicola destinata a diventare un classico intramontabile.


Ed è proprio quel personaggio, Sundance Kid, a dare il nome all'impero culturale che Redford avrebbe costruito negli anni successivi. Nel 1981 fondò il Sundance Institute, un'organizzazione dedicata al sostegno di registi e sceneggiatori indipendenti. Da quell'esperienza nacque uno dei festival cinematografici più importanti al mondo, una vetrina fondamentale per autori e opere che difficilmente avrebbero trovato spazio nei circuiti hollywoodiani tradizionali. Il Sundance Film Festival divenne il simbolo del cinema indipendente americano, un luogo dove talenti sconosciuti potevano essere scoperti e dove il cinema poteva essere raccontato al di fuori delle logiche commerciali dominanti.


Ma la carriera di Redford non fu solo quella dell'attore bello e vincente. Rifiutò ruoli che sarebbero diventati leggendari. Uno dei più clamorosi fu quello di Michael Corleone ne Il Padrino. Oggi è impossibile immaginare qualcun altro al posto di Al Pacino in quel ruolo, ma Redford fu tra i nomi considerati per la parte. Una scelta diversa avrebbe potuto riscrivere intere pagine di storia del cinema. La sua filmografia abbraccia oltre sei decenni: A piedi nudi nel parco, I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del presidente, Come eravamo, Proposta indecente, L'uomo che sussurrava ai cavalli, La mia Africa sono solo alcuni dei titoli che hanno segnato generazioni di spettatori. Ma Redford non si limitò a recitare. Vinse l'Oscar come miglior regista nel 1981 per Gente comune, dimostrando che dietro la macchina da presa sapeva costruire storie potenti quanto quelle in cui aveva recitato.


Parallelamente alla carriera artistica, Redford fu un instancabile attivista ambientalista, impegnato nella difesa dei territori naturali americani, in particolare nello Utah, dove scelse di vivere lontano dai riflettori. La sua battaglia per la conservazione dell'ambiente e il suo sostegno al cinema indipendente rappresentano l'eredità forse più profonda che ha lasciato, ben oltre i volti e i personaggi che hanno popolato gli schermi.


Quel ragazzo che nel 1956 dipingeva a Firenze, ospite della famiglia Barbieri, lontano da tutto e da tutti, non sapeva ancora che sarebbe diventato una leggenda. Ma forse proprio in quella Firenze, tra le strade del Rinascimento e le lezioni d'arte, aveva iniziato a costruire lo sguardo con cui avrebbe poi raccontato il mondo.

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