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Oscar Wilde: la cronaca di James Joyce, biografia e giudizi critici

Classici - La vita pubblica di Oscar Wilde comincia all'Università di Oxford. Influenzato da Walter Pater e John Ruskin, elabora una teoria del bello elevata alla quotidianità. Tiene una

Oscar Wilde: la cronaca di James Joyce, biografia e giudizi critici

La gloria della gioventù accademica di Oscar Wilde contempla episodi di indigenza, durante i quali la moglie deve farsi prestare il denaro per un paio di scarpe.
Poi, nel 1892, arriva la consacrazione. La commedia “Il Ventaglio di Lady Windermere” elettrizza Londra. Oscar Wilde detta l'eleganza nella capitale. Inizia un periodo in cui i proventi della sua produzione letteraria fruttano una fortuna. Generoso con i suoi averi, anche la mattina del processo, Oscar Wilde non rinuncia all'abitudine di acquistare due fiori costosi, per sé e il suo cocchiere.
Così James Joyce racconta l'epilogo toccatogli in sorte: “La sua caduta fu salutata da un urlo di gioia puritana, alla notizia della sua condanna la folla popolare, radunata dinanzi al tribunale, si mise a ballare una pavana sulla strada melmosa. I redattori dei giornali furono ammessi all'ispettorato ed, attraverso la finestrina della sua cella, potevano pascersi dello spettacolo della sua vergogna. Strisce bianche coprirono il suo nome sugli albi teatrali; i suoi amici lo abbandonarono; i suoi manoscritti furono rubati mentre egli, in prigione, scontava la pena inflittagli di due anni di lavori forzati. Sua madre morì sotto un nome d'infamia: sua moglie morì. Fu dichiarato in istato di fallimento, i suoi effetti furono venduti all'asta, i suoi figli gli furono tolti. Quando uscì di carcere i teppisti sobillati dal nobile marchese l'aspettavano in agguato. Fu cacciato, come una lepre dai cani, da albergo in albergo. Un oste dopo l'altro lo respinse dalla porta, rifiutandogli cibo e alloggio, e al cader della notte giunse finalmente sotto le finestre di suo fratello piangendo e balbettando come un fanciullo”.

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Biografia - Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde nasce a Dublino al numero 21 di Westland Row. Il padre William è un rinomato oculista e un archeologo appassionato. La madre Speranza Algee, nipote del reverendo Maturin, autore di Melmoth the Wanderer, è una raffinata donne di lettere e fervente nazionalista. Durante gli studi a Oxford, Oscar Wilde frequenta i rampolli delle famiglie più in vista. Stabilitosi a Londra entra nel circolo degli intellettuali d'élite. Ben presto è l'ospite più ambito nei salotti dell'alta società grazie alla favella parossistica della conversazione. Percepito come stravagante, eccentrico, comunque originale. Molte le frasi o gli aforismi divenuti celebri. Wilde è convinto che “di questi tempi per entrare nel gran mondo bisogna nutrire bene la gente, o divertirla o scandalizzarla”. Sposa Constance Lloyd, figlia di un avvocato, da cui avrà due figli. Tra il 1891 e 1894 pubblica, tra l'altro, “Il ritratto di Dorian Gray”, “Il Ventaglio di Lady Windermere”, “L'importanza di chiamarsi Ernesto”: opere in cui, da una parte rende omaggio alla tradizione oxfordiana, dall'altra, declina un ritratto frivolo dello snobismo vittoriano. A questo periodo risale l'incontro con Lord Alfred Douglas, erede di una famiglia aristocratica potente. La frequentazione inciampa sul filo dello scandalo annunciato e finisce per determinare la caduta dell'artista: grazie allo zampino del padre di Alfred, Lord Queensberry, Oscar Wilde passa da un processo per diffamazione all'accusa di immoralità. Viene condannato al biennio di lavori forzati nel carcere di Reading: il dandy poeta e gentiluomo, capace di risvegliare il senso della meraviglia al volgere stantìo di un fine secolo, è il “raffinato” capro espiatorio di una prevedibile società conservatrice.

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Giudizi critici - Walter Pater ne esalta il piglio originale e l'allergia al luogo comune: “Negli scritti di Oscar Wilde c'è sempre il tocco del conversatore brillante e fra le sue mani, al contrario di quanto accade con coloro che in genere impiegano questa tecnica, la forma del dialogo è giustificata da una straordinaria vitalità. Il suo senso della vita, geniale e amante del riso, riesce ad evitare qualsiasi crudezza possa esserci nel paradosso con il quale, come con la scintillante e luminosa verità che sovente ad esso soggiace, Wilde, stupefacendo i suoi 'connazionali', sviluppa la tradizione critica di Matthew Arnold”. Emilio Cecchi sottolinea l'irlandesità, spesso trascurata, in cui radica l'opera di Wilde: “Isolando dalle intenzioni descrittive e figurative la materia dell'esperienza di Wilde nel nudo aspetto intellettuale e pratico, sono gli aforismi e certi scritti critici che offrono di lui l'immagine più esatta; e non è tanto quella di uno squisito decoratore di favole decadenti, quanto quella di un polemista. Ciò che in altri irlandesi fu, nettamente e duramente, impulso di rivolta politica alle idee e prevalenze inglesi, nel Wilde si trasforma in paradosso antipuritano”. Jorge Luis Borges lo considera tra i fortunati che “possono fare a meno dell'approvazione dei critici e talora perfino dei lettori” e punta alla perfezione della sua arte rivelatasi un handicap: “la sua opera è così armoniosa che può sembrare ovvia e perfino trita. Per noi è difficile immaginare l'universo senza gli epigrammi di Wilde; e la difficoltà non li rende meno plausibili”.

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