Napoli-New York: come Trieste è diventata la Grande Mela degli anni '40 nel film di Salvatores
Scopri come Gabriele Salvatores ha trasformato Trieste in New York per il film Napoli-New York.
Trasformare Trieste in New York sembrava un'impresa folle. Eppure Gabriele Salvatores, regista Premio Oscar, c'è riuscito. Il suo film Napoli-New York, uscito nelle sale nel 2024, nasconde un segreto affascinante: gran parte della metropoli americana che appare sullo schermo non è stata girata negli Stati Uniti, ma nel cuore del Friuli Venezia Giulia. Un'operazione di cinema puro, dove la realtà si piega alla visione artistica e una città portuale italiana si trasforma nella Grande Mela del secondo dopoguerra. Le location hanno attraversato quattro luoghi principali: Napoli, Trieste, gli studi di Cinecittà a Roma e Fiume (Rijeka) in Croazia. Ma è Trieste la vera protagonista nascosta, la città che ha prestato la sua anima architettonica per diventare altro.
Napoli è naturalmente il punto di partenza del racconto. Salvatores ha scelto di immergersi nei quartieri popolari, tra vicoli stretti, cortili e botteghe. Vico Melofioccolo è stato utilizzato per una scena dove Celestina chiede una pizza a credito, un dettaglio che restituisce con efficacia la condizione di povertà estrema. Altre riprese hanno toccato Vico della Noce a Fonseca, Vico Cimitile e Calata Santi Cosma e Damiano. La Napoli del film è osservata quasi sempre dal punto di vista dei due bambini: uno sguardo che trasforma la miseria in fiaba, la disperazione in avventura. È una città reale ma allo stesso tempo sospesa, pronta a lasciare spazio al sogno americano.
Schede
Trieste, però, è il cuore pulsante della produzione. La città friulana ha ospitato 28 giornate di lavorazione, precedute da circa tre mesi di preparazione. Salvatores conosce bene questi luoghi: qui ha girato diversi suoi film. Ma questa volta la sfida era diversa. Non si trattava di raccontare Trieste, bensì di cancellarla e sostituirla con New York. Un'operazione di trasformazione radicale, ottenuta attraverso scenografie, allestimenti e soprattutto un lavoro straordinario di post-produzione. Palazzo Carciotti, edificio neoclassico affacciato sulle Rive e costruito tra fine Settecento e inizio Ottocento, è una delle location principali. La sua imponenza e la posizione sul fronte portuale lo hanno reso perfetto per essere reinventato come edificio della Grande Mela. Il Porto Vecchio, storico complesso portuale sviluppatosi tra Ottocento e Novecento, ha fornito gli spazi industriali, i magazzini e l'affaccio sul mare necessari per evocare il mondo portuale newyorchese del passato.
Il Salone degli Incanti, ex pescheria centrale di Trieste oggi utilizzata per mostre ed eventi, è stato inserito nella geografia cinematografica del film. Così come la Stazione Marittima, Palazzo Berlam, piazza San Giovanni, la chiesa di Sant'Antonio Taumaturgo, Palazzo Vivante, il Caffè San Marco, la Pasticceria La Bomboniera, lo stabilimento Stock di Roiano e gli esterni del Savoia Excelsior Palace. Quest'ultimo, in particolare, è un esempio perfetto della trasformazione operata: la monumentalità dell'albergo storico affacciato sul mare è stata sfruttata per costruire l'immagine di una grande città americana. Piazza San Giovanni offre uno dei casi più curiosi. Alcuni esercizi commerciali sono stati modificati per assumere l'aspetto di negozi americani del periodo.
La città reale rimane riconoscibile per chi la conosce, ma viene progressivamente ricollocata in un'altra epoca e in un altro continente. Non si tratta di nascondere Trieste, al contrario: Salvatores ha sfruttato le sue caratteristiche architettoniche mitteleuropee, il suo rapporto con il mare, le grandi piazze e gli edifici storici per costruire una New York credibile. Il quadro complessivo ha una sua logica affascinante: Napoli è la città da cui parte il sogno, Trieste diventa la New York immaginata, Fiume aggiunge autenticità portuale, Cinecittà completa con la perfezione dello studio. Quattro luoghi, un'unica visione. È il cinema che reinventa la geografia, che trasforma piazze e palazzi in altro, che convince milioni di spettatori a credere in una finzione costruita con talento, tecnica e passione.
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