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A Ghost Story: i film sulla differenza tra ciò che siamo e ciò che percepiamo

"A Ghost Story" è uno dei film che propone tematiche esistenziali intrise di thriller e sci-fi. Casey Affleck e Rooney Mara sono i protagonisti.

A Ghost Story: i film sulla differenza tra ciò che siamo e ciò che percepiamo

A Ghost Story è il film drammatico e thriller di David Lowery che si preannuncia come uno dei più irrompenti dell’anno.

Il motivo è la semplicità della trama che sfocia nella paura, perché vediamo solo in uomo avvolto da un lenzuolo che è il semplice fantasma. Così come gli spettri sono descritti ai bambini, con due fori all’altezza degli occhi.

Il premio Oscar Casey Affleck è il fantasma, di nome C: torna a casa dopo la sua morte avvenuta vicino l’abitazione, con l’obbiettivo di consolare la moglie M (interpretata da Rooney Mara). In questa peregrinazione vede però la propria vita modificarsi, e procedere con la propria assenza, tra la memoria e la storia.

Echi letterari emergono, come quello de “Il fu Mattia Pascal” (1904) di Luigi Pirandello, in cui il possidente Mattia si finge morto per scoprire come la famiglia agirà in sua assenza, e alla fine preferisce tornare nella propria menzogna.

Un altro film che propone la traversia delle apparizioni è “I diabolici” (“Les diaboliques”, 1955) di Henri-Georges Clouzot: qui la direttrice del collegio Christina Delassalle è vessata dal marito fedifrago Michel, decide di ucciderlo ma al ritorno al collegio strani eventi si susseguono, tra fantasmi e sensi di colpa. Il tema del film fu così d’appeal che - tratto dal romanzo “I diabolici” (“Celle qui n'était plus”) di Pierre Boileau e Thomas Narcejac del 1952 - fu riadattato nel film del 1996 di Jeremiah S. Chechik con Sharon Stone.

Il film di David Lowery ricalca quindi una tendenza nel cinema sci-fi contemporaneo che collima con il thriller, in cui è l’impressione degli altri a dare sostanza alla storia. “Collateral Beauty” (2016) raccontava proprio di come alcune persone fingessero di essere le materializzazioni dei timori protagonista Howard (Will Smith), il quale ha avrà poi una diversa percezione della realtà.

“A Ghost Story” è stato presentato il 22 gennaio 2017 al Sundance Film Festival di opinioni in gran parte positive. Le riprese si sono svolte a luglio e agosto 2016 a Dallas, in una sola casa. E se l’art-film è nato da esigenze personali - la moglie del regista non voleva abbandonare la vecchia casa dove poteva avvertire i ricordi che vi aveva condiviso - la difficoltà sarà farlo apprezzare ad un pubblico generico.

Il recente film “Incarnate" propone proprio una seconda possibilità per risolvere i problemi: Seth Ember (Aaron Eckhart) è uno scienziato con la capacità di esorcizzare le menti delle persone possedute, ma l’adolescente su cui deve praticare l’esorcismo conserva lo stesso spirito maligno responsabile della morte dei suoi affetti, la moglie e il figlio.

Già un eco di questa distonia tra ciò che siamo e ciò che percepiamo di noi era presente in “A Truman Show” (1998), in cui Truman Burbank sente di essere osservato, e che le persona attorno a lui mentono per scopi commerciali. Come quando la fidanzata gli parla sorreggendo una confezione di cioccolato e lo invita a mangiarla, come se stesse recitando in uno spot: era proprio questo, una pubblicità per le telecamere nascoste che filmavano Truman durante tutta la giornata. Il film oscilla tra comedy, drama e sci-fi.

La percezione della propria esistenza era un tema che nell’anno successivo a quello di “The Truman Show” fu riproposto in “Essere John Malkovich”, scritto da Charlie Kaufman e in cui un marionettista scopre un portale che conduce letteralmente nella testa della star John Malkovich. E uno dei prossimi film sceneggiati da Kaufman riproporrà questo dubbio: si tratta di “Chaos Walking” di Doug Liman, ambientato in un mondo distopico in cui le donne sono assenti, e tutti gli esseri viventi possono avvertire i pensieri degli altri in un flusso di immagini, parole e suoni denominato Noise.

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