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Ricordo Online Di Tullio Pinelli

Ricordo Online Di Tullio Pinelli

Conobbi Tullio Pinelli nel 2004, dovevo rivolgergli un'intervista per un noto giornale online. Ricordo il mio imbarazzo nel chiedergli un colloquio che non fosse finalizzato ad una pubblicazione cartacea ma ad un mezzo fugace come internet, che in quegli anni era ancora visto con diffidenza e segno di dilettantismo. Un web magazine, simile ai fumetti hard boiled americani.

Lui accettò di buon grado l'intervista, già sapevo della sua lungimiranza. Rimandò di una settimana l'incontro perché era raffreddato. Era il mese di dicembre.

Prima di giungere all'appuntamento mi preparai con diligenza, riassaporai molti film che lui aveva sceneggiato e - a mio avviso - creato con Fellini. Da La Strada (1954) a Le notti di Cabiria (1955), da La dolce vita (1959), fino a 8 e 1/2 (1963). Tre Oscar vinti in 9 anni. Era un emblema di poesia e professionalità.

Lessi anche i suoi testi teatrali: Il Giardino delle Sfingi, Lo stilista, La pulce d'oro, Gorgonio. Lui, torinese laureato in giurisprudenza, con una promettente carriera forense, si spostò a Roma per fare lo sceneggiatore. Altro emblema di elasticità mentale.

Arrivai all'incontro trafelato, e mi promise molto tempo per le domande. "Conosce internet?", chiesi. "No, ci vanno le mie nipotine", rispose. Però era affascinato che la sua testimonianza fosse affidata ad un mezzo moderno, che avrebbe divulgato l'esperienza.

Di fronte a lui cercavo di capire la quintessenza dell'arte di Fellini, cosa avesse reso così importanti per me quei film e - perché no? - suggellare la possibilità di arrivare a riprodurli. Alla mia domanda più impertinente, rispose inmaniera pacata. "Lei e Fellini, vi rendevate conto che stavate scrivendo sceneggiature che finora nessuno aveva mai concepito?". "No", rispose; "noi ci muovevamo con il linguaggio dei simboli. Ogni cosa rimandava ad altro". Risposta semplice.

 Parlammo brevemente del cinema moderno, del fatto che non andava più a vederlo. "Non ci vado perché so già come andrà a finire ogni storia". Con 70 film sceneggiati il grado di previsione era alto.

Si finì col discutere di televisione. "Ho scritto una fiction per la tivvù, ma poi me l'hanno stravolta", con atteggiamento di supponenza. Infine Fellini: "Dopo Giulietta degli spiriti (1965) non collaborammo più insieme. Lui si stava dirigendo verso l'allegoria, l'inconscio più profondo" tanto che il regista sceneggiò i film successivi con Bernadino Zapponi, altro mio grande amico. "Ci perdemmo di vista. Poi, un giorno, nel 1986 suonò il campanello. Era lui, 'voglio scrivere un film con te', mi disse. Portò il soggetto di Ginger e Fred e da lì ricominciammo". Da lì continuò la collaborazione, fino a La voce della Luna (1990) con Roberto Benigni.

Uscii da quell'appartamento, non prima di avermi fatto sorridere: "Me la faccia avere quest'intervista, magari su carta". Gliela spedii pochi giorni dopo.

Tornai a casa con la sensazione di aver scovato una perla rara, la purezza di un modo di intendere l'immaginazione e il businnes del cinema ormai perduto.

Nel 2009 Tullio Pinelli (scomparso ieri, 7 marzo), all'età di 100 anni stava scrivendo Viaggio a Tulun, progetto iniziato a sceneggiare con Fellini. Fu un film misteriosamente interrotto, dopo che durante un viaggio nel Messico, nel cuore della civiltà Maya, il loro accompagnatore - l'antropologo esoterico Carlos Castaneda - sparì; nel 1986 il soggetto fu pubblicato ne "Il corriere della Sera", illustrato da Milo Manara.

Immagino che ora Fellini e Pinelli stiano concludendo di scriverlo. 

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