Attacco al potere 2: recensione dell'inverosimiglianza ridicola di un action film

Cinema / Recensione - 03 March 2016 08:00

Gerard Butler e Aaron Eckhart ancora nei rispettivi ruoli di agente e presidente per un sequel, diretto da Babak Najafi, che vuole sbalordire a ritmo di coreografie d'azione, ma pecca di poca attenzio

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Babak Najafi dirige l’action movie Attacco al potere 2 con protagonisti Gerard Butler e Aaron Eckhart, non senza Morgan Freeman, gli stessi personaggi su cui si basava il primo capitolo.

La trama dell’action film Attacco al potere 2 prende spunto da quella del primo capitolo, ma concedendo un respiro più internazionale. Il protagonista è sempre lui, Mike Banning (Gerard Butler), l’agente dei servizi segreti, nonché fidata guardia del corpo del presidente degli Stati Uniti, nella persona di Benjamin Asher (Aaron Eckhart). Trascorsi due anni dall’attacco del drone volto a stanare il pericoloso trafficante di armi Aamir Barkawi, attacco nel quale morì la figlia del latitante, i più imponenti leader mondiali sono chiamati a riunirsi a Londra per i funerali del Primo Ministro inglese. Proprio quando tutti si trovano nella capitale ha inizio una brutale esclation di violenza, dettata da un folto gruppo di terroristi disseminati ovunque, che conduce alla morte di diversi politici, oltre ai danni subiti dalla capitale europea. Mike si ritroverà dunque a dover trarre nuovamente in salvo il presidente americano, esattamente come in Attacco al potere – Olympus Has Fallen, ma questa volta dovrà muoversi nei meandri di un’altra metropoli, affrontando pericoli e difficoltà sempre maggiori e potendo comunicare unicamente con il vicepresidente Trumbull (Morgan Freeman).

Attacco al potere 2 rappresenta il sequel del primo episodio, Attacco al potere – Olympus Has Fallen, ma mostra drastiche spaccature rispetto al film del 2013 da cui deriva, che venne diretto da Antoine Fuqua. Il tema della vendetta è sempre presente ma, mentre nel primo capitolo le possibilità di verosimiglianza rispetto ad un attacco terroristico verificabile nella realtà non erano da escludere, in questo secondo tentativo l’esagerazione ha il sopravvento, basti pensare all’ecatombe di leader mondiali che si verifica senza un’introduzione ed uno svolgimento coerente e lineare. Un film d’azione che si rispetti deve poggiare su solide sequenze action, ricche di effetti speciali e rocambolesche coreografie corpo a corpo, ma deve essere anche in grado di non superare i limiti consentiti dalla verosimiglianza altrimenti, e Attacco al potere 2 ne è un esempio, si scade nel ridicolo.

La regia del film è stata affidata a Babak Najafi, un regista che predilige le panoramiche aeree per inglobare la scena tout court e che è chiamato a narrare una trama estremamente diversa rispetto a quella esposta nel primo film. Dagli interni della Casa Bianca statunitense agli esterni delle strade londinesi, infatti mentre in Attacco al potere la maggior parte delle azioni si svolgevano all’interno della tenuta presidenziale, presa d’assalto dai terroristi, in Attacco al potere 2 il presidente e la sua guardia del corpo corrono da un luogo all’altro per tentare di trovare riparo, anche se l’ultimo luogo nel quale si ritroveranno richiamerà il bunker americano del primo episodio. Il protagonista Mike Banning, interpretato da Gerard Butler, paragonabile ad un supereroe che domina su tutto e tutti, riuscendo sempre ad optare per la soluzione corretta dell’enigma, in questo secondo episodio accentua il suo sadismo, provando visibile piacere nel commettere efferati omicidi, perdendo tutta la sobrietà di cui si era insignito nel primo film della saga. Anche il presidente, per il cui ruolo è stato confermato Aaron Eckhart, subisce un drastico cambiamento: pur rimanendo fedele alla propria patria come nel primo Attacco al potere, si carica di una volontà d’azione propria di Mike Banning, fuoriuscendo dal ruolo di presidente ed incarnando quasi un combattente alle prime armi.

Attacco al potere 2, dunque, tenta di virare il film del 2013 verso un accenno di storia che pretende di essere più avvincente e ricco di suspense, ma termina con una tragica inconcludenza su vari fronti. Primo tra tutti bisogna considerare l’aspetto di mancata crescita dei personaggi, seguito da una storia che dovrebbe essere colonna trainante il lungometraggio e invece è spunto per sequenze action al limite dell’umanamente possibile, per un film che esagera eccessivamente.

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