Temperature a meno 4 gradi e ipotermia: il prezzo pagato da Favino per girare Comandante
Il set estremo di Comandante: acqua gelida, bombe vere e un sommergibile di 73 metri.
Quando si parla di dedizione al mestiere, Pierfrancesco Favino ha sempre alzato l'asticella. Ma quanto accaduto sul set di Comandante va oltre la semplice preparazione attoriale: qui si è entrati nel territorio del rischio concreto, della sofferenza fisica documentata, di un'esperienza estrema che ha trasformato la lavorazione in una prova di resistenza quotidiana. Il film di Edoardo De Angelis, che ha aperto l'80ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia nel 2023, racconta la storia vera di Salvatore Todaro, comandante del sommergibile Cappellini della Regia Marina che nell'ottobre 1940 compì un gesto diventato leggenda.
Dopo aver affondato il mercantile belga Kabalo nell'Atlantico, Todaro decise di salvare i 26 naufraghi nemici, navigando in emersione per giorni e mettendo a rischio il proprio equipaggio pur di portarli in salvo. Una scelta umanista nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, riassunta nella frase che il comandante pronunciò al capitano belga Georges Vogels: "Perché noi siamo italiani". Per raccontare questa vicenda, la produzione ha scelto una strada ambiziosa quanto pericolosa: rinunciare agli effetti digitali dove possibile e ricostruire fisicamente l'esperienza.
Schede
Non un green screen con il mare aggiunto in post-produzione, ma un vero sommergibile nelle vere acque del Mar Piccolo di Taranto, presso l'Arsenale della Marina Militare. Un kolossal tecnico che ha richiesto otto mesi di lavoro e il coinvolgimento di oltre cento professionisti tra ingegneri, costruttori e artigiani. Il risultato è una replica a grandezza naturale del Cappellini lunga 73 metri e alta 14, realizzata in acciaio partendo dai progetti originali conservati negli archivi della Marina Militare, sviluppati in collaborazione con Fincantieri e Cinecittà.
Settanta tonnellate di acciaio che galleggiavano davvero, trasformando ogni scena esterna in un'operazione complessa quanto spettacolare. E tremendamente faticosa. Le riprese iniziarono nel novembre 2022 e proseguirono per otto settimane tra Taranto e Roma. Il problema non era solo il periodo autunnale, ma le condizioni meteorologiche che si abbatterono sul set. Come ha raccontato De Angelis durante un'intervista con Slim Dogs, ci furono giornate con temperature intorno ai 3 o 4 gradi.
Già un freddo pungente, ma la situazione peggiorava drammaticamente quando attori e tecnici venivano investiti dall'acqua gelida e dal vento. Per simulare le esplosioni intorno al sommergibile, la produzione utilizzava vere "bombe d'acqua" capaci di generare colonne alte diversi metri. L'impatto era così potente da bagnare non solo gli attori sulla struttura, ma anche gli operatori di macchina. In quelle condizioni, con corpi fradici e vento tagliente, la temperatura percepita scendeva fino a meno 4 gradi. E restare asciutti non era un'opzione prevista dalla sceneggiatura.
Tra un ciak e l'altro si cercava di recuperare calore in ogni modo: movimento, esercizi fisici, coperte termiche, bevande bollenti. Ma spesso non bastava. De Angelis ha rivelato che durante quella fase della lavorazione capitava praticamente ogni giorno che qualcuno del cast o della troupe dovesse ricevere assistenza medica per sintomi riconducibili all'ipotermia. Favino non arrivò mai al ricovero, ma il rischio lo sfiorò più volte, mentre diversi membri della squadra ebbero bisogno di cure vere. Una follia produttiva, si potrebbe pensare.
Eppure dietro questa scelta c'era una precisa ragione drammaturgica. De Angelis voleva che chi si trovava davanti alla macchina da presa potesse percepire almeno una parte delle condizioni affrontate dai marinai che vivevano e combattevano su quei sommergibili durante la guerra. L'autenticità della sofferenza doveva trasparire sullo schermo, rendere credibile ogni singolo frame. E Favino, chiamato a interpretare Todaro, ha avuto un ruolo cruciale anche nel tenere alta la motivazione del gruppo. L'attore si sottoponeva alle stesse identiche condizioni dei colleghi, dimostrando fisicamente che quelle scene potevano essere completate nonostante il gelo.
Una leadership per esempio, non per distanza gerarchica. Ma l'acqua gelida rappresenta solo una frazione dell'impegno produttivo profuso in Comandante. Anche per gli interni il team ha cercato soluzioni il più possibile fisiche. Parte delle sequenze è stata girata utilizzando una struttura d'acciaio già costruita per U-571, il film del 2000 con Matthew McConaughey. Il vecchio set fu svuotato, smontato e riadattato completamente per ricreare gli spazi claustrofobici del Cappellini, rispettando dimensioni e dettagli storici.
Persino l'unica sequenza subacquea del film è stata realizzata senza trucchi digitali. In una piscina a Bruxelles, Gianluca Di Gennaro ha recitato a circa dieci metri di profondità senza utilizzare bombole durante le riprese, trattenendo il respiro e affidandosi alla preparazione fisica e alla coordinazione millimetrica con la troupe subacquea.
Questo approccio quasi maniacale alla verosimiglianza ha trasformato Comandante in un'opera che dialoga con il cinema di guerra internazionale senza scimmiottare i modelli americani, ma trovando una ricetta italiana fatta di artigianalità, sacrificio e ambizione produttiva. Il film, scritto da Sandro Veronesi ed Edoardo De Angelis, ha poi avuto un percorso prestigioso: dall'apertura della Mostra di Venezia all'uscita nelle sale italiane nell'autunno 2023, fino a diverse candidature ai David di Donatello 2024.
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