Pensavate fosse finzione? Ecco l'inattesa verità sulla scena del water nel film Trainspotting
I segreti di Trainspotting: come Danny Boyle ha girato le celebri scene del water e del bambino senza la CGI.
Tratto dall'omonimo romanzo di Irvine Welsh e uscito nelle sale nel 1996, Trainspotting diretto da Danny Boyle si è affermato come un cult generazionale assoluto e un ritratto crudo, ironico e al tempo stesso alienante dell'adolescenza europea e della sottocultura degli anni Novanta. La pellicola continua a imprimersi nella memoria collettiva grazie a una narrazione non lineare, una colonna sonora travolgente tra rock, punk e techno, e la performance straordinaria di un giovanissimo Ewan McGregor nei panni di Mark Renton.
La storia segue le vicende di un gruppo di amici della periferia di Edimburgo immersi nella dipendenza dall'eroina, tra cui spiccano l'ossessivo Simon “Sick Boy”, il fragile Daniel “Spud”, il tragico Tommy e l'irascibile e sociopatico Francis Begbie. Renton cerca a più riprese di disintossicarsi e affrancarsi da questo stile di vita autodistruttivo, ma ogni tentativo sfocia in una nuova caduta tra arresti, overdosi e problemi di salute mentale. Accompagnato da una voce narrante provocatoria, il racconto non scade mai nel moralismo, ma alterna con cinismo comicità nera, orrore e momenti di pura disperazione, come la tragica morte della piccola Dawn, figlia dell'amica Allison, fino alla fuga finale del protagonista con il denaro della vendita di droga.
Schede
Prodotto con budget estremamente contenuto e in un'epoca antecedente all'uso massiccio del digitale e dei green screen, il film deve gran parte della sua immortale efficacia visiva al talento artigianale di Boyle, capace di orchestrare inquadrature insolite e sequenze surreali facendo affidamento esclusivamente su set fisici e trucchi scenici tradizionali. La sequenza più celebre e assurda del film è senza dubbio quella della discesa di Renton all'interno del "peggior cesso di Scozia".
In preda a una forte crisi d'astinenza, il protagonista deve recuperare delle supposte di oppiacei accidentalmente cadute nel water di un bagno pubblico ripugnante. Per realizzare questo momento surreale, la produzione ha evitato qualunque ricorso alla tecnologia digitale, pianificando una complessa architettura scenografica suddivisa tra la fase di approccio e quella di vera e propria immersione. Il set è stato appositamente rialzato rispetto a una stanza sottostante dove è stato installato un serbatoio d'acqua capiente, permettendo all'attore di andare realmente a fondo. Per la prima fase sono state acquistate diverse tazze da bagno usate nei mercatini dell'usato, lasciate intenzionalmente sporche e non pulite per garantire la massima resa visiva.
La materia organica e il sudiciume presenti nella tazza e sulla ceramica erano in realtà composti da cioccolato e impasti realizzati da una pasticceria locale: una soluzione dal sapore quasi comico, visto che sul set l'ambiente emanava un profumo gradevole mentre sullo schermo appariva come uno dei luoghi più nauseanti della storia del cinema. Per girare queste riprese senza ricorrere a controfigure, Ewan McGregor si è dovuto immergere più volte nel composto con grande spirito di adattamento. Per la dinamica dell'ingresso all'interno della toilette, Boyle si è affidato a un vero e proprio trucco teatrale di prospettiva e ingegno prospettico.
Una delle tazze di dimensioni normali è stata tagliata a metà e posizionata sopra una piattaforma con uno scivolo nascosto al di sotto; da una specifica angolazione di ripresa, la macchina da presa creava l'illusione ottica che la toilette fosse integra e che l'attore scivolasse e scomparisse letteralmente nel tubo di scarico. In un'ulteriore ripresa è stata impiegata una porzione di ceramica aperta e ricoperta di perspex trasparente con acqua all'interno per mostrare il passaggio della figura. Successivamente, per riprendere la traversata dell'intero corpo, è stata utilizzata una seconda tazza da bagno identica alla prima ma di dimensioni enormemente maggiorate, consentendo a McGregor di farvi ingresso con disinvoltura.
Una volta varcata la soglia del water, il disgusto lascia spazio a un mondo onirico ed esteticamente affascinante, dove il gabinetto diventa un portale verso una sorta di oceano sconfinato in cui Renton nuota liberamente per recuperare la droga. Per ottenere questo effetto allucinatorio all'interno del serbatoio d'acqua, la produzione ha tinto il liquido con una colorazione verde fluorescente. Inoltre, per ricreare la sensazione di galleggiamento e dilatazione temporale vissuta dal protagonista, Boyle ha adottato la tecnica del "cranking": le riprese sono state effettuate a una velocità di scatto superiore alla norma per poi essere rallentate in fase di montaggio, regalandoci uno straordinario contrasto visivo in cui l'immondizia si converte in una bellezza quasi paradisiaca che riflette la percezione alterata della mente sotto l'effetto dell'astinenza.
Se la scena del water rappresenta la vetta del grottesco e dell'umorismo nero del film, la sequenza del bambino è indubbiamente la più cupa e disturbante. Durante la reclusione forzata nella propria cameretta voluta dai genitori per curare la dipendenza, Renton affronta i giorni più duri della disintossicazione. Tra dolori fisici e allucinazioni visive, la sua mente straziata materializza il fantasma della piccola Dawn. Nell'incubo del protagonista, la bambina gattona lungo il soffitto della stanza avvicinandosi progressivamente a lui, per poi compiere una innaturale rotazione del capo a 180 gradi che richiama apertamente l'immaginario horror de L'esorcista.
Anche per questo momento ad altissimo impatto emotivo, Boyle ha rifiutato l'impiego della computer grafica optando per un effetto pratico d'animatronica. Il neonato visto gattonare sul soffitto era in realtà un pupazzo meccanico snodabile e controllato a distanza, ideato e costruito dallo specialista degli effetti speciali Grant Mason. L'artista, che aveva già collaborato con il regista e che in seguito avrebbe lavorato a molteplici produzioni cinematografiche e televisive, ha realizzato il modello di Baby Dawn poi conservato e documentato anche dal Scottish Mask and Puppet Centre. L'illusione della camminata a testa in giù è stata ottenuta sfruttando la prospettiva e la distorsione sensoriale del punto di vista di Renton.
Proprio la leggera imperfezione nei movimenti dell'animatronic dona alla scena una qualità surreale e profondamente inquietante: la figura appare umana ma visibilmente artificiale al tempo stesso, sospesa tra realtà e incaubo. Nonostante le due sequenze perseguano registri narrativi opposti — l'una comica e liberatoria, l'altra tragica e angosciante —, entrambe sono accomunate dalla medesima filosofia registica: prendere elementi concreti e quotidiani per rielaborarli attraverso soluzioni d'ingegno, trucchi di camera e allestimenti fisici. È proprio questa natura materica e genuina a rendere le immagini di Trainspotting ancora oggi straordinariamente attuali, potenti e capaci di resistere al segno del tempo molto meglio di tanti effetti digitali contemporanei.
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