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In Fight Club ci sono tazze Starbucks ovunque: il motivo ti farà guardare il film diversamente

Scopri tutti gli indizi nascosti e le curiosità che non sai di Fight Club che anticipavano il colpo di scena.

In Fight Club ci sono tazze Starbucks ovunque: il motivo ti farà guardare il film diversamente

Ci sono film che il tempo consuma, riducendoli a reliquie nostalgiche da tirare fuori ogni tanto per sentimentalismo. Fight Club non è uno di questi. A distanza di oltre 27 anni dalla sua uscita nei cinema americani, il 15 ottobre 1999, il capolavoro di David Fincher continua a stupire, inquietare e svelare nuovi livelli di lettura a ogni visione. Tratto dal maleodorante romanzo di Chuck Palahniuk, questo film puzza ancora di sudore, è impregnato di sangue e lacrime, ha il tanfo delle storie più sporche e crudeli. E nemmeno tutto quel sapone fabbricato da Tyler Durden può ripulire lo schifo in cui Fincher ci ha deliberatamente immersi.

La storia di un uomo talmente privo di personalità da non meritarsi nemmeno un nome, interpretato da un Edward Norton sfatto e disorientato come non mai, è diventata uno dei film cult più influenti di sempre. Un manifesto sulla sociopatia, sull'impotenza e sulla violenza come unico modo in cui alcune persone dimostrano al mondo di esistere. Una fotografia impietosa dell'occidente globalizzato, massificato, annoiato dal benessere e alienato dal troppo che si rivela nulla. Ma ciò che rende Fight Club un'opera davvero magistrale è la sua costruzione millimetrica.

Fincher, da sempre interessato al lato più squallido dell'umanità, ha disseminato il film di indizi visivi che anticipano il colpo di scena finale, quello che ha sorpreso milioni di spettatori rivelando che il Narratore e Tyler Durden sono la stessa persona. Indizi nascosti in piena vista, visibili solo a uno sguardo davvero attento o, più probabilmente, a una seconda visione consapevole. Il primo indizio appare in una scena apparentemente insignificante. Il Narratore risponde a una telefonata di Tyler da una cabina telefonica pubblica. Niente di strano, giusto? Eppure, sulla cabina è scritto chiaramente che non si possono ricevere chiamate in entrata.


Un dettaglio che passa completamente inosservato alla prima visione, ma che conoscendo il finale diventa cristallino: il Narratore sta parlando solo con se stesso. Tyler Durden è un prodotto della sua mente frammentata, e quella conversazione telefonica è semplicemente impossibile nella realtà. Fincher inserisce questo particolare in modo talmente sottile che il nostro cervello lo registra inconsciamente senza elaborarlo razionalmente. Il secondo indizio è ancora più audace nella sua palese incongruenza. Poco prima del celebre incidente automobilistico, Tyler è chiaramente alla guida del veicolo. Ma quando l'auto si ribalta e la scena si dissolve nel caos, accade qualcosa di curioso: Tyler esce dal lato del passeggero, mentre va a soccorrere il Narratore dal lato del conducente. I ruoli si sono invertiti. Questo piccolo ma potente dettaglio visivo rappresenta perfettamente come le identità dei due personaggi si confondano e si sovrappongano completamente nella psiche del protagonista.


La cosa più affascinante è che persino il montatore del film, Jim Haygood, inizialmente pensò si trattasse di un errore di continuità. Dopo aver notato l'incongruenza durante il montaggio, Haygood avvertì David Fincher, suggerendo che forse sarebbe stato necessario rigirare la scena. La risposta del regista fu lapidaria: quella scelta era assolutamente voluta. Il dettaglio serviva proprio a insinuare, inconsciamente nello spettatore, che i due personaggi erano in realtà la stessa persona. Una conferma ulteriore di quanto ogni singolo elemento in Fight Club sia stato pensato con estrema, quasi ossessiva precisione.


Il terzo trucco visivo che Fincher adopera è forse il più sottile e disturbante. In diverse scene, mentre il Narratore è impegnato nelle sue attività quotidiane, Tyler Durden appare sullo schermo per frazioni di secondo, fotogrammi isolati che il nostro occhio registra senza che la nostra mente conscia li elabori. Queste apparizioni subliminali avvengono ben quattro volte prima che il Narratore incontri ufficialmente Tyler sull'aereo. È lo stesso espediente che il personaggio di Brad Pitt usa nel film quando lavora come proiezionista, inserendo immagini oscene nelle pellicole per disturbare inconsciamente gli spettatori ignari. Attraverso questo stratagemma, Fincher non si limita a introdurre Tyler Durden nella trama: ne insinua la presenza direttamente nell'inconscio dello spettatore, esattamente come Tyler si sta manifestando nell'inconscio del Narratore.


La figura dell'anarchico carismatico si imprime lentamente nella nostra mente, preparando il terreno al crollo delle certezze narrative. E per par condicio, proprio come il suo personaggio, Fincher inserisce nel finale un frame in cui appare un pene, imitando per filo e per segno il buon Tyler. Ma le stranezze e i dettagli nascosti non finiscono qui. Nella scena in cui il Narratore e Durden prendono l'autobus insieme, viene pagato un solo biglietto. Un'incongruenza che a una seconda visione diventa lampante e rivelatoria. Come può esistere una sola persona se ne vediamo chiaramente due?


La metanarrativa di Fight Club si spinge ancora oltre con un altro elemento che molti spettatori hanno notato solo dopo ripetute visioni: l'onnipresenza dei bicchieri di Starbucks. In quasi ogni singola scena del film compare una tazza del colosso del caffè, posizionata in modo più o meno discreto nell'inquadratura. Per un film che demolisce spietatamente il consumismo e la cultura dei brand, questa scelta potrebbe sembrare contraddittoria, ma è in realtà un colpo di genio. Fincher ha raccontato che l'idea nacque dalla sua esperienza personale a Los Angeles negli anni Ottanta, quando bere una tazza di caffè decente in città era quasi impossibile. L'arrivo di Starbucks sembrò una benedizione, ma la sua rapida espansione divenne presto opprimente, trasformando qualcosa di utile e piacevole in un simbolo di eccesso capitalista. Le tazze nel film diventano quindi una metafora visiva di quanto profondamente il consumismo si sia insinuato in ogni angolo della vita moderna.


Si fondono con la scena esattamente come gli spot pubblicitari nella vita reale, rispecchiando il modo in cui noi consumatori accettiamo di essere influenzati senza porci domande. La cosa più ironica è che Starbucks accettò di partecipare al film. L'azienda lesse la sceneggiatura e si dimostrò disposta a prendersi in giro, con un solo limite: non voleva che il suo nome comparisse sulla caffetteria distrutta dall'opera d'arte aziendale nella famosa sequenza. Per il resto, via libera. Una collaborazione che la dice lunga sulla sicurezza del brand, ma che si allinea perfettamente con la natura paradossale di Fight Club, un film che critica il consumismo dall'alto della sua natura di prodotto hollywoodiano di successo.


Sul set, Brad Pitt ed Edward Norton si sono immersi completamente nei loro ruoli. I due attori hanno frequentato corsi di lotta per risultare credibili negli scontri violenti e hanno persino imparato a fabbricare sapone proprio come i loro alter ego cinematografici. Pitt si fece davvero scheggiare un dente per il film, anche se non nella scena che si potrebbe pensare. Fincher disse a Norton di colpire Brad sul serio nella sequenza fuori dal locale, senza mettere Pitt al corrente della cosa. La reazione di sorpresa e rabbia che vediamo sullo schermo è quindi assolutamente spontanea e autentica. Anche la sbronza dei due attori nella sequenza in cui lanciano palline da golf era reale, tanto che colpirono il camion del catering.


Tra i trucchi di scena più efficaci c'è quello studiato per rendere verosimile l'enorme petto di Bob, il malato terminale obeso in cui Norton affonda il volto durante quegli abbracci intensi che sono diventati iconici. La scena racconta alla perfezione la profonda apatia di un uomo che ha bisogno di nutrirsi del male altrui per sentirsi bene. Quel petto commovente e grottesco era in realtà un sacco di mangime per uccelli del peso di circa 50 chili applicato sul corpo dell'attore. La cinefilia consumata di Fincher emerge in diversi momenti.


Il fiato gelido emesso da Norton nella scena ambientata nella caverna congelata è esattamente quello di Leonardo DiCaprio nel finale di Titanic, inserito successivamente in post-produzione. E c'è anche un raffinato omaggio che Christopher Nolan fece a Fincher pochi mesi dopo: in Memento, il numero di telefono di Teddy è lo stesso di Marla Singer. Fight Club è l'incubo in cui ci siamo svegliati troppe volte, una delle allucinazioni più lucide viste al cinema. Un cult assoluto che non ha perso un briciolo della sua potenza dopo un quarto di secolo. E se non avevate notato questi dettagli prima, ora siete invitati a guardare il film con occhi diversi, pronti a cogliere ogni sfumatura nascosta da Fincher in ogni fotogramma di questa opera perfettamente imperfetta.

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