Pierfrancesco Favino corre contro il tempo in una Milano notturna in questo thriller su Netflix
Il film thriller con Pierfrancesco Favino che riporta in auge il noir italiano.
C'è un genere che il cinema italiano ha quasi dimenticato negli ultimi anni, lasciandolo nelle mani di altre cinematografie: il noir puro, il polar, quel tipo di racconto che ti prende per la gola e non ti molla fino ai titoli di coda. L'ultima notte di Amore, diretto da Andrea Di Stefano e interpretato da Pierfrancesco Favino, riporta questo linguaggio a casa, in una Milano notturna che non avete mai visto prima. E la buona notizia è che lo trovate su Netflix.
La storia è quella di Franco Amore, tenente di polizia a un passo dalla pensione. Trentacinque anni di servizio impeccabile, mai un colpo di pistola sparato, mai una tangente accettata. Un uomo che ha creduto nello Stato con quella fede oggi quasi anacronistica, che si autodefinisce onesto non per vanto ma per necessità interiore. Vive a Milano con Viviana, la moglie che ama profondamente, e aspetta solo di pronunciare il suo discorso di commiato, di voltare pagina dopo decenni passati a servire la giustizia.
Schede
Poi arriva l'ultima notte. Quella che doveva essere una tranquilla chiusura di carriera si trasforma in un incubo labirintico quando Dino, il suo partner da anni, viene ucciso durante una rapina di diamanti. Da quel momento, Franco si ritrova intrappolato in un meccanismo infernale che mette in discussione tutto: il lavoro, l'onestà, l'amicizia, persino l'amore per Viviana. E l'alba su Milano sembra non voler arrivare mai.
L'idea del film nasce dai racconti di veri poliziotti che Di Stefano frequentava per altri progetti. Dalle loro parole ha raccolto frustrazione, sconfitta, il non sentirsi riconosciuti da una burocrazia che spesso premia i più furbi. In quelle storie ha rivisto suo padre e i racconti che gli faceva da adolescente. Per dare vita al suo poliziesco realistico si è ispirato a Kurosawa e Hitchcock, osservando a lungo agenti veri nel loro ambiente di lavoro.
Quando inizia a scrivere la sceneggiatura, Di Stefano ha già un volto in mente: Pierfrancesco Favino. L'attore aveva coltivato nel tempo una profonda ammirazione per quello che faceva e per come lo faceva. Favino, dal canto suo, era entusiasta di interpretare qualcuno in cui le persone potessero immedesimarsi, felice di ritrovare un noir vero e proprio, un genere che l'Italia aveva lasciato troppo a lungo in mano ad altre cinematografie.
Il risultato è una Milano ruvida e notturna, sospesa tra la città di Fernando Di Leo aggiornata al presente e la Hong Kong di Johnnie To. Un noir produttivamente e visivamente ambizioso, imploso ma anche balistico, attento agli intrecci della trama quanto alle traiettorie di sentimenti e psicologie. C'è la capacità di gestire toni, tempi, luoghi, personaggi. Cinema di genere solido e mai ruffiano, che mancava in Italia da troppo tempo.
Con i suoi 124 minuti, L'ultima notte di Amore si prende il tempo necessario per costruire tensione, per far respirare i personaggi, per mostrare come una singola notte possa contenere l'eternità quando tutto ciò in cui credi viene messo alla prova. La malavita calabrese, i gangster cinesi, la difficoltà di arrivare a fine mese nonostante decenni di servizio: sono tutti tasselli di un mosaico che racconta un'Italia contemporanea spesso ignorata dal grande schermo.
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