La Corte di giustizia europea, diritto all'oblio: cartellino giallo per Google
La Corte di giustizia europea e Google: il dibattito sul diritto alla privacy degli utenti in rete.
Diritto all'oblio - La sentenza della Corte di giustizia europea riconosce la necessità di tutelare la privacy in rete: Google, e tutti i motori di ricerca, dovrebbero garantire il diritto all'oblio e cancellare dalle ricerche online i riferimenti degli utenti che lo desiderano. Il diritto all'oblio si estende a tutti i siti che compaiono nei risultati di ricerca di Google e simili.
Google - Nel 2009 l'avvocato Mario Costeja cerca il proprio nome su Google e scopre una pagina web che lo riguarda, risalente a undici anni prima, sul sito del quotidiano La Vanguardia. Il post in questione riguarda una vecchia vicenda di pignoramento nei suoi confronti ormai risolta. Il quotidiano non intende rimuovere la notizia dall'archivio, né Google il link. Costeja, quindi, si affida con successo all'Agenzia spagnola di protezione dati. Tuttavia Google fa ricorso. Nel 2013 Niilo Jaaskinen, l'avvocato generale della Corte di giustizia dell'Ue, si pronuncia a favore di Google, deresponsabilizzando la società statunitense riguardo ai contenuti pubblicato da siti terzi.
Ora, la Corte ribalta la sentenza: gli utenti hanno il diritto di essere rimossi dai link, compresi quelli di natura legale.
Riforma - Dal colosso di Mountain View la notizia viene accolta con perplessità. Soddisfatta, invece, la commissaria alla Giustizia Viviane Reding: "Le società ora non potranno più nascondersi dietro i loro server in California o altrove". Un piccolo passo in avanti nell'ambito di una riforma necessaria per la protezione della privacy.
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