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Antonella Clerici tradisce la Rai ed elogia Canale 5 e il film su Carlo Acutis in diretta

Antonella Clerici elogia in diretta su Rai1 il successo di Canale 5 con il film su Carlo Acutis.

Antonella Clerici tradisce la Rai ed elogia Canale 5 e il film su Carlo Acutis in diretta

Antonella Clerici non è mai stata una che si nasconde dietro le convenzioni professionali. E lo ha dimostrato ancora una volta durante la puntata di È sempre mezzogiorno andata in onda su Rai1, quando ha scelto di commentare apertamente il successo televisivo della sera precedente. Un successo che, però, non apparteneva alla sua rete, ma alla concorrenza diretta: Canale 5.



Il film Il mio nome è Carlo, dedicato alla vita di Carlo Acutis, aveva conquistato il prime time con numeri da record: 4 milioni e 269 mila telespettatori e il 29,6% di share. Un risultato che avrebbe fatto comodo a qualsiasi rete, ma che Clerici ha voluto riconoscere pubblicamente, senza esitazioni e senza quella diplomazia televisiva che spesso impone di ignorare i traguardi altrui.


Parole che non sono passate inosservate. In un panorama televisivo dove le rivalità tra reti vengono alimentate quotidianamente dai dati auditel, dove ogni decimale di share viene celebrato o pianto in privato, il gesto di Clerici ha rappresentato una rottura netta con la prassi consolidata. Non un tradimento alla propria azienda, ma un riconoscimento alla qualità di un prodotto che, evidentemente, ha saputo toccare corde profonde nel pubblico italiano.

Ma dietro quelle parole c'è molto più di un semplice fair play professionale. Antonella Clerici ha spiegato di avere un legame personale con la figura di Carlo Acutis, il giovane beato italiano morto nel 2006 a soli 15 anni, diventato simbolo di una fede vissuta con semplicità e modernità. "È un santo a cui io sono molto, molto legata" ha confessato in diretta. "Un ragazzo straordinario, meraviglioso. Un successo meritato, devo dire la verità".

Clerici ha concluso il suo intervento con un auspicio personale: "Mi fa ben sperare, è molto importante". Parole che lasciano trasparire non solo la sua ammirazione per la figura del giovane beato, ma anche una riflessione più ampia sul tipo di contenuti che la televisione italiana può e dovrebbe proporre.

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