Speciale Mostra del Cinema di Venezia

Discesa Agli Inferi

Discesa Agli Inferi
Ho aperto gli occhi a fatica, respirando profumo di zolfo. Sono finita in un girone dell'inferno e davvero non riesco a capire da quanto tempo ci sono caduta dentro. Forse pochi mesi, forse molti anni, durante i quali la strada che percorrevo conduceva proprio qui, in questo ristretto angolo di tenebre. Mi guardo intorno e  non sono sola: la mia famiglia, i miei vicini di casa sono tutti qui. E in questo pezzo di terra fuligginosa e tetra mi arrivano indistinte alcune voci sinistre: passi cadenzati che si avvicinano, ci sfiorano e si allontanano.

Sono un gruppo di giovani, vestiti alla moda; sono atletici ragazzi di buona famiglia,occhi azzurri e capelli neri, che se ne vanno a fare le ronde cittadine, che fanno il verso agli squadristi della morte. Vanno a proteggere l'inferno da qualche alieno usurpatore. C'è sempre un povero diavolo più temibile del diavolo.  Oltre la cortina di fumo vedo arrivare alcuni satanassi con una fascia nera intorno al braccio: ci danno qualche sferzata senza troppa convinzione: sono in sciopero, anche se si tratta di sciopero virtuale.   Scioccata, inebetita, assolutamente incapace di alzare la soglia della ragione oltre l'evidenza dei fatti, trovo posto accanto ad una roccia e mi siedo.

Ho sete, la gola è arsa e chiede acqua. Ma intorno mi osservano meravigliati, quasi divertiti. L'acqua non c'è più. L' ha presa Satana, la vende agli angeli, lassù al quinto piano; la vende in bottigliette dorate, a 20 euro a litro.  "E nessuno protesta?" chiedo io. Possibile che tutti se ne stanno in silenzio a testa bassa? "Alzatevi e difendete i vostri diritti" urlo, in preda ad una sorta di estatica visione di libertà e uguaglianza. Ma nessuno mi ascolta. Nemmeno si girano a vedere da che punto esce la voce. E allora mi accorgo che non c'è nessuna voce. Io non sto urlando. Pensavo di farlo, ma dalla gola mi esce solo un roco e sfinito sibilo. Non c'è parola all'inferno. Non c'è più possibilità di ribellarsi. Nessuno può più parlare, protestare, battersi per delle idee. Non ci sono più idee all'inferno.  

E invece no! C'è una voce; odo una voce provenire da laggiù, oltre quel masso sporgente. Mi avvio a grandi passi, verso la limpida e fresca voce e già mi vedo ritrovare la via per uscire dal buio di questo loco demoniaco, in compagnia della voce che... viene dalla televisione.  C'è uno spettacolo in tv. Si balla e si canta e centinaia di persone si ammassano davanti al piccolo schermo per vedere i manichini di turno offrirsi in pasto.  C'è lo sbrano in tv. Corpi offerti e dilaniati dal pubblico affamato, corpi che ammantano il pensiero e occultano la ragione. C'è il trionfo dei sensi in tv e  lo stupro della verità. Sto per andarmene nauseata quando un ragazzo accanto a me mi offre gentilmente una mela. Considerato il luogo in cui mi trovo mi sembra alquanto paradossale, ma la fame inizia a farsi sentire, perciò non ho tempo di mettermi a fare lunghe disquisizioni filosofiche o pessime battute religiose; addento la mela e mi godo l'effetto. Che però non viene. Nel senso che nessun sapore mi alletta i sensi. Naturale: non può esserci trionfo del gusto all'inferno. "E' chimica" mi informa il giovane di prima "però la sostanza c'è lo stesso."   Senza più fiato in corpo tento di ritrovare la mia famiglia, cerco il contatto e le carezze di mia madre (quelle almeno nessuno me le può togliere) e finalmente la trovo, che si sventola cercando di alleviare il caldo come può. "È come d' agosto, quando negli anni'80 si andava tutti al mare nello stesso momento, con la sabbia rovente e il sole abbacinante... però almeno c'era il sole."  "Il sole lo hanno venduto agli scienziati del nucleare" le confesso. Mia madre sembra non sentirmi, o fa finta, e continua imperterrita a prestar fede ad un tizio accanto a lei, la cui voce inspiegabilmente si sente forte e chiara, che continua a ripetere che questo è solo un sogno e che presto tutto si sistemerà. Mi viene voglia di crederci, mi viene il desiderio  fortissimo di chiudere gli occhi e lasciarmi andare, annullare tutto e tutti e crogiolarmi nell'afoso vento della disfatta. Poi dietro la schiena avverto un leggero peso: sono le mie ali. Nere ali di angelo caduto all'inferno. Ali di rugiada e violette, ali di fiori e spezie. Ali che rammentano doveri e pensieri. Sono un angelo caduto all'inferno: il mio nome è Verità.

 
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