Vasco Rossi e il suo diario su Facebook, il coraggio di usare il verbo all’infinito
Vasco Rossi dopo la pubblicazione su Facebook della prima parte de L\'Altra Autobiografia (il 14 aprile 2012 alle ore 13.35), continua con la seconda parte (il 14 aprile 2012 alle ore 21.19).
Vasco Rossi dopo la pubblicazione su Facebook della prima parte de L\'Altra Autobiografia (il 14 aprile 2012 alle ore 13.35), continua con la seconda parte (il 14 aprile 2012 alle ore 21.19).
E\' soprattutto il colloquio diretto con i suoi lettori ad essere coraggioso, raro in un’epoca in cui personaggi esulano da Twitter. Nella prima parte aveva espresso opinioni non diplomatiche verso un tipo di musica troppo accondiscendete con i gusti del pubblico: di Claudio Baglioni “cantava “Passerotto non andar via”… io avevo diciannove anni e scorrazzavo con la mia Honda 750… senza nemmeno sognarmi di poter mai chiamare una donna in un modo così stupido e ridicolo”; di Amedeo Minghi, “resta sordo ed isolato nel suo mondo fatto di favole e di preghiere”; dei Litfiba, “ululati poco funzionali e tutte quelle gratuite distorsioni vocali continue, che sottomettono il significato delle parole al solo fine dello spettacolo e della recitazione”; degli outsider, “può capitarti d’incontrare il giovane talento un po’ sbruffone che ti vuole sfidare, e quindi che devi un po’ “domare”, come Grignani, nei primi tempi. Ma c’è anche chi, come Zucchero, si mette a competere con te a suon di dischi pieni di splendide ed orecchiabili”. A queste frasi sono seguiti 1300 commenti degli utenti facebook.
Nella seconda parte – dopo l’esordio in cui dice di essersi chiarito con Baglioni telefonicamente – racconta la sua evoluzione musicale, che poi sfocia in quella familiare. Passato il trionfo di San Siro del 1985, “qualche giorno dopo Madonna fece un mezzo flop”, sancendo che ormai lui aveva “portato la musica italiana dove meritava di stare”. Dopo l’impasse dovuta al non strimpellare più la chitarra, anche per gli impegni dovuti alla nascita del figlio, si incontrò con “Tullio e Riva (Tullio Ferro e Massimo Riva, N.d.R.) in un luogo con degli strumenti e niente orari niente disturbi (…) Villa Condulmer appunto trasformato in albergo e che frequentiamo spesso per i concerti”. Qui si susseguivano incontri che portarono ad un “howeny……nevergonetughether”. La strofa iniziale continua poi con versi che conducono ad “un gran bel giro….semplice ma originale ipnotico e la melodia di Tullio brevi frasi spezzate cariche di intensità”. Il verbo all’infinito è “VIVERE i loro occhi si illuminano. Questo mi eccita e io mi lancio a dire la prima cosa che mi viene in mente guardando riva”. Seguono “E PASSATO TANTO TEMPO. Ripeto VIVERE. E UN RICORDO SENZA TEMPO”.
Vasco dà appuntamento ad altri diari, che segnano una novità anche d’interpretazione. Da artista diventa critico musicale, con un passaggio raro nel panorama melodico. I lettori di Vasco con ferocia spesso inveiscono commentando contro le sue opinioni, come quella su Baglioni. Vasco Rossi persevera nel dialogare, risoluto come il verbo all’infinito che usa per concludere il diario, “Vivere”.
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