Venezia 79, film All the Beauty and the Bloodshed: 'Lo stigma? Noi lo abbiamo ribaltato'
All the Beauty and the Bloodshed è il film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia
Presentato il documentario di Laura Poitras che racconta la storia dell’attivista internazionale Nan Goldin: la denuncia contro la famiglia Sackler per le morti di overdose da oppioidi negli Stati Uniti.
“Sappiamo che c’è un po' di nervosismo per questo film, abbiamo letto anche qualche chat. Ma va bene così”. Una denuncia “con toni epici ed emozionanti”: ambiziosa la sfida che si pone il documentario di Laura Poitras All the Beauty and the Bloodshed, presentato sabato mattina alla 79esima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Un docu-film che racconta la storia dell’artista e attivista di fama internazionale Nan Goldin, impegnata nella battaglia per ottenere il riconoscimento della responsabilità della famiglia Sackler per le morti di overdose da oppioidi negli Stati Uniti.
La crisi da overdose nel film All the Beauty and the Bloodshed
“Ho iniziato a lavorare a questo film con Nan nel 2019 - spiega in conferenza stampa la regista - due anni dopo che aveva deciso di sfruttare la sua influenza come artista per denunciare la responsabilità penale della ricchissima famiglia Sackler nell’alimentare la crisi da overdose. Il processo di realizzazione di questo film è stato profondamente intimo. Nan e io ci incontravamo a casa sua nei fine settimana e parlavamo. All’inizio sono stata attratta dalla storia terrificante di una famiglia miliardaria che ha consapevolmente creato un’epidemia e ha successivamente versato denaro ai musei, ottenendo in cambio detrazioni fiscali e la possibilità di dare il proprio nome a qualche galleria. Ma mentre parlavamo, ho capito che questa era solo una parte della storia che volevo raccontare, e che il nucleo del film è costituito dall’arte, dalla fotografia di Nan e dall’eredità dei suoi amici e della sorella Barbara. Un’eredità di persone in fuga dall’America”.
Per la realizzazione dell’opera non sono mancati problemi. “Sappiamo che c’è stato e c’è nervosismo per il nostro lavoro - prosegue la Poitras - e sappiamo di chat infuocate rispetto a questo. Ma noi andiamo avanti lo stesso”.
Il tragico destino dei ragazzi raccontato nel film All the Beauty and the Bloodshed
Il documentario si basa su diapositive, dialoghi intimi, fotografie rivoluzionarie e rari filmati, della sua battaglia per ottenere il riconoscimento della responsabilità della famiglia Sackler. Il film intreccia il passato e il presente di Goldin, l’aspetto profondamente personale e quello politico, dalle azioni del P.A.I.N. presso rinomate istituzioni artistiche alle immagini di amici e colleghi catturate da Goldin, passando per la devastante Ballad of Sexual Dependency e la leggendaria mostra sull’AIDS Witnesses: Against Our Vanishing del 1989, censurata dal National Endowment for the Arts.
La storia inizia con P.A.I.N., un gruppo da lei fondato per indurre i musei a rifiutare i fondi Sackler, togliere lo stigma alla dipendenza e promuovere strategie di riduzione del danno. Ispirato da Act Up, il gruppo ha orchestrato una serie di proteste atte a denunciare i Sackler e i crimini della Purdue Pharma, produttrice dell’ossicodone. Al centro del film campeggiano le opere d’arte di Goldin The Ballad of Sexual Dependency, The Other Side, Sisters, Saints and Sibyls e Memory Lost. In queste opere, Goldin ritrae gli amici rappresentandoli con bellezza e cruda tenerezza.
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