Tale e Quale Show, intervista a Enrico Montesano: 'quando ho iniziato io di imitatori ce ne erano due'

Tv / Intervista - 01 December 2017 09:00

Mauxa ha intervistato in esclusiva Enrico Montesano.

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Abbiamo intervistato in esclusiva Enrico Montesano, tra i giudici della settima edizione di "Tale e Quale Show".

D: Per lei è la seconda partecipazione a “Tale e Quale Show”, quali sono i fattori indispensabili per una buona imitazione?

R: Spirito di osservazione, “memoria acustica” se mi è consentita l’espressione, cioè catalogare e memorizzare la voce che si vuole imitare ed infine duttilità vocale.


D: In giuria affianca Loretta Goggi e Christian De Sica. Vi capita più spesso di essere in accordo o disaccordo con la valutazione delle esibizioni?

R: Siamo generalmente in sintonia, ma non perché ci accordiamo ma per un comune sentire. A volte però emergono divergenze nei giudizi e questo è un bene, vuol dire che giudichiamo in libertà ed autonomia.

D: Carlo Conti è un presentatore abile nel colmare tutti gli spazi narrativi dello show, capacità che ha mostrato anche alla guida del Festival di Sanremo 2017, dove lei è stato ospite. Cosa pensa della scelta di Claudio Baglioni come nuovo direttore artistico della kermesse?

R: Non posso dare un parere perché non conosco appieno i meccanicismi di una rassegna canora “di punta” come Sanremo.

D: Quest’anno ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Gigi Sabani, straordinario artista a cui è dedicata questa edizione di “Tale e Quale Show”. Che ricordo ha di lui?

R: Era un ragazzo simpatico e cordiale che purtroppo ci ha lasciato troppo presto!

D: Nel 1966 lei debuttò come attore imitatore insieme a Vittorio Metz nel piccolo Teatro Goldoni, quanto è cambiato il cabaret da allora?

R: Quando ho iniziato io di imitatori ce ne erano due, (Dalla’Aglio, che comunque fu il primo, aveva già diluito le sue prestazioni), il grande Alighiero Noschese ed il giovane Franco Rosi, poi arrivai io! Le serate nelle feste di piazza, nei teatri, erano cosa diversa dal teatrino impropriamente detto cabaret. Fu per me una grande scuola del 1966/67 in poi, era diverso perché meno volgare più sincero diretto quello degli esordi, poi più ricercato ed intelligente quello della seconda metà degli anni settanta. Vera satira, erano i tempi di una risata vi seppellirà. E invece.

D: Tra i personaggi che lei ha interpretato in molti film o serie tv ce n’è uno in particolare a cui e rimasto più legato?

R: Al Ladrone, allo sfigato di Aragosta a colazione, al conte Tacchia che ora, a febbraio, porto al Sistina in commedia musicale.

D: In teatro, in televisione e al cinema lei ha collezionato numerosi successi, quando si guarda indietro è felice di come sia andata la sua carriera?

R: Se fossi infelice sarei uno stupido ma guardo avanti e penso di poter fare ancora qualcosa di meglio!l

D: Quali sono i suoi progetti per il futuro?

R: Ho già nella precedente risposta accennato a Il ritorno del conte Tacchia, commedia d’amore, de cortello e nobiltà: vi aspetto al Sistina a febbraio. Nsai che pacchia!!

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