Incontro con Pupi Avati, Renato Pozzetto e il cast del film 'Lei mi parla ancora'

Cinema / Intervista - 06 February 2021 12:15

Lei mi parla ancora va in onda su Sky e streaming su NowTv

image
  • CONDIVIDI SU
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon

Lei mi parla ancora è il nuovo film di Pupi Avati in onda su Sky, anche in streaming e on-demand. La storia è quella di Nino (Renato Pozzetto) e Caterina (Stefania Sandrelli), sposati da sessantacinque anni e innamorati come al primo giorno: quando Caterina muore, la figlia (Chiara Caselli) si preoccupa del padre che non riesce a superare la perdita della donna. Così gli affianca Amicangelo (Fabrizio Gifuni), un editor con ambizioni da romanziere, per scrivere attraverso i ricordi del padre un libro sulla loro storia d’amore. Nel cast ci sono anche Isabella Ragonese, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix.


Potete parlarci del personaggio di Stefania e Nino, da giovani?

Isabella Ragonese. Stefania Sandrelli è unica. E rappresentare lei da giovane, mi ha condotto a cercare di far emergere la sua energia. E a non lavorare sull'imitazione.

Lino Musella. Interpretare Pozzetto da giovane era complicato. Pupi mi invitò ad andare un giorno sul set, e mi invitò a vedere come lavorava sul set.. Il lavoro fatto su questa coppia è stato realizzato con Isabella, perché poi abbiamo un modo simile di intendere il lavoro.

Il tuo personaggio è molto malinconico.

Renato Pozzetto. Quando Pupi mi ha telefonato per la parte, gli ho chiesto di leggere il copione. Dopo cinque pagine ero già commosso, così lui venne a Milano a casa mia e gli dissi che mi sentivo a posto per interpretare quel ruolo. Sul set a Roma gli chiesi se c'era spazio per aggiungere qualche dettaglio nella sceneggiatura, perché è una cosa che faccio spesso: l'ho fatto solo per una scena sui “ravioli”, dove ho dato il mio colore. Per il resto, il copione era perfetto.

Il tuo ruolo è breve ma intenso. Come l'hai affrontato?

Stefania Sandrelli. Una delle cose più belle del cinema sono le cose non dette e non fatte. Sapevo di avere una lavorazione estremamente frastagliata, anche se Caterina da giovane era interpretata dalla meravigliosa Isabella Ragonese. Avevo poche pose perché il film inizia con me che muoio. Ho pochi momenti in cui sono di età adulta. Poi ho preso confidenza con il fatto che la sceneggiatura si unisca. È stato il mio primo film con Pupi Avati, stranamente perché avrei voluto lavorare in film realizzati da lui. Fare un film alla nostra età – che non siamo teenager – è stata una cifra, emozionate, magica. La prima volta che l'ho visto, è emerso subito un assunto cinematografico che ci univa: come se fosse giusto esserci incontrati tardi per lavorare.


Il tuo ruolo è snodale nel film, quello della figlia di Nino. Come l'hai affrontato?

Chiara Caselli. La sera prima del precedente film in cui lavorai con Avati, Il signor diavolo lui mi chiamò dicendomi: “Caselli non mi rovinare il film”. Stavolta invece non m'ha chiamato! Io interpreto Elisabetta Sgarbi, ma nella sceneggiatura mi chiama “La figlia”: e ciò è fondamentale. Quando la scrittura è così precisa, nella sceneggiatura trovi tutto. Conosco Elisabetta, ma non l'ho chiamata per avere dei dettagli. Cercai interviste e articoli su di lei, e m'imbattei in una frase di Claudio Magris su Elisabetta: “temeraria, coraggiosa, implacabile, lucidissima”. Quando muore la mamma, lei si prende cura del dolore del papà, e questo è l'aspetto più importante del mio personaggio.

Puoi parlarci del tuo personaggio?

Serena Grandi. Per me la troupe del film è la mia seconda famiglia. Mi hanno dato una progettualità forte: Clementina è una grande donna, e mi sono ispirata all'essere madre, una donna che vuole un futuro per il figlio.

A quale target ti sei indirizzato?

Pupi Avati. È una storia d'amore così totalizzante che seduce tutti. Poi che sia realizzabile oggi, è anacronistico: a me questa precarietà degli affetti, pare che sia il lato meno apprezzabile della società attuale.

Come sarà ritornare nelle sale cinematografiche, dopo queste chiusure dovute alla Covid-19?

Pupi Avati. Il periodo si sta prolungamento in modo grave. Avevo proposto all'Anac un modalità che riproduca la nostalgia del cinema. Perché in questi mesi il cinema è continuato ad esserci. Le persone devo rivivere questo tipo di nostalgia.

Nicola Maccanico. Il cinema godeva di ottima salute prima della pandemia, il box office aveva superato i 200 milioni. Il cinema deve essere pronto a trovare anche delle sale migliori di quelle che c'erano prima.


© Riproduzione riservata



Seguici su

  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon
  • icon