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Pietro Castellitto in un thriller Netflix che ricorda Romanzo criminale: Roma ha un segreto

Pietro Castellitto e Claudio Santamaria protagonisti di un thriller Netflix tra falsificazioni, criminalità e intrighi.

Pietro Castellitto in un thriller Netflix che ricorda Romanzo criminale: Roma ha un segreto

Un giovane pittore arriva a Roma con il sogno di diventare un grande artista, ma il suo talento finisce per trascinarlo negli ambienti più pericolosi della criminalità italiana. È questa la premessa di Il falsario, il film con Pietro Castellitto disponibile su Netflix, che riporta il pubblico nella Capitale degli anni Settanta, tra opere d'arte contraffatte, organizzazioni criminali e intrighi politici. Diretto da Stefano Lodovichi, il lungometraggio mescola thriller, dramma e ricostruzione storica, evocando le atmosfere di Romanzo criminale e dei racconti dedicati agli anni di piombo. Ma l'elemento più sorprendente è un altro: dietro il protagonista si nasconde una figura realmente esistita, coinvolta in alcuni dei misteri più oscuri della storia italiana.

La vicenda comincia nella Roma del 1976, quando Toni, interpretato da Pietro Castellitto, arriva dall'Abruzzo insieme a due amici d'infanzia: Vittorio, un giovane sacerdote interpretato da Andrea Arcangeli, e Fabione, un operaio dalle convinzioni rivoluzionarie al quale presta il volto Pierluigi Gigante. Toni possiede uno straordinario talento per la pittura e sogna di conquistare il mondo dell'arte. La realtà, però, si rivela molto diversa dalle sue aspettative. Il successo tarda ad arrivare e il desiderio di affermarsi lo spinge progressivamente verso ambienti nei quali il denaro conta molto più dell'autenticità.

A cambiare il suo destino è Donata, una gallerista interpretata da Giulia Michelini, che intuisce le sue capacità e gli offre l'opportunità di realizzare copie di opere d'arte. Quello che inizialmente sembra un modo per guadagnarsi da vivere si trasforma rapidamente in qualcosa di molto più pericoloso. Toni scopre di possedere un talento eccezionale per la falsificazione, una capacità che attira l'attenzione di personaggi influenti, criminali e individui legati agli ambienti più controversi della Capitale. Nel cast figurano anche Claudio Santamaria, nel ruolo del Sarto, ed Edoardo Pesce, che interpreta Balbo, due figure che contribuiscono a rendere ancora più complesso il mondo nel quale il protagonista comincia a muoversi.


Accanto a loro compaiono Aurora Giovinazzo nei panni di Virginia e Fabrizio Ferracane in quelli di Zù Pippo. Ma ciò che distingue Il falsario da un normale thriller criminale è soprattutto il suo rapporto con la storia italiana. Il personaggio di Toni è liberamente ispirato ad Antonio Giuseppe Chichiarelli, conosciuto anche come Toni della Duchessa, un falsario realmente esistito che operò a Roma tra gli anni Settanta e Ottanta. Il suo nome è legato anche alla vicenda del rapimento di Aldo Moro, in particolare al falso comunicato numero 7 delle Brigate Rosse, che annunciava erroneamente la morte dello statista e indicava nel lago della Duchessa il luogo in cui cercarne il corpo.


Chichiarelli viene inoltre associato alla celebre rapina al deposito Brink's Securmark di Roma del 1984, uno degli episodi più discussi della cronaca criminale di quel periodo. È importante però sottolineare che Il falsario non è una ricostruzione biografica rigorosa. Stefano Lodovichi e gli sceneggiatori Sandro Petraglia e Lorenzo Bagnatori utilizzano elementi reali come punto di partenza per costruire un racconto cinematografico nel quale invenzione e storia si intrecciano continuamente. Il film è infatti ispirato anche al libro Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo, scritto da Nicola Biondo e Massimo Veneziani.


Il risultato è un'opera che richiama per ambientazione Romanzo criminale e Il traditore, ma che sceglie un protagonista decisamente particolare: non un boss o un investigatore, bensì un artista capace di utilizzare il proprio talento per ingannare chiunque. La regia di Lodovichi privilegia un ritmo sostenuto, alternando momenti ironici a situazioni nelle quali il confine tra ambizione e criminalità diventa sempre più sottile. Fondamentale è l'interpretazione di Pietro Castellitto, che costruisce un personaggio carismatico, impulsivo e profondamente contraddittorio, capace di suscitare simpatia anche quando le sue decisioni diventano moralmente discutibili.


La ricostruzione della Roma degli anni Settanta rappresenta un altro elemento interessante, tra locali notturni, gallerie d'arte, ambienti criminali e tensioni politiche che restituiscono l'immagine di un Paese attraversato da profonde trasformazioni. Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025 e disponibile su Netflix Italia dal 23 gennaio 2026, Il falsario è quindi un consiglio di visione particolarmente interessante per gli appassionati di thriller storici, racconti criminali e storie ispirate a personaggi realmente esistiti. Perché dietro il talento di un uomo capace di riprodurre qualsiasi opera d'arte si nasconde una domanda inquietante: fino a che punto una menzogna può arrivare a cambiare la realtà?

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