Recensione libro Noir di Christopher Moore

Daily / Libri / Recensione - 18 May 2018 12:00

In libreria per Elliot Edizioni.

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Noir è il nuovo romanzo di Cristopher Moore, autore di tanti bestseller del New York Times.

Libro Noir

San Francisco, estate 1947. Sammy (Due Dita) Tiffin lavora come barista per Sal Gabelli, detto Sally Gab: “Il bar di Sal è il tipo di locale dove all’apertura del pomeriggio hanno tutti l’aria di topi beccati da un riflettore a divorare le cervella di un compagno morto in trappola. Nessuno è contento di farsi pizzicare in un bar alle quattro del pomeriggio. Perfino i vecchi alcolizzati che migrano per il quartiere di mattina per farsi un bicchiere già pronto per loro quando Sal apre si vergognano un po’; ringhiano alla luce come Frankenstein al fuoco. Sal strofinava il bancone con uno straccio sbrindellato come se pulisse il sangue subito dopo un omicidio a colpi d’ascia, svogliatamente, come se fosse consapevole che stava solo rimescolando le viscere sulla superficie. Io ripulivo sempre quando lui se ne andava”.

Sammy ha un passato nell'Idaho di cui non parla. È zoppo, per via di un incidente in fabbrica che gli ha impresso il marchio della vergogna. In cerca di fortuna, a San Francisco trova un posto di lavoro in un cantiere navale: è un modo per servire la patria, visto che non è stato ritenuto idoneo per arruolarsi in Marina e combattere “i giappi e i crucchi”. Nel cantiere navale, sarà un fiocco di neve emarginato, ma troverà anche un amico afroamericano, Lone Jones.

Sammy ha altri trascorsi poco edificabili, per cui, secondo la legge, è un fuggitivo. Sal, che conosce questa parte della sua storia, lo tiene in pugno.

Un altro amico, su cui il protagonista può contare, è il cinese Moo Shoes. Tuttavia, certe abitudini degli anziani di Chinatown, non faranno che procurare altri guai a Sammy, a caccia di un business per uscire dai bassifondi. Il terzo amico è il taxista Milo.

Noir comincia con un fulmine a ciel sereno, di natura sentimentale, nella vita di Sammy: una pupa mozzafiato con il nome di un formaggio inglese, Stilton. È amore a prima vista, ma a parte gambe e curve, lo zoppicante “Due-Dita” ha modo di apprezzare ben altro: “Pensai a Stilton dietro al bancone che distribuiva piatti tutto il giorno mentre io dormivo e avevo a che fare con gentaglia varia, brutti ceffi e persone sgradevoli, e sentivo male al piede. E sapevo che lei stava soffrendo, e ben più del mio piede dolorante, perché era una brava ragazza, forse un po’ stramba, una stramba triste, come diceva Milo, ma una stramba adorabile. Io non sono l’uomo giusto per lei, e lo so”.

La parte thriller di Noir comincia con Sal che ha un lavoretto per Sammy. C'è un generale, pluridecorato, dell'aviazione militare determinato a entrare nell'esclusivo club dei Bohemian: “Per molto tempo i Bohemian erano stati un’istituzione a San Francisco, e non era un mistero quello che succedeva nel loro campo in mezzo alla foresta a un paio d’ore a nord della città, ma si diceva che molti uomini potenti di ogni estrazione sociale si radunassero lì per inventare degli scherzetti parecchio influenti che avevano a che fare con il dominio del mondo, tipo il Progetto Manhattan e il New Deal e quant’altro. Pare che avessero avuto fra i loro membri quasi tutti gli ultimi dieci presidenti, così come capitani d’industria e vari artisti e scrittori, che continuavano a coinvolgere in modo da non passare come dei totali impostori. Ma come mai uomini di tale potere non riuscissero a procurarsi da soli una compagnia femminile, a questo non ci arrivavo”.

Stilton scompare, nel mezzo di un susseguirsi di eventi loschi da sistemare. Nel racconto entrano in scena anche Petey, un mamba nero che a un certo punto vorrebbe strisciare per i vicoli di Chinatown senza essere disturbato, e un disco volante che si schianta nel New Mexico.
Noir, l'avrete capito, è un romanzo stravagante con molti colpi di scena e un finale, meritatamente, riposante per i protagonisti coinvolti.

© Riproduzione riservata



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