Recensione Fotograf, Karel Roden interpreta Jan Saudek
Diretto da Irena Pavlásková, in sala dal 28 giugno.
Fotograf è il biopic liberamente ispirato alla vita di Jan Saudek, il fotografo e pittore di nazionalità ceca, diventato una leggenda vivente. Il film è diretto da Irena Pavlásková, mentre per la sceneggiatura la regista si è avvalsa della collaborazione dello stesso Saudek.
L'infanzia, durante la Seconda guerra mondiale, è quella di un bambino di origini ebraiche. Nato a Praga in una famiglia benestante, insieme al fratello Karen, Jan è destinato al campo di concentramento per bambini nati da matrimoni misti. Ai fratelli gemelli si interessa Josef Mengele che, ad Auschwitz-Birkenau, dirigeva la sua clinica per condurre gli aberranti esperimenti.
Schede
Della
famiglia, si salvano il padre e i due figli. L'avvento del comunismo
non facilita l'attività dell'artista, costretto a lavorare in uno
scantinato per non attirare l'attenzione della polizia segreta.
Tra
la fine degli Anni Settanta e gli inizi degli Anni Ottanta, Saudek
conoscerà la celebrità internazionale, mentre in patria gli sarà
finalmente concesso di esercitare la professione di fotografo.
Fotograf
racconta l'artista attraverso le innumerevoli figure femminili che lo
hanno circondate. Dalle moglie, e le figlie, alle modelle dei suoi scatti, le collaboratrici, le sostenitrici della sua opera.
Saudek,
interpretato da un istrionico Karel Roden, le ama tutte, ammirandone
la forza e la bellezza delle forme morbide. La sua natura libera e
anticonformista malsopporta la monogamia e la convivenza.
Nell'universo femminile che lo circonda, ci sono donne comprensive e
generose, ma anche qualcuna più livorosa, in attesa di dargli il
benservito.
Fotograf
permette allo spettatore di immergersi nell'opera visionaria, tragica
e gioiosa allo stesso tempo di Saudek. Certe immagini scattate in
bianco e nero, poi completate con tecnica pittorica, contengono un
erotismo spesso trasgressivo che ha fatto gridare allo scandalo.
Invece, concordano i critici più influenti, nelle sue fotografie c'è la prepotenza della vita che prende a calci nel sedere
la morte e i suoi “angeli”.
Da un punto di vista prettamente
cinematografico, il biopic si muove su uno sviluppo scontato.
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