Recensione del film The Post

Cinema / Recensione - 31 January 2018 08:00

Steven Spielberg è il regista di “The Post” con Meryl Streep e Tom Hanks.

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The Post è il film di Steven Spielberg che racconta un caso realmente accaduto nel 1971. 

La vicenda è quella della proprietaria del giornale di famiglia Washington Post, Katharine Graham (Meryl Streep) che nel 1971 decide di quotare in borsa la sua azienda, così da attrarre investitori.

Emblematico è il momento in cui Katharine si espone ai finanziatori, mostrando anche la sua capacità di donna manager, pur se spesso oscurata dalle continue feste cui partecipa. 


The Post

E così l’imprenditrice - interpretata  in maniera scultorea dalla Streep - pare essere distante da ciò che avviene nella propria redazione, impersonata  dal direttore del giornale Ben Bradlee (Tom Hanks).

I due estremi dell’idea di giornalismo si avvicinano spesso con screzi: tanto lei è interessata a quotare in borsa l’azienda ed avere il beneplacito degli investitori, quanto lui è in cerca di uno scoop che possa far aumentare le sorti della testata.

L’occasione si presenta con un dossier che proverebbe l’insabbiamento durato due decenni (1945-1967) ad opera della Presidenza degli Stati Uniti, inerente il coinvolgimento nella guerra in Vietnam. Da qui emergerebbe che le amministrazioni  manipolarono addirittura le elezioni in quello stato, e che l’attuale presidente Nixon è al corrente delle varie manovre. 

Il film procede quindi attraverso lo scioglimento di questo dubbio, perché Ben vorrebbe pubblicare il dossier, mentre Katharine tende a non stizzire i suoi investitori: la pubblicazione del dossier era già stata vietata dal tribunale, e ciò rende la vicenda più intricata, mescolando politica, deontologia, senso degli affari.

È in questi tre ambiti che si muove il film, che Spielberg sa manovrare con perizia, dagli sbuffi della Streep che solo con un’accennata mimica riesce a far trapelare degli dilemmi, a Tom Hanks che alterna patimento giornalistico a pragmatismo.


Se un difetto va trovato al film, è quello inerente una eccessiva teatralizzazione della vicenda, per cui tutti i personaggi si muovono sempre in interni, tra le feste glamour di Katharine e la redazione ticchettante del Washington Post. Ma di fronte all’evoluzione della storia che i dialoghi sferzanti fanno evolvere, ciò rimane in secondo piano, perché dopo le grande scenografie di “GGG - Il grande gigante gentile” (2016) il regista ci conduce in un ambiente così distante da esso, che risulta anche simile. L’ambizione di quella ragazza, Sophie di mostrare la lealtà del gigante GGG è la stessa dei protagonisti di “The Post”, che tentano di far trionfare un’idea di giustizia cui le ambizioni personali soggiacciono.


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