Serie tv da vedere, American Crime e la realtà dal giudizio sospeso
American Crime è la nuova serie disponibile su TimVision dalla trama in bilico tra morale e ambiguità: la recensioni sono buone, per un prodotto Disney-Abc ideato da John Ridley
American Crime è una delle serie più attese in Italia, per la commistione di tematiche concrete e al contempo sociali. Innovativa è anche la modalità di distribuzione, perché si tratta della prima serie trasmessa in esclusiva da TimVision.
\r\nTrama. A produrla è la Disney attraverso la Abc: la trama segue la criminalità che comincia ad insediarsi in una tranquilla città californiana, Modesto: in casa una giovane coppia è aggredita, il veterano Matt Skokie è assassinato e la moglie Gwen percossa. Russ Skokie e la sua ex moglie, Barb - interpretata da Felicity Huffman già protagonista di “Desperate Housewives” - tornano a Modesto a seppellire il loro figlio e chiedere giustizia per l'omicidio. Nel ruolo di Russ c’è l’attore premio Oscar Timothy Hutton.
\r\nI capri espiatori sono quattro uomini di origine ispanica che vengono arrestati, e quando le autorità cercano i colpevoli i sospetti sono motivati da pregiudizi razziali e di classe, nonché sessuali piuttosto che da prove tangibili.
\r\nRecensioni. Per il San Francisco Chronicle “American Crime” - uscita negli Usa il 5 marzo 2015 - mostra un’efferatezza reale, “con grinta, coraggio. È una delle migliori serie che vedrete in TV quest'anno: punta alla verità e non tira pugni per arrivarci”. Anche il The New York Times sottolinea questo aspetto esimente nel giudicare gli eventi, ribadendo che “il crimine non è fondamentale (...) la rabbia degli accusati, il dolore delle famiglie delle vittime, la ricerca, la difesa e l'accusa si tinge di pregiudizio”.
\r\nDisney. Il titolo di una serie come “American Crime” che potrebbe focalizzarsi su gesti efferati in realtà rimanda a come si individui un colpevole e sugli errori che questo processo può comportare. Il pregiudizio è il tema essenziale, un atteggiamento erroneo della moralità umana che risponde poi alle tematiche preferite della Disney, ovvero le discriminazioni razziali e il pathos che si concentra sulle vittime, come nel recente film “The Help”. La stessa ABC che dopo “C’era una volta”, “Scandal” e “Le regole del delitto perfetto” tenta una serie più aspra, come ha fatto la HBO con "True Detective".
\r\nMorale. Su questo moralismo si concentra l’opinione di Usa Today, che considera “American Crime” permeata di interruzioni che rappresentano l’obiettivo della serie: “i personaggi si mostrano come una raccolta di tipi sociali, scelti per rappresentare i loro problemi. Si imbattono in persone reali, profondamente viziate, catturate in un sistema che sembra non prendersi cura di nessuno di loro”. La discriminazione sessuale è mostrata in forma privata, quasi familiare: “nessun padre vuole leggere delle gesta selvagge sessuali della figlia, ma allo stesso tempo American Crimine fa sembrare Tom - interpretato da W. Earl Brown, n.d.r. - un dinosauro genitoriale (sembra più preoccupato per le implicazioni di piacere erotico che su cosa la figlia combini di notte)”. La discriminazione di classe - altra tematiche cara alla Disney - è considerata sempre dal The New York Times come “immersione totale nelle collisioni sociali (...) niente è semplice o chiaro. Le vittime non sono necessariamente innocenti, e il colpevole non è sempre in colpa”.
\r\nGli aspetti più disturbanti sono quelli in cui una persona qualunque per reagire ad un’ingiustizia subita supera il proprio torpore: “Non c'è nulla che io non farò per il mio bambino" dice la dolente madre Barb dopo la morte del figlio. È “l'incarnazione di una giusta furia, che diventa l'articolazione fondamentale del problema in “American Crime” afferma Variety. La recitazione degli attori è considerata di “prestazioni superbe” (Yahoo TV). Le scene di violenza sono assenti.
\r\nJohn Ridley. La serie è ideata da John Ridley, che ha scritto la sceneggiatura del film Oscar "12 anni schiavo”: si allinea al solco di quelle real-crime di recente produzione, come “Fargo”, “The Fall”. Il male si connatura nella realtà quotidiana, non come in serie come “Power” dove esso è più altolocato e non rinvenibile nel giardino di casa propria.
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