Killers of the Flower Moon è tratto da una tragica storia vera: nativi uccisi per il petrolio
La vera storia dietro il film di Scorsese: come Ernest Burkhart sposò Mollie Osage per rubare il petrolio.
Killers of the Flower Moon è la ricostruzione di uno dei capitoli più oscuri e meno raccontati della storia americana: una serie di omicidi orchestrati negli anni Venti in Oklahoma per impadronirsi delle immense ricchezze petrolifere della Nazione Osage. Il film, uscito nelle sale italiane il 19 ottobre 2023, è tratto dal saggio bestseller di David Grann "Gli assassini della terra rossa", un'indagine giornalistica che ha riportato alla luce una vicenda rimasta troppo a lungo nell'ombra. Ma qual è la storia vera dietro le immagini di Leonardo DiCaprio, Robert De Niro e Lily Gladstone?
All'inizio del Novecento, i Wahzhazhe, come preferivano chiamarsi i nativi americani di quella comunità, erano diventati le persone con il livello di ricchezza pro capite più alto del mondo. Un'affermazione che può sembrare paradossale, ma che poggia su basi concrete: nel sottosuolo della contea di Osage, in Oklahoma, erano stati scoperti giacimenti petroliferi di proporzioni colossali.
La storia di questo popolo nativo è complessa e dolorosa. Sfollati dalle loro terre originarie tra Ohio e Mississippi, gli Osage avevano acquistato legalmente vasti territori in Oklahoma. Grazie a un accordo del 1906 negoziato dal capo principale James Bigheart e dall'avvocato meticcio John Palmer, ogni Osage di sangue puro ricevette un'assegnazione di 657 acri di terra che includeva un "headright", ovvero il diritto a ricevere una quota trimestrale dei profitti derivanti dai minerali del sottosuolo tribale.
Il sistema aveva una peculiarità cruciale: mentre la superficie poteva essere venduta o affittata, i diritti minerari potevano essere trasmessi solo per eredità. Nessuna vendita, nessun acquisto, solo successione legale. Quando il petrolio iniziò a sgorgare, gli Osage si trovarono seduti letteralmente su una miniera d'oro nero.
Ma c'era un altro lato della medaglia, oscuro e discriminatorio. Il governo degli Stati Uniti istituì un sistema di tutela per cui qualsiasi Osage ritenuto "incompetente" veniva assegnato a un tutore, quasi sempre un uomo bianco, che controllava il suo denaro. Il sistema, teoricamente concepito per proteggere, si trasformò rapidamente in uno strumento di furto legalizzato: i tutori trattenevano o sottraevano sistematicamente i fondi che dovevano amministrare. Nel film, Mollie Kyle deve supplicare il proprio tutore per ottenere l'accesso al suo stesso denaro per pagare le spese mediche.
Fu in questo contesto di ricchezza straordinaria e vulnerabilità sistemica che iniziò quello che sarebbe stato ricordato come il Regno del Terrore. Nel 1921 due membri della comunità Osage, Anna Brown e Charles Whitehorn, vennero trovati morti. Non fu un episodio isolato, ma l'inizio di una scia di sangue che avrebbe portato il conteggio delle vittime a 24 persone uccise.
Al centro della cospirazione c'era William Hale, intrepretato nel film da Robert De Niro, un allevatore locale e uomo d'affari che si presentava come un "vero amico" della Nazione Osage. In realtà, Hale aveva orchestrato un piano diabolico: reclutare criminali disposti a eliminare i nativi in cambio di denaro, per poi appropriarsi dei loro diritti petroliferi e delle polizze assicurative sulla vita.
La figura più tragica e controversa di questa vicenda è Ernest Burkhart, nipote di Hale e marito di Mollie Kyle. Ernest aveva conosciuto Mollie mentre lavorava come tassista nella contea di Osage. Si sposarono nel 1917, su insistenza dello zio, ed ebbero tre figli: Elizabeth, James "Cowboy" e Anna. Quella che all'apparenza sembrava una normale famiglia divenne il teatro di un tradimento indicibile.
Ernest, seguendo le direttive dello zio, cospirava attivamente per uccidere la famiglia di Mollie mentre viveva sotto lo stesso tetto, condivideva il letto matrimoniale e cresceva i suoi figli. Anna Brown, sorella di Mollie, fu una delle prime vittime. La perfidia del piano raggiungeva livelli quasi incomprensibili: Ernest stava letteralmente avvelenando la donna che aveva sposato per accelerare la sua morte e incassare l'eredità.
Solo nel 1926, dopo anni di terrore, un giovane J. Edgar Hoover, futuro capo dell'FBI, inviò Tom White con una squadra investigativa speciale a indagare sui crimini. L'indagine portò alla luce l'intera rete criminale: William Hale aveva pagato diversi sicari per liberarsi dei nativi. Emerse anche la complicità di Ernest, che aveva sposato Mollie con il preciso scopo di ereditare i suoi diritti petroliferi.
Il 4 gennaio 1926 l'intero gruppo criminale venne arrestato prima che potesse compiere l'ennesimo omicidio. Nel marzo dello stesso anno, i responsabili furono condannati per omicidio di primo grado. Mollie sopravvisse, ma la sua famiglia era stata decimata. Dopo la condanna di Ernest, si divorziò da lui e si risposò con John Cobb, un uomo Osage, con cui visse fino alla sua morte nel 1937.
Molti aspetti di questa tragedia rimangono ancora oggi oggetto di dibattito. Il numero esatto delle vittime, per esempio, è ancora incerto: mentre ufficialmente si parla di 24 morti, storici e membri della Nazione Osage sostengono che il totale reale potrebbe essere molto più alto, con decine di casi mai risolti o nemmeno indagati adeguatamente.
Il sistema di tutela che permetteva ai bianchi di controllare il denaro degli Osage continuò per decenni dopo gli omicidi, terminando ufficialmente solo nel 1968. Questo significa che per più di 60 anni, i nativi americani più ricchi del mondo non potevano spendere liberamente i propri soldi senza l'approvazione di tutori esterni.
La terra degli Osage oggi continua a produrre petrolio e gas naturale, anche se in quantità molto inferiori rispetto al boom degli anni Venti. I discendenti degli Osage che possiedono headright continuano a ricevere pagamenti trimestrali, sebbene l'ammontare sia una frazione di quello che i loro antenati ricevevano un secolo fa.
Killers of the Flower Moon torna in tv questa sera su Rai 4 alle 21:20. Con un cast d'eccezione come Leonardo Di Caprio, Robert De Niro e Lily Gladstone, ora sapete cosa si nasconde dietro la storia che Scorsese ha voluto raccontare. Una storia che l'America ha preferito dimenticare per troppo tempo ma che merita di essere raccontata, ricordata e studiata come monito su quanto in basso possa spingersi l'avidità umana quando si combina con il razzismo sistemico e l'indifferenza collettiva.
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