Festival di Venezia 2017: Mektoub, My Love: canto uno - Recensione film
74° Mostra internazionale del cinema di Venezia, presentato in concorso il film diretto da Abdellatif Kechiche
Mektoub, My Love: canto uno, è il film del regista franco-tunisino che vinse la Palma d’oro a Cannes con La vita di Adele. Abdellatif Kechiche si presenta alla Mostra del cinema di Venezia 2017 con un’opera che esplora la bellezza femminile ed i rapporti personali sullo sfondo delle coste del mediterraneo, compiendo un confronto tra profondità e superficialità. Storia tratta dal romanzo di Francois Bégaudeau, La blessure, la vrai ed interpretata da Shaïn Boumedine, Ophélie Bau, Lou Luttiau, Alexia Chardard e Hafsia Herzi.
Trama del film Mektoub, My Love: canto uno. Amin (Shaïn Boumedine) è un appassionato di cinema ed aspirante sceneggiatore che con la sua macchina fotografica cattura la bellezza della natura e delle donne che lo circondano. Nell’estate del 1994 Amin lascia Parigi per tornare a casa nella costa sud della Francia in occasione delle vacanze estive e ritrova i suoi amici e la sua famiglia. In compagnia di suo cugino passa il tempo tra spiagge, discoteca ed il ristorante di famiglia, facendo nuove amicizie ed esplorando la natura umana.
La regia di Abdellatif Kechiche alterna sequenze paesaggistiche ad inquadrature che catturano la fisicità giovanile e divertita delle donne che popolano le spiagge. La telecamera indugia flemmaticamente sugli aspetti estetici ed esteriorizzanti del divertimento giovanile, soffermandosi sulle reazioni dei protagonisti, coinvolti con le loro passioni o dalla loro superficialità. Il protagonista viene utilizzato per creare un elemento di rottura con l’andamento festeggiante ed edonistico, volto ad analizzare con profondità gli aspetti che lo circondano ma comunque affascinato da tanta bellezza. Un elemento che si pone alla ricerca di una semplicità che può essere trovata in momenti inaspettati.
Abdellatif Kechiche realizza un’esasperante osservazione della quotidianità a tratti abusando della pazienza degli spettatori, riuscendo a far emergere le sensazioni del protagonista perso tra nostalgia e ricerca personale. La fotografia vivida e suggestiva coglie con particolareggiato realismo paesaggi e soggetti. La sceneggiatura scritta da Abdellatif Kechiche e Ghalya Lacroix è densa e routinaria, riuscendo a cogliere esaustivamente e con ridondanza i vari momenti della quotidianità. Il film alla proiezione in sala è stato accolto da un timido applauso.
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