Festival di Venezia 2016, 'Orecchie': intervista al regista Alessandro Aronadio e all'attore Daniele Parisi
Mauxa ha intervistato il regista Alessandro Aronadio e l'attore protagonista Daniele Parisi.
Il lungometraggio intitolato "Orecchie" viene presentato in anteprima mondiale alla 73. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nell'ambito di Biennale College.
Abbiamo intervistato il regista del film Alessandro Aronadio insieme all'attore protagonista Daniele Parsi.
D: Qual'è la tua personale idea di comicità?
Alessandro Aronadio: "Orecchie è un mash-up di tante cose che mi piacciono della comicità e che sono assolutamente diverse. Probabilmente sono tutte declinazioni un pò più storte della comicità, quello forse è la cosa che mi interessa di più, io definisco ogni tanto Orecchie come una commedia storta, molto simmetrica, molto fissa dal punto di vista formale ma storta dal punto di vista del tono".
Orecchie, 'una commedia sul senso di smarrimento'
D: A tuo parere la diffusione delle piattaforme sociali ha contribuito all'emersione del timore dell'anonimato?
Alessandro Aronadio: "Si, in maniera disfunzionale ovviamente. Orecchie si chiama Orecchie, che sono il mezzo principale di comunicazione, fotografa anche un periodo storico, un momento sociale, in cui abbiamo la maggiore quantità di device possibili per poter comunicare, quindi è la cosa più facile del mondo in questo momento ma paraddossalmente tutto è oramai più svuotato di significato rispetto a quello che poteva essere un tempo, anche quindi il modo di poter presentarsi, di poter trasmettere la propria identità è molto virtuale, è molto falso e l'essere un fake non deve necessariamente significare usare la foto di un'altra persona o l'identità di un'altra persona, comunque l'identità digitale che crei è qualcosa di diverso da te."
D: Come hai preparato questa interpretazione?
Daniele Parisi: "Noi abbiafo fatto delle prove prima di girare poi abbiamo creato quel tessuto su cui poi abbiamo giocato sulla scena, abbiamo tracciato quello che era l'arco del personaggio dall'inizio alla fine, in ogni scena renderci conto esattemente quelli che erano gli umori e soprattutto il climax per ogni scena, è stato un lavoro molto meticoloso, molto preciso, e questa cosa qui ci ha dato la possibilità poi di giocare il testo."
D: Quanto ha influito il bianco e nero sull'emersione di questi significati?
Daniele Parisi: "Il lavoro che ho fatto da attore è cercare questa essenzialità, semplicità che è presente anche nei film di Keaton. Un altro attore che fa questo in Italia secondo me è Francesco Nuti, che lavora molto su quella essenzialità, tragicomica, è la tragedia che va a braccetto con la parodia, con la commedia. Non mi ero mai confrontato con l'essere in bianco e nero, da attore mentre agivo sulla scena questo era irrilevante per me."
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