Chi era Lizzie Borden e cosa si nasconde dietro la storia vera della nuova serie Netflix?
Il prossimo 17 Settembre uscirà la nuova serie Netflix, Monster: La Storia di Lizzie Borden. Ecco la verità sul killer.
Il prossimo 17 Settembre, Netflix torna al true crime con la nuova stagione della serie antologica Monster e questa volta mette in scena la storia di Lizzie Borden, una delle assassine più efferate e rinomate d'America. Quello che ci si chiede, prima dell'arrivo della serie, è cosa si nasconda nella realtà. Ecco, quindi, la vita della Borden, per arrivare preparati al fatidico 17 Settembre, quando capiremo se Netflix è stata fedele e aderente alla verità o se ha esagerato con la finzione scenica.
Ci troviamo a Fall River, Massachusetts, in una domenica d'agosto del 1892, quando Lizzie Borden avrebbe impugnato un'ascia e cambiato per sempre il modo in cui la società consuma le storie di morte. Lizzie non fu solo una presunta assassina, ma il primo vero caso mediatico della storia americana.
Schede
Fall River era una cittadina industriale affacciata sull'oceano quando Lizzie Borden vi nacque nel 1860. Suo padre Andrew era uno degli uomini più ricchi della zona: possedeva banche, terreni, fattorie. Eppure la ricchezza non si traduceva in comfort per la famiglia. Andrew Borden era notoriamente spilorcio, un uomo che privava moglie e figlie non solo del superfluo ma del necessario. Per guadagnare qualche soldo in più vendeva perfino le uova delle sue galline ai vicini, un comportamento che per Lizzie era insopportabile.
Lizzie e sua sorella Emma, di dieci anni più grande, vivevano in una piccola dependance priva di bagno e acqua corrente, rassegnate all'idea di rimanere zitelle sotto il tetto paterno. Le due donne erano figlie del primo matrimonio di Andrew con Sarah A. Morse, rimaste orfane di madre quando erano ancora bambine. Il padre si era risposato con Abby Durfee Gray, una donna che le figlie non avevano mai accettato. L'acredine familiare crebbe anno dopo anno, alimentata dalle piccole crudeltà quotidiane e dall'avarizia del patriarca.
Andrew era così attaccato ai soldi che per risparmiare aveva venduto la carrozza e il cavallo, considerati spese inutili, lasciando nella stalla solo alcuni piccioni. Quando parte di quegli uccelli furono rubati, dalla rabbia Andrew decise di uccidere quelli rimasti. Lizzie, molto attaccata a quegli animali che rappresentavano uno dei pochi affetti in quella casa fredda e ostile, ci restò malissimo piangendone la morte per giorni. Ma la rabbia verso il padre esplose quando scoprì che aveva donato una casa alla sorella della moglie, un gesto che mandò su tutte le furie le figlie, consapevoli che il loro patrimonio veniva gradualmente eroso a favore della seconda famiglia.
La mattina del 4 agosto 1892 faceva un caldo soffocante. In casa si trovavano Abby, la domestica di origini irlandesi Bridget Sullivan e Lizzie. Alle 10:40 Andrew rientrò a casa e iniziò a leggere il giornale mentre Lizzie e la matrigna si trovavano nelle loro stanze. Erano le 11:10 quando Bridget sentì Lizzie urlare. La giovane donna aveva appena trovato il padre riverso sul divano del salotto, morto. Nella stanza accanto giaceva il corpo senza vita di Abby. Entrambi erano stati uccisi a colpi d'ascia: diciotto colpi per la matrigna, tredici per il padre. Un massacro.
In casa, al momento del duplice omicidio, non c'era nessun altro se non le vittime, Lizzie e la domestica. Emma si trovava fuori città. Non c'erano segni di effrazione, niente era stato rubato. Dopo l'autopsia si capì che Abby era morta circa un'ora prima del marito. Le testimonianze dei vicini cancellarono subito le ipotesi di estranei in casa e attestarono che le uniche presenti erano Lizzie e la sua matrigna. Gli investigatori si concentrarono immediatamente sull'unica persona con movente e opportunità: Lizzie Borden.
Le prove circostanziali erano schiaccianti. L'ascia del delitto fu ritrovata in casa, pulita, e apparteneva alla famiglia Borden. Alcuni vicini testimoniarono di aver visto Lizzie bruciare un vestito il giorno dopo l'omicidio, presumibilmente quello indossato durante il massacro e mai più ritrovato. Così Lizzie venne accusata di duplice omicidio con il movente dell'eredità. Eppure quando il caso arrivò in tribunale, l'America si divise. Da una parte chi la riteneva colpevole, dall'altra chi non poteva credere che una donna di buona famiglia, minuta, religiosa e con l'unico hobby di modellare ceramica, potesse compiere un simile orrore.
Il processo a Lizzie Borden coincise con l'esplosione della stampa di massa in America. I giornali dedicavano pagine intere agli sviluppi del caso, le udienze venivano trasmesse via radio, se ne parlava nei bar e nei salotti di tutto il paese. Fu il primo vero processo mediatico della storia americana, il momento in cui cronaca nera e intrattenimento si fusero definitivamente. Il 20 giugno 1893, dopo appena un'ora di deliberazione, Lizzie Borden fu dichiarata non colpevole. L'assoluzione scioccò molti ma Lizzie non sembrò turbata. Grazie alla lauta eredità paterna, acquistò una casa più grande sempre a Fall River e vi si trasferì con la sorella Emma.
Tre anni dopo il processo Lizzie fu accusata di aver rubato due costose porcellane in una galleria d'arte di Providence e fu costretta a confessare il furto. Emma alla fine se ne andò, stanca del peso del sospetto, mentre Lizzie rimase sola in quella casa fino alla morte, avvenuta nel 1927. Visse da ricchissima con il patrimonio del padre ereditato, ma non pronunciò mai più una parola su quanto accaduto quella mattina d'agosto. Portò il suo segreto nella tomba.
Ma la storia di Lizzie Borden non morì con lei. La casa dove avvennero i delitti è oggi un museo e un bed & breakfast macabro, dove turisti morbosi dormono nelle stanze del crimine e partecipano a ricostruzioni teatrali dell'omicidio. La vera domanda, quella che continua a ossessionare storici e appassionati di true crime, rimane senza risposta: Lizzie Borden uccise davvero suo padre e la sua matrigna?
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