In Memoriam: Piazza Tiananmen 1989
A Pechino le autorita' intensificano i controlli sui dissidenti e bloccano siti Web come Twitter. Nel frattempo decine di studenti universitari di Hong Kong hanno iniziato uno sciopero della fame per ricordare l'eccidio di piazza Tiananmen e tenere in vita la memoria degli studenti massacrati nel 1989.
I fatti
Il 15 aprile 1989, Hu Yaobang, ex leader del Partito, sollevato dall’incarico nel 1988 per aver tollerato dimostrazioni studentesche, muore per un arresto cardiauna rappresentanza eletta dagli studenti.
La visita di Mikhail Gorbaciov in Cina a meta’ maggio, un evento storico che rappresenta la riconciliazione tra le due super-potenze dopo quasi vent’anni di ostilità diplomatica, sortisce l’effetto di radicalizzare le richieste del movimento studentesco: in Piazza Tiananmen si critica la corruzione del Partito, si chiedono riforme politiche in senso democratico contro la politica reazionaria di Deng Xiaoping. Gorbaciov, messia della glasnost (ed attuatore della perestroijka), diventa il simbolo della ribellione studentesca. La protesta, dapprima circoscrivibile, ora si diffonde a macchia d’olio fuori dalla citta’ di Pechino: i giovani studenti conquistano la simpatia del popolo. Alcuni iniziano lo sciopero della fame, in migliaia aderiscono al movimento.
Deng Xiaoping decide di dichiarare la legge marziale: la situazione precipita.
Zhao Ziyang, riformista e capo del Partito, tenta l’impossibile. All'alba del 20 maggio, mentre l’esercito si accinge ad occupare la capitale, si presenta in Piazza Tiananmen per convincere gli studenti ad interrompere lo sciopero della fame e l'occupazione della piazza: promette di ascoltare le loro ragioni. Troppo tardi. Sara’ la sua ultima apparizione pubblica. Zhao Ziyang, pochi giorni dopo, viene arrestato.
L'esercito si trova a fare i conti con la resistenza dei residenti, si insedia nella periferia della citta’ e fraternizza con la popolazione, per molti giorni la situazione resta paralizzata. Qualcuno ravvede in quel clima di euforia culturale, la svolta per un cambiamento epocale. Ma Pechino non e’ Berlino.
Nella notte tra il 3 e il 4 giugno i carri armati puntano dritto verso Piazza Tiananmen: di fronte a coloro che si oppongono, i dragoni d’acciaio sputano fuoco alla cieca e raggiungono infine l'obiettivo. Nonostante non sia possibile una ricostruzione accurata dei fatti, e’ una strage. Qualche mese dopo, il 9 novembre, cade definitivamente il muro di Berlino.
La Croce Rossa all’epoca riferì 2600 morti e 30.000 feriti. Stime più alte parlarono tra i 7.000 e i 12.000 morti. Xianling Zhang e Ding Zilin hanno entrambe perso i loro figli in quella protesta studentesca. Insieme hanno fondato il gruppo "Madri di Tiananmen" che, tra le altre cose, assolve al triste compito di identificare le giovani morti ancora, a distanza di vent’anni, senza nome: Zhang e’ convinta che soltano un decimo delle vittime sia stato identificato.
"La nostra più grande speranza è di essere in grado di dire apertamente che è stato un errore che l'esercito aprisse il fuoco sulla gente. La società civile dovrebbe poter partecipare all'indagine", ha precisato Zhang.
Ancora oggi, il governo cinese infatti, non solo si rifiuta di fornire un bilancio ufficiale, ma riduce al silenzio ogni voce a riguardo.
Wang Nan, figlio di Zhang, quel giorno lascio’ un biglietto alla madre per dirle che sarebbe andato a raggiungere gli amici in piazza Tiananmen. Il corpo del ragazzo le fu restituito dopo dieci giorni. Aveva dicianove anni.
L'economia cinese è attualmente la terza al mondo, un risultato straordinario se guardiamo agli anni ’80. Tuttavia le riforme politiche arrancano e il Partito arretra di fronte a qualunque proposta di cambiamento.
Oggi a Roma, si svolgera' un convegno per la ricorrenza del ventesimo anniversario della rivolta studentesca cinese, organizzato dalla "Laogai Research Foundation", "Studens for a Free Tibet Italia" e l'associazione "Memento Naturae". Tra gli ospiti, Reting Tempa Tsering, dissidente ed ex prigioniero tibetano, che portera' la sua testimonianza di combattente e prigioniero politico nei Laogai cinesi, e, in videoconferenza da Washington, Lu Decheng, Yu Zhijian e Yu Dongyue, che all'epoca lanciarono i gusci di uova ripiene di vernice contro il ritratto di Mao Zedong nella (ormai tristemente) famosa piazza di Pechino, guadagnandosi cosi' il soprannome di the three Gentlemen. L'appellativo fece il giro del mondo.
E’ inoltre prevista la proiezione del cortometraggio ''Blood is on the square'', prodotto da un gruppo di sopravvissuti al massacro di piazza Tiananmen.
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