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Recensione: fumetto Lenore, la bambina morta

Le esilaranti avventure della buffa creatura di Roman Dirge e dei suoi bizzarri amici colpiscono per il graffiante cinismo.

Recensione: fumetto Lenore, la bambina morta

Le storie di Lenore, la ragazzina morta, fanno parte di un lungo viaggio iniziato quando il suo creatore, Roman Dirge, era solo un liceale alla ricerca della sua strada. Era il 1992 quando fu pubblicata in America la prima raccolta di storie di questa zombina cinica e maleodorante. Un personaggio singolare, divertente, tenero, protagonista del fumetto indipendente più venduto in America. Un personaggio senza pretese, disegnato con tratto semplice, ma geniale. Con le mollettine a forma di teschio in testa, vermi che vivono nel suo corpo ed espressivi occhioni "a palla", la piccola ha aperto la strada al "fumetto gotico", oggi apprezzatissimo.

Quelle di Lenore sono storie perfette se volete risollevare l'animo di un amico affranto. Sono nobili, libere, graffianti ed insegnano perfino. Insegnano che non bisogna crucciarsi della morte perché non è ciò che si oppone alla vita, ma è parte integrante di essa. Può addirittura sorprenderci ed essere variopinta. Un coloratissimo impasto di spezie, topi, budella sventrate e galoppante fantasia...

Lenore è deceduta a causa di una polmonite ed ha vagato per un secolo sulla terra come una morta vivente, chiedendosi cosa fosse l'odore terribile che la seguiva. Nel frattempo, si è fatta tanti amici. Ed un migliore amico. Un vampiro incapace di mordere perché trasformato in un pupazzo di pezza da un sortilegio. La piccola è anche morta una seconda volta, è andata all'Inferno. Ne è fuggita a gambe levate perché sapeva troppo di patatine fritte...

Mentre scorriamo le divertenti pagine, la vita di Roman Dirge si intreccia a quella della zombina. Fanno capolino buffissime spash page, proposte varie come "tatuaggi fichissimi" ed intermezzi comici, dolci ricordi dell'infanzia dell'autore, aneddoti memorabili... E Roman occupa uno spazio importante nel flusso narrativo. E' una presenza invisibile, a tratti visibile, che stringe la mano alla sua Lenore e paradossalmente, nonostante sia lui il creatore e lei la creatura, è lei a condurre il gioco e a far crescere lui, ad indicargli la via. Dalla prima edizione, infatti, l'autore sembra essere maturato molto. Le storie da brevi si sono fatte più corpose, il tratto ha acquisito sicurezza, i personaggi sono diventati via via più complessi e caratterizzati.

Nell'introduzione della raccolta "Piccole ossa crescono" (titolo originale: "Lenore Cooties"), l'autore molto ironicamente ed autoironicamente, parla del suo personaggio come se fosse palpabile, reale. Come se fosse prepotentemente nato dalla sua mente e abbia continuato a vivere di vita propria e a suggerire a Roman Dirge le parole da scrivere, le scene da disegnare...

"Io posso stare seduto sul divano a bere una birra e giocare con il mio Warlock livello 60 e Lenore si scrive le sue storie da sola." R.D.

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