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Intervista Robert Powell 50 anni di Gesù di Nazareth: l'attore incontra il pubblico

Il cinema Fulgor di Rimini ha ospitato l'evento

Intervista Robert Powell 50 anni di Gesù di Nazareth: l'attore incontra il pubblico

Alla seconda edizione dell'Italian Global Series, 50 anni di Gesù di Nazareth - Conversazione con Robert Powell. L'incontro con l'attore è avvenuto al Cinema Fulgor di Rimini, nella giornata di domenica 5 luglio, davanti a una platea emozionata.
Presenti sul palco, anche il regista e direttore del Torino Film Festival Giulio Base e la giornalista Alessandra De Luca.
Gesù di Nazareth (1977) di Franco Zeffirelli, a distanza di quasi 50 anni, resta una delle miniserie più viste di sempre.


Le difficoltà di un progetto ambizioso


L'attore ripercorre ricordi e aneddoti: "Volevamo raccontare la storia nel migliore dei modi. Era un progetto ambizioso, senza idea di come realizzarlo. Provammo per una decina di giorni, ma qualcosa non funzionava. Era noioso".
Poi l'obiettivo si cristallizza: "Raccontare la storia nel modo più semplice possibile, senza interferenze, grande dramma, forte interpretazione. Grazie al magnifico lavoro del reparto trucco e costumi, bastava la sola presenza. Decisi di fare qualcosa che va contro l'istinto dell'attore: non fare niente. Ho deciso di non usare nulla della mia personalità, ma presentare, al meglio che potevo, una tela bianca che fosse il pubblico a dipingere. Tutti hanno una propria forte, personale visione di Gesù. Per quante persone avrebbero potuto apprezzare una brillante interpretazione, ce ne sarebbero state altre che non lo avrebbero fatto. Il nostro obiettivo è stato raggiunto grazie al genio di Franco con il mio piccolo contributo".



Riguardo alla possibilità che Zeffirelli pensasse a lui per il ruolo di Giuda, incalzato dalla domanda di De Luca, Powell risponde: "Non l'ho mai saputo".
All'epoca del casting, sono tre i nomi candidati al ruolo: Al Pacino, Hoffman, De Niro. Powell recita in Travesties con la RSC, in scena all’Aldwych, nel West End. Lo spettacolo sta per debuttare a Broadway. Al cinema è in programmazione Mahler, film di Ken Russell in cui interpreta il compositore austriaco. Inoltre, ha già incontrato Zeffirelli qualche anno prima per Fratello Sole, Sorella Luna, senza successo: "Dissi al mio agente di dire a Franco di andare al cinema o a teatro per dare un'occhiata. Poi ricevetti uno screen test, una proposta concreta". Le scene del provino a distanza erano quelle del Dialogo della Montagna e dell'Ultima Cena: "Tough. Non feci un buon lavoro, lo sapevo. La cosa rimase in stallo per qualche settimana. Poi Franco mi disse che sarebbe arrivato a Londra per un altro provino. Questa volta lo screen test con lui fu completamente diverso. Mi chiese quando sarei partito per Roma e capii che aveva deciso. Ma io no. Impossibile interpretare quel ruolo. Non c'era nulla da interpretare". 

Zeffirelli rimane colpito dagli occhi di Powell: il trucco - una sottile linea di eyeliner blu scuro sulla palpebra superiore e una sottile linea di eyeliner bianco su quella inferiore -  avrebbe messo ulteriormente in risalto quel blu intenso. In scena, l'attore non sbatteva le palpebre, contribuendo all'aurea del personaggio.

"Zeffirelli era ossessionato dai dettagli. Giravamo la stessa scena all'infinito, finché non era giusta", ricorda Powell.



Base chiede: "C'è stato qualcosa che hai scoperto nel modo di vedere di Gesù rispetto all'epoca?". L'attore riflette: "Fede e credo religioso sono argomenti delicati particolarmente nel mondo in cui viviamo oggi. Cos'è la verità? Ognuna ha la sua. Ognuno ha un approccio differente. Il mio è pratico. Non posso dire di non essere un credente. Gesù è esistito ed è stato un uomo straordinario come nessuno".
Il direttore del Torino Film Festival: "Cosa pensi del segreto di Zeffirelli per cui questo film di 50 anni fa sia ancora così attuale e moderno?". Powell non ha dubbi: "Perché è semplice, davvero semplice storytelling. Zeffirelli trovò il modo di raccontare questa storia nel modo in cui le persone credono debba essere raccontata".
Le riprese durarono mesi, a nessuno era permesso di tornare a casa, racconta Powell: "Nell'hotel c'era il call sheet con il programma di lavorazione della giornata. Dopo cinque mesi di riprese i call sheet erano diventati 30", contemplando tutte le singole possibilità metereologiche, "poiché non finivamo mai una scena in una sola giornata, perchè magari il tempo non era buono". 


Due momenti straordinari

Ci sono stati due momenti straordinari durante le riprese: "Uno di questi, nel girare la scena del Discorso della Montagna. Eravamo in Marocco, le quattro e cinque del pomeriggio esattamente, un long take. Il sole toccava la cima di collina, illuminando gli attori locali seduti intorno al fuoco e gli alberi. Era meraviglioso. Dovevamo girare in quel preciso momento, perché altrimenti tutto sarebbe andato perduto e duemila comparse locali sarebbero dovute tornare all'indomani. Avevamo una responsabilità a riguardo. Mi sarei ricordato tutte le battute? Non ne ero sicuro. Franco mi disse che non importava, di non preoccuparmi per eventuali errori, poiché intendeva girare la stessa scena in location differenti, pensava a un montaggio. C'era materiale sufficiente, mi ripeteva, per non preoccuparsi. Relax. Iniziammo a girare. Tutti mi guardavano, probabilmente senza capire cosa dicessi, in inglese, ma erano concentrati. Alzai la voce per interpretare al meglio. Non lontano c'era questa collina, la mia voce ha iniziato a tornare come eco. E ho iniziato a piangere. E tutte queste facce mi guardavano. Alla fine della scena, Franco urlò cut e that's it. Gone. Il primo assistente arrivò e disse relax, relax, relax. C'erano quattro telecamere in azione. Disse che i cameramen erano tutti in lacrime: 'qualsiasi cosa abbiamo fatto, ha funzionato'". 



Per le riprese dell'Ultima Cena, prosegue Powell, "Zeffirelli voleva fare un pick up. Mi diede un foglio A4 per aggiungere un passo del Vangelo di Giovanni. Chiesi, quando hai intenzioni di girare questo? Lui rispose, tra dieci minuti. Quindi vorresti che impari questo... Qualcuno deve avermi aiutato perché, ancora oggi, non ho alcuna idea di come ricordai quelle parole. Nessuna idea. Ma sono convinto, anche se suona bizzarro, di avere avuto un aiuto esterno. E la stessa sensazione con la scena del Discorso della Montagna. Qualcuno, da qualche parte, stava apprezzando quello che stavamo cercando di fare, dando un aiutino".





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