Intervista a David Cronenberg

Cinema / Intervista - 24 October 2008 16:16

David Cronenberg incontra il pubblico al Festival di Roma

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All\'interno della Festa del cinema di Roma, Mauxa ha incontrato il regista David Cronenberg. L\'autore canadese ci ha descritto il suo concetto di trasformazione e ha dato indiscrezioni sul romanzo che sta scrivendo. 

The Fly - La mosca (Usa, 1986) è diventato anche uno spettacolo teatrale musicale da lei diretto. Ci saranno altre trasformazioni?

Il fatto di curare la regia teatrale de La mosca è dovuto alla presenza del compositore, Howard Shore che mi ha sollecitato ad arrivare a quest\'opera. Ho trovato interessante scoprire il mutamento da sceneggiatura ad un\'opera musicale dove il libretto e la furia rabbiosa dell\'orchestra si fondessero. Poi c\'è Placido Domingo che dirige sia la sua orchestra che il coro, il che ha reso il tutto più spettacolare.

Lo spettacolo è stato a Parigi, a Los Angeles dove i due attori principali sono stati sostituiti: questo al cinema non si può fare.

Per quanto riguarda il tema della trasformazione, per me è fondamentale: noi siamo animali che s\'immaginano diversi da ciò che sono: o tramite la religione o anche con altre pratiche culturali. Per questo il tema è presente in tutti i miei film.

Quanto conta l\'atmosfera sonora in un film?

Ricordo un incontro con Bertolucci, anni fa. Allora mi disse che girare era la cosa più importante: poi incontrando un montatore capì che la post-produzione era altrettanto fondamentale.

Il primo film che realizzai si chiamava Stereo: era senza voce e vederlo era strano, era come se fosse sordo. Era bidimensionale: ciò disturba, sconvolge. Il suono dà tridimensionalità.

Ha mai fotografato l\'invisibile?

Riprendere l\'astratto è difficile. Il dialogo in un film può accennare a concetti astratti, ma sono le immagini che contano. È il corpo umano ciò che siamo, ciò che conta nei miei film. Ma non ho mai riflettuto su ciò in maniera tattica.

C\'è distinzione tra film elitari e commerciali?

Faccio film per comunicare, stabilire un contatto con il pubblico: alcuni sono impregnati dalla cultura pop e restano incollati all\'attualità. La mosca è popolare? Ha avuto successo al botteghino ma rispetto a incassi di 1 milione di dollari sono lontano.

Il cinema è nato come intrattenimento popolare, per commesse e cameriere. In Francia per primo è assunto a forma d\'arte, in Usa è arrivato più tardi. Oliver Stone mi chiese se mi piacesse essere rimasto marginale: ho risposto che se fai un film da 100 milioni di dollari sai già che il pubblico sarà popolare. La volgarità filistea non è da disprezzare, come diceva Nabokov.

È vero che sta pubblicando un romanzo?

Non posso parlarne. Ho solo scritto sessanta pagine e l\'esperienza è stata interessante: abbiamo già trovato case editrici internazionali e ne sono un po\' terrorizzato. Ma non sarà né di fantascienza né horror.

Quanto deve trasformarsi un attore per sentirsi accettato da lei?

Ogni attore lavora in modo diverso. Sul set cerco di creare un\'atmosfera protetta: non alzo mai la voce su di loro, li difendo, li consiglio. Ogni attore ha un corpo, si preoccupa del trucco, dei capelli, delle scarpe: è un mestiere che si basa sul corpo e un buon attore sa come dare il meglio di sé.

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