Punk: "I Got You in My Camera", la mostra che celebra 40 anni di ribellione
A quasi quarant'anni dall'avvento del punk, Londra si prepara a consacrare il Movimento con una mostra fotografica.
Il punk in mostra. Se fino a poco tempo l’ideologia punk si portava avanti con lo slogan “Punk’s not dead”, con l’inaugurazione dell’evento “I Got You in My Camera” forse ci dobbiamo ricredere.
Londra, la città culla del movimento punk, che sul finire degli anni '70 mise in subbuglio l'intero stato sociale, viene ora raccontato in una esposizione dedicata a quel breve periodo di fuoco.
“I Got You in My Camera”, questo il titolo della mostra fotografica, allestita presso la galleria Rockarchive Olympus Image Space in Primrose Street, curata dal giornalista Jon Savage, che mette in mostra la rivoluzione punk attraverso i volti dei personaggi che hanno più rappresentato quel fatidico momento storico, che va dal 1976 al 1979.
Una raccolta di immagini che con il tempo sono diventate vere e proprie icone unite a ritratti completamente inediti di svariati giovani fotografi dell'epoca, che seguirono il nascere della scena e immortalarono nei loro scatti personaggi, luoghi e sopratutto le band musicali che diedero la vera spinta al movimento.
Il termine punk. L'etimologia della parola punk è di origine anglosassone e viene usato come aggettivo dispregiativo per definire un qualcosa di pessima qualità, così fu adottato per identificare quella subcultura giovanile che emerse tra Stati Uniti e Regno Unito nella seconda metà degli anni '70. Ma se oltre oceano rimane fondamentalmente ancorato ad un contesto di mero spettacolo è sopratutto in Inghilterra che prende reale forma nel look e assume una forte connotazione prettamente sociale, almeno nella sua prima fase.
La musica suonata dai Sex Pistols, The Clash, Ramones, Generation X, Iggy Pop ecc. sarà il cardine di questa rivoluzione, ma che in breve influenzerà radicalmente numerose altre forme d'arte e aspetti culturali, la letteratura, le arti grafiche, visive e sopratutto la moda.
Arte sociale. Il punk nasce e si insinua come un'esplosione di creatività in un momento storico molto particolare, in una fase grigia di forte depressione sociale ed economica che attraversò l'Inghilterra di quegli anni, con un altissimo tasso di disoccupazione e precarietà. Sarà anche per questo motivo che il movimento attecchisce in maniera così forte tra i giovani, e rifletteva il disagio di una generazione che andava contro i poteri forti per cercare di uscire da quel disagio. Inoltre si iniziano a occupare edifici abbandonati o in disuso per assicurarsi un tetto e quattro mura in cui vivere, in modo che ognuno possa avere una sua dimensione e un minimo di dignità.
Fu un movimento di piena rottura e contestazione in cui la musica contribuì ad amplificare il disagio con suoni grezzi, ruvidi, ritmi sincopati e testi di denuncia politico sociale e proprio per questa sua natura scomoda non gli era lasciato alcuno spazio su stampa e media dell'epoca. Il tutto veniva segregato in zone periferiche con locali di second'ordine e ciò contribuì a far nascere le cosi dette pubblicazioni di stampe alternative, rifugi editoriali denominati fanzine, che diffondevano il verbo ad un prezzo molto popolare.
La prima fase, per breve che sia stata, di certo rappresenta il momento più creativo e pieno di energia, ma successivamente il punk assunse diverse connotazioni perdendo completamente il senso “anarchico” e facendosi inghiottire dal mainstream.
Tutto ciò viene concentrato e rimandato allo spettatore, in maniera pregievole, con gli scatti dagli obiettivi di Ray Stevenson, Jill Furmanovsky, Sheila Rock, Adrian Boot, Roberta Bayley, Richard Mann, Bob Grue.
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