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La battaglia dei sessi, incontro con i registi del film

Mauxa ha incontrato i registi del film "La battaglia dei sessi", interpretato da Steve Carrel e Emma Stone.

La battaglia dei sessi, incontro con i registi del film

La battaglia dei sessi (“Battle of the Sexes”) è il film diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris, con Steve Carrel e Emma Stone. Mauxa ha partecipato alla conferenza stampa del film con i registi.

La storia evoca la partita di tennis avvenuta il 20 settembre 1973 tra Bobby Riggs e Billie Jean King: la ventinovenne tennista gioca contro un uomo più adulto, noto per essere un baro. Il match è visto in televisione da 90 milioni di spettatori in tutto il mondo. Intanto oltre l’aspetto professionale se ne avvicina uno personale: lei si batte anche per l’uguaglianza e per accettare la propria sessualità - nonostante fosse sposata - e Riggs cerca la notorietà mediatica a scapito della famiglia e della moglie Priscilla.

D. Gli attori come si sono immedesimati nei complessi movimenti del tennis?
Jonathan Dayton. Rappresentare nella maniera giusta e corretta il gioco del tennis non è semplice. Steve Carrel e Emma Stone si sono impegnati, e in alcuni casi abbiamo usato delle controfigure. Lo stile di quel tennis è comunque quello del 1973, nel film doveva essere rispondente alle tecniche usate in quel periodo.

Valerie Faris. Lo stesso accade anche per la regia. Per rendere la varietà dei colori abbiamo usato degli obbiettivi e zoom che risalgono agli anni ‘70.

D. Si nota nel film anche un realismo nei movimenti nel match. Come li avete realizzati?
Valerie Faris. La filosofa di Billie Jean King era di rispettare l'avversario. Abbiamo usato un consulente nell'ambito del tennis, per studiare la partita, il design. Anche ad Emma Stone e Steve Carrel è stato insegnato lo stile di gioco, come agire durate il match. Tutte le scene sono reali, con palline non generate al computer.

D. Nel film emerge anche la differenza di trattamento tra uomo e donna.
Jonathan Dayton. Ciò che ci ha attirato è proprio la complessità di quella situazione sociale, tutto ciò che ad esempio Billie Jean viveva a livello personale. La sua è anche la lotta per ottenere la parità di salario delle donne. Ciò nel film doveva essere reso senza che il personaggio prendesse il sopravvento o oscurasse gli altri. Abbiamo quindi anche cercato di veicolare questa tematica. Al contempo doveva essere anche un argomento che interessasse ad una larga parte di pubblico.

D. Qual è stato l’apporto di Billie Jean, oltre che sportivo?
Valerie Faris. La cultura non permetteva di far comprendere l'omosessualità. Così Billie Jean doveva faticare per veicolare questo messaggio. Fortunatamente la stessa Jean ha collaborato alla sceneggiatura, così da renderla omogenea. È una persona molta positiva.

D. Secondo voi c’è secondo voi ancora una disparità tra uomo e donna, in ambito lavorativo?
Lui. Non come allora, ma ad esempio si è calcolato che a parità di magioni un uomo prende 1 dollari è una donna 79 centesimi. Accanto a questo aspetto abbiamo mostrato cosa significasse nel 1973 essere gay: volevamo offrire anche questa lettura. Bobby è stato un maestro nello sfruttare la situazione, nell'ambito del movimento femminista e per attirare l'attenzione su di sé. Nello sport il sessismo era profondo e nascosto.

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