Recensione film Punto d’impatto: buoni dilemmi tra amore e fede
Dal Sundance Film Festival, il nuovo film del giornalista e sceneggiatore Matthew Chapman
Matthew Chapman ci ha spesso abituato a film di rottura, dove il limite tra buon senso e legittimità e l’azione si fa sempre più labile.
In Urla di mezzanotte (1988), Giochi d\'adulti (1992) da lui scritto e diretto poi da Alan J. Pakula: fino alla sceneggiatura de Il colore della notte (1994) e La giuria (2003). E in questo Punto d’impatto non si smentisce.
The Ledge – titolo originale – ha come trama quella di Gavin (Charlie Hunnam), che inizia una relazione con la moglie del suo vicino di casa, Shana interpretata dalla vivida Liv Tyler. Ma il vicino – Joe - professa la fede evangelica, e presto si Gavin si trova in un dilemma che avrà come effetto la scelta tra la morte o la vita. Gavin è un non credente, e proprio l’aspetto spirituale dell’intreccio farà in modo che lui sia attirato dal marito della donna sul cornicione di un grattacielo, in procinto di gettarsi. È il poliziotto Hollis (il candidato all’Oscar Terrence Howard) a dover convincerlo a desistere dall’impresa, ma Gavin senza una fede nell’aldilà non è in grado di decidere. E lo stesso Hollis, è lucido abbastanza da convincere un suicida a vivere? O ciò che ha scoperto della propria vita – è sterile – mina la sua capacità di persuasione, avendo anche scoperto che i figli non sono i suoi?
Il film è stato selezionato al Sundance Film Festival 2011, con ottimo successo di critica. E certamente la trama è quella che appassiona il pubblico del festival, pregno di narrazioni classiche capaci di intricarsi con dilemmi morali. In effetti Chapman è debitore di un altro regista cerebrla,e Atom Egoyan che con il suo Il dolce domani (1997) ha sancito uno spartiacque tra ciò che è raccontabile al cinema e ciò che può essere ri-scritto in maniera innovativa.
Ma Chapman – giornalista affermato, nonché pronipote dello scienziato Charles Darwin - passa la prova, supportato dall’ottima interpretazione della Tyler (sempre fluente nella sua intemperanza) e Charlie Hunnam. Forse meno cerebralismo avrebbe giovato ad un film che si paventa come thriller, ma i dilemmi tra amore e fede fanno sempre colpo, se ben trattati: e qui il regista – anche sceneggiatore – da prova di un ritorno convincente al cinema, imbastendo uno dei film made in Usa più innovativi degli ultimi mesi.
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