Erzsébet Báthory: chi è, dove viveva la serial killer più efferata della storia

Daily / Editoriali - 10 May 2021 12:45

Erzsébet Báthory era una efferata serial killer: o no?

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Il contesto storico

Erzsébet Báthory nasce il 7 agosto 1560, figlia di György e Anna Báthory, a Nyírbátor, nel nord-est dell'Ungheria. Si narra di malattie genetiche e mentali all'interno della genealogia di famiglia per via di matrimoni tra consanguinei, consuetudine diffusa. Erzsébet era una ragazza di rara bellezza, ma si distinse anche per l'intelligenza: da lettere conservate e arrivate fino a noi, si conosce la sua padronanza di quattro lingue, oltre che quella madre, il latino, il tedesco, lo slovacco e il greco. Della sua adolescenza, in realtà, non si sa molto altro. Tuttavia, i racconti popolari e tramandati parlano di una condizione di sofferenza - dalle crisi epilettiche agli sbalzi di umore ed emicranie, fin da bambina. La trama della leggenda riguardo alla Contessa Sanguinaria, passata alla storia come la più prolifica serial killer di tutti i tempi, si arricchisce di episodi cruenti, di cui Erzsébet sarebbe protagonista sia nel ruolo di testimone, che in quello di esecutrice: l'esecuzione pubblica di un giovane, accusato di rapimento di bambini ridotti in schiavitù, e un episodio in cui il cugino le ordinò di tagliare orecchie e nasi ai popolani colpevoli di ribellione.


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Il matrimonio e la scoperta dell’oscurità

Nel 1573, a Erzsébet viene annunciato il fidanzamento con Ferenc Nádasdy. Il matrimonio, due anni dopo, sancisce il legame tra due delle famiglie più potenti dell'epoca che vantavano, tra l'altro, grandi possedimenti in Transilvania e in tutto il Regno d'Ungheria. Dalle fonti locali, si apprenderebbe che la coppia ebbe sei figli. Riguardo alla Contessa Sanguinaria, gli storici oggi ammettono interessanti discrepanze tra la biografia documentata di Erzsébet Báthory e la leggenda cresciuta intorno a questo personaggio storico. Per esempio, non ci sono evidenze del giovane rapitore di bambini cucito nello stomaco di un cavallo, né che Erzsébet abbia partorito un figlio illegittimo, né che abbia partecipato, o sia stata iniziata, a riti orgiastici dalla zia Clara. Dai riscontri storici, invece, sappiamo che Erzsébet fu, molto più probabilmente, vittima di una cospirazione con l'obiettivo di mirare al potere della famiglia da parte di parenti interessati. Invece, la leggenda ha prevalso sulla storia, dunque ripercorriamone il mito.

Accostamento a Dracula e al vampirismo

Secondo alcune fonti la sua figura avrebbe ispirato Bram Stoker per il romanzo di Dracula (1897), ma non vi sono certezze su tale ascendenza. Ma Elizabeth Báthory ha assunto poi negli anni accostamenti con il famoso vampiro, come The Blood Countess e Countess Dracula. Tanto che nel cinema alcune produzioni di serie B si sono ispirate a tale connubio, come Countess Dracula di Peter Sasdy, Dracula's Curse di Leigh Scott. Secondo la Encyclopedia of the Vampire: The Living Dead in Myth, Legend, and Popular Culture la contessa versava il sangue delle giovani vergini per mantenere la sua giovanile bellezza. Infiggeva certamente delle torture inusuali alle ragazze della servitù, tanto che insieme alla sua cameriera Anna Darvulia, uccise più di 650 ragazze, brutalizzando le giovani ragazze in punto di morte.


L’importanza che attribuiva al sangue

Alcuni degli strumenti usati era degli spilli che lei inseriva sotto le  unghie delle vittime. Oppure le mordeva fino a farle sanguinare, e spesso aveva dei rapporti con le donne che brutalizzava. La tortura avveniva quasi sempre mentre le giovani erano nude. I racconti secondo cui avrebbe fatto il bagno nel sangue delle vergini per mantenere la sua giovinezza, sono stati documentati anni dopo la sua morte e sono considerati inaffidabili. Ma il rituale dell’uso del sangue non era nuovo. Nell’antica Roma si beveva il sangue dei gladiatori uccisi nell’arena per trasmettere potenza, mentre per rinvigorire i vecchi ed allungarne la vita, Marsilio Ficino ancora nel 1479 suggeriva far bere loro sangue di giovani sani e forti. Il mal di testa veniva curato versando sangue di gallo selvatico sulla testa del paziente. Negli antichi Egizi si effettuavano trasfusioni di sangue. Queste cure che prevedevano l’uso del sangue erano anche prestate al faraone per impedirne l’invecchiamento

La ricerca della vita eterna

Opinione diffusa vorrebbe l’efferatezza di Erzsébet Báthory causata dalla sua smodata ricerca della vita eterna, di voler ingannare il tempo ed evitare i difetti dovuti inevitabilmente al susseguirsi delle stagioni. Una ricerca della bellezza, o del mantenimento dell’avvertenza e della giovinezza delle carni che trova nel sangue il suo elemento principe. Il sangue viene infatti coinvolto direttamente o indirettamente in molti rituali storici, legato a religioni antiche o alla magia nera. Il mito della eterna giovinezza torna spesso in molti romanzi, e probabilmente ha ossessionato molti personaggi. Tra questi ultimi un posto particolare deve essere riservato a questa donna che, se confermate le sue gesta, in quanto ancora dubbi persistono sulla autenticità dei racconti anche se parrebbe in effetti ratificata la sua avvenenza è crudeltà, ha trasformato la propria pazzia in uno stile di vita visionario e efferato. Eterna giovinezza e non necessariamente immortalità, ma ricerca ostinata di una stagione della vita in cui forza e bellezza coltivavano le carni.

Il processo e la condanna

Le vittime di Erzsébet Báthory chiedevano vendetta così come gli ambienti popolani e della nobiltà chiedevano giustizia per le atrocità commesse dalla cosiddetta contessa sanguinaria. Una serial killer quando ancora il termine non era stato coniato, brutale e senza pietà che tuttavia potrebbe aver agito con la connivenza del marito e forse non solo. La Contessa Sanguinaria commise l’errore di rapire figlie di famiglia nobile e per lei fu la fine. Il processo si svolse a gennaio del 1611, con la difesa che si avvaleva già allora della incapacità della donna di intendere e volere ma dopo numerose testimonianze, di servitori e sopravvissute, venne condannata per la morte di meno di cento vittime sebbene la storia gliene attribuisca più di seicento. La pena fu oggetto di discussione, così nobile e potente non poteva essere trattata come chiunque. Venne così murata in un ala della sua residenza, con ogni accesso sbarrato e piccole feritoie per il cibo, fino a quando non si lasciò morire di fame.

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